Contea di Soliera

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 [RP]Con gli occhi chiusi

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Eriti
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Messaggi : 289
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MessaggioTitolo: [RP]Con gli occhi chiusi   Dom Dic 19, 2010 4:07 pm

--Demone_del_tardi ha scritto:
L’alba. Un dono per chi come me vive alla giornata. Non so mai se vedrò la prossima alba e ogni volta mi emoziono come se fosse la prima. O l’ultima. Non so se sono io a cercare i guai in cui di volta in volta mi caccio, o se essi mi troverebbero lo stesso, nel giaciglio pulito di una vera casa, sotto l'ombra di un frutteto, o sulle rive scoscese di un lago. Eppure non credo che potrei mai rinunziare a questa vita raminga, priva di affetti ma non di occasionali amici che nella mia fantasia rappresentano l’unica famiglia che io abbia mai avuto. Che si tratti di una nave o di un carretto, la precarietà mi rende indietro l’ebbrezza di questa vita folle e piena. Non lo faccio per soldi, né per gloria, solo per sfidare i miei limiti o perché so già che la vita in una bottega sarebbe peggiore di una condanna a morte.

La risposta mi raggiunge durante la breve sosta a Piombino. La stavo attendendo. Il timbro di ceralacca con le insegne nobiliari non lascia spazio ai dubbi.


[rp]“Ho letto la tua missiva.
Potrebbe interessarmi.
Vediamoci al posto che mi hai indicato, vieni da sola”.[/rp]

Nessuna firma.

Sorrido. Non sono i guai che cercano me, sono io che li trovo.

--Latrodectus ha scritto:
[hrp]- Aspettami! Verrò da te, aspettami! -

- Io ti aspetto, ma tu non verrai, lo so. -

- Non hai più fiducia in me? Ci rincontreremo. –

- Ci sono cose che ti separano al di là di ogni ragionevole tentativo di ricongiungersi. Verrò io da te, un giorno, ma non è ancora il momento. –

- Non lascerò che nulla mi fermi, tornerò. –


Assaporò per un istante il contatto della mano tiepida di lui sulla sua gota, le sembrava di sentire perfino la ruvidezza dei calli. Come può avere le mani così tiepide? Poi svanì, come se fosse fatto di fumo.
[/hrp]


Si svegliò urlando, nella minuscola stanzetta soffocante nel retro della locanda. I suoi pochi averi sparsi d’intorno rendevano il bugigattolo caotico e se possibile ancora più piccolo.
Di nuovo… era successo di nuovo…
Un lieve bussare alla porta destò improvvisamente la sua attenzione. Senza che avesse tempo di rispondere, la porta si aprì su un’esile figura.


- Non va meglio, eh? -

- E tu, cosa ne sai? –


Di fronte ad un silenzio eloquente, si risolse infine ad alzarsi dal letto.

- Mi hai sentita, o te l’ha detto lui? –

- Entrambe le cose. Allora, come ti trovi, qui? E che fai ancora a letto a quest’ora? –


Lei fece una smorfia, mentre si lavava il volto nella catinella sbeccata. Si erano conosciute durante il breve viaggio che l’aveva portata in quella città ed in breve tempo, aveva sviluppato una profonda simpatia per la sua interlocutrice. Ma in quel momento, avrebbe voluto fosse miglia e miglia lontano, detestava sentirsi scrutata a quel modo.

- Il locandiere mi dà vitto e alloggio in cambio di un aiuto a servire ai tavoli la sera, quando c’è più gente, perciò faccio tardi. Per il resto – continuò con un’alzata di spalle – qui non è diverso da altrove, ma ho disperatamente bisogno di denaro, non posso spostarmi. Un lavoro orribile la sera, l’altra mezza giornata ad accettare qualunque tipo di contratto possa venirmi offerto… direi che va a meraviglia. – sorrise amaramente nel concludere la frase.

- E se ti dicessi che ho in ballo qualcosa di grosso, e ben pagato? –

- Che genere di “qualcosa”? –

- Andiamo a mangiare, e te lo spiego. –


Si spostarono nella taverna della locanda che, a quell’ora, troppo tardi per il pasto del mattino e troppo presto per il pranzo, per chi poteva permetterselo, era quasi vuota. Sparì in cucina e ritornò poco dopo con pane e latte. Lo poggiò sul tavolo davanti alla propria interlocutrice, si sedette e fissandola, cominciò a mangiare.

- E allora? –
- Ho mandato questa ad un nobile che ho conosciuto causalmente, mi aveva fatto una buona impressione e così lo avevo avvicinato. –
disse mettendole davanti un pezzo di pergamena – Mi ha risposto che l’iniziativa gli interessa. Questo è l’obiettivo e questa è la paga. Abbiamo bisogno di gente fidata e che se la sa cavare, che ne dici? –

- Accipicchia… e me lo domandi? Sarà sempre meglio che fare la sguattera o la cameriera in questo schifoso buco! Ma… “sapersela cavare”? Che vuol dire esattamente? –
dall’entusiasmo, ora si insinuava il sospetto.

- Hai una spada? La sai usare? Obbedire agli ordini quando serve? – di fronte al suo cenno positivo, l’altra proseguì - Bene, te la sai cavare. –e le sorrise.

- Con la spada, e non solo. – confermò. Bene, le cose si stavano facendo interessanti.

- Oggi vado ad incontrarlo. Se tutto va bene, ti faccio sapere dove trovarci. –

Conclusero il pasto parlando più o meno allegramente, poi si salutarono. Rimasta sola con i suoi pensieri, mentre andava all’acquaio del cortile a lavare i piatti, rifletteva sulla proposta che le era stata rivolta. Era davvero giunta al momento più opportuno: un lungo viaggio, possibilità di guadagno, qualcosa di diverso a cui pensare che non fossero i suoi problemi… e forse, nell’impeto del combattimento avrebbe tacitato la voce angosciosa delle sue notti. O avrebbe finalmente trovato la via per raggiungerlo.
________________


Latrodectus

--Cridhe_gaidligh ha scritto:
Passava e ripassava con movimenti regolari davanti la scrivania della propria magione.
Era nervoso, ma aveva la matematica certezza che la donna si sarebbe presentata all'appuntamento. Il nervosismo infondato lo irritava ancora di più.
Si fermava di tanto per bere del whiskey, posando con vigore il bicchiere sulla superficie lignea della scrivania.

"Non si può scegliere il modo di morire, e nemmeno il giorno. Si può soltanto decidere come vivere, avrebbe detto Ambrosine... e a che serve dunque accumulare titoli, ricchezze, terre, se non potremo portarli un giorno nella tomba?
Essere o non essere, questo è il problema. È forse più nobile soffrire, nell'intimo del proprio spirito, le pietre e i dardi scagliati dall'oltraggiosa fortuna, o imbracciar l'armi, invece, contro il mare delle afflizioni, e combattendo contro di esse metter loro una fine? Morire per dormire. Nient'altro. E con quel sonno poter calmare i dolorosi battiti del cuore, e le mille offese naturali di cui è erede la carne! Quest'è una conclusione da desiderarsi devotamente. Morire per dormire. Dormire, forse sognare. È proprio qui l'ostacolo; perché in quel sonno di morte, tutti i sogni che possan sopraggiungere quando noi ci siamo liberati dal tumulto, dal viluppo di questa vita mortale, dovranno indurci a riflettere. È proprio questo scrupolo a dare alla sventura una vita così lunga! Perché, chi sarebbe capace di sopportare le frustate e le irrisioni del secolo, i torti dell'oppressore, gli oltraggi dei superbi, le sofferenze dell'amore non corrisposto, gli indugi della legge, l'insolenza dei potenti e lo scherno che il merito paziente riceve dagli indegni, se potesse egli stesso dare a se stesso la propria quietanza con un nudo pugnale? chi s'adatterebbe a portar cariche, a gèmere e sudare sotto il peso d'una vita grama, se non fosse che la paura di qualcosa dopo la morte – quel territorio inesplorato dal cui confine non torna indietro nessun viaggiatore – confonde e rende perplessa la volontà, e ci persuade a sopportare i malanni che già soffriamo piuttosto che accorrere verso altri dei quali ancor non sappiamo nulla. A questo modo, tutti ci rende vili la coscienza, e l'incarnato naturale della risoluzione è reso malsano dalla pallida tinta del pensiero, e imprese di gran momento e conseguenza, devìano per questo scrupolo le loro correnti, e perdono il nome d'azione.

Scelgo oggi, irrimediabilmente, di essere come folgore di diamante, di brillare per pochi attimi per poi spegnermi, spegnermi inesorabilmente."

Si risolse. Prese posto in una sedia, e portò il mantello sulle ginocchia accavallate per riscaldarsi dagli spifferi che entravano dalle finestre.

*TOC * TOC*

Tremò.
Come un giovane alle prese con la prima donna, come un novizio alla prima battaglia.

"La vostra ospite è arrivata."
Sorrise nervosamente.
"Falla accomodare, sono pronto."



--Demone_del_tardi ha scritto:
[hrp]Il nobile non è che un uomo, e all'uomo lei aveva scritto prima che al nobile.

Aveva visto in lui la fiamma della ribellione contro quella vita ordinaria e ripetitiva e su quella aveva fatto leva.

Quell'idea le era balenata qualche giorno prima, come un pugno in pieno stomaco, e altro non era che una reazione all'ennesima ingiustizia. Le notizie giungevano in forte ritardo e magari edulcorate dalla distanza o esacerbate dal passaparola. Ma le notizie per quanto incomplete erano tante e tutte conducevano a una sola e tremenda verità: chi li governava decideva arbitrariamente agevolando di volta in volta gli amici e accanendosi contro tutti gli altri. Ma che avrebbe potuto fare lei da sola contro la madre di tutte le ingiustizie? Contro il potere che schiaccia e decide e cambia le regole quando gli va?

E poi aveva sentito parlare lui. La stessa idea. O era solamente suggestionata dai pensieri che l'agitavano?

Magari era ubriaco, magari vaneggiava, ma lui era un nobile e i nobili, a differenza dei vagabondi, hanno i mezzi per far sì che le idee si mutino in qualcosa di più concreto.

Non sapeva che fosse la sua magione. Quel giorno era stata invitata da una dama, cui aveva reso un servigio, ad assistere ad una battuta di caccia al cervo. Si era avvicinata ai cacciatori in un primo momento colpita dallo spettacolo. Voleva ammirare da vicino quei magnifici cavalli, accarezzare i cani.

Lui si faceva notare per la sua corporatura, ma non solo. Uomini grassocci e poco credibili in quelle vesti riccamente decorate tentavano di seguire il suo passo, ma non riuscivano a stargli dietro. Parlava loro, ma non di quello che stavano facendo in quel momento, parlava di terre lontane, di ingiustizie, di armarsi e partire, di rinunziare a quella vita inutile. Gli altri ridevano, come se le storie che lui raccontava non fossero che motti di spirito.

Lei non aveva riso.

Era stato in quel momento che lui aveva spinto i cavalli al galoppo.

Guidava una battuta di caccia ma sembrava che istruisse financo i cani alla guerra.

Il nemico non erano i cervi, le cui corna nulla avrebbero potuto per difendersi dai fendenti e dalle frecce dei cacciatori, il nemico era altrove.

Aveva atteso il suo ritorno, e nel farlo aveva accarezzato l'elsa della spada nascosta sotto al mantello come se da un momento all'altro avrebbe dovuto o potuto utilizzarla.

Le urla dei servitori alla vista del padrone che tornava dalla caccia l’aveva riportata alla realtà. Lo aveva avvicinato e come spinta da un impulso gli aveva chiesto:
“Signore siete forse ubriaco?”

Lui non le aveva risposto, di certo non aveva compreso il senso di quella domanda, e nel frattempo lei era scappata, prima che lui avesse potuto farla allontanare.

Non era stata una buona idea per un primo approccio, così era dovuta ricorrere alla lettera. Spiegargli, proporgli. E lui aveva accettato di incontrarla, laddove quel giorno una strana ragazzetta lo aveva avvicinato per chiedergli se fosse ubriaco.
[/hrp]

--Pantasilea ha scritto:
Il cielo sgombro dalle nuvole, la brezza marina che soffiava portando con se i primi brividi autunnali, le onde che lambivano la sabbia e si infrangevano sulle nude caviglie di una donna che lentamente camminava sulla spiaggia, con le scarpe tenute per i lacci in mano.

Camminava, lenta, guardando l’orizzonte, guardando la linea che divideva e contemporaneamente univa il cielo e il mare. Era in attesa. Attesa di una partenza che tardava ad arrivare. E mentre attendeva ripensava al passato, agli attimi che l’hanno portata lì, su quella spiaggia, in quel giorno, con quelle persone.

Come se si trovasse a leggere un libro, i ricordi di quel giorno, le si pararono di fronte.

    Ci siamo rincontrati in taverna dopo tanto tempo. Non lo vedevo da quanto? Mesi? Diamine mi sembra un secolo.
    I soliti convenevoli di rito. Ci raccontiamo quello che abbiamo passato. Ci scherziamo e ci ridiamo sopra. Bel modo per togliere la tensione di dosso al ricordo degli eventi.
    Iniziamo a divertici come solevamo fare da giovani, quando pensavamo di poter fare tutto, di poter raggiungere tutte le vette. Quando con noi, comminavano grandi nomi.
    Il sole è calato. La taverna si è svuotata. Anche l’oste, un amico di vecchia data, si è ritirato. Siamo soli. Sotto gli effluvi dei ricordi e della birra.
    Mi accenna ad un piano. Mi dice: “sai, parlando con alcuni, è venuta fuori questa idea. Qualcuno si è mostrato interessato. Altri mi hanno dato del pazzo.
    Non lo faccio terminare: “Contate un numero in più.
    D’accordo” - mi risponde, quasi che si fosse aspettato quella risposta. Prende la mappa. Io tamburello con le dita su di un libro. Mi indica dei precisi punti. “Questo è il primo punto di incontro, da qui ripartiremo verso qua.
    Traccia linee sulla cartina. Non mi interessa più di tanto. Ascolto, assimilo, annuisco.
    Cala il silenzio nella taverna, come se entrambi rimuginassimo su quanto è appena stato discusso.
    Sfoglio il libro, lo sguardo mi si ferma su un pezzo specifico, chissà perché, non mi aveva mai attirato.

    Citazione :
    [rp]Venimmo al piè d'un nobile castello,
    sette volte cerchiato d'alte mura,
    difeso intorno d'un bel fiumicello.
    Questo passammo come terra dura;
    per sette porte intrai con questi savi:
    giugnemmo in prato di fresca verdura.
    Genti v'eran con occhi tardi e gravi,
    di grande autorità ne' lor sembianti:
    parlavan rado, con voci soavi.
    Traemmoci così da l'un de' canti,
    in loco aperto, luminoso e alto,
    sì che veder si potien tutti quanti.
    Colà diritto, sovra 'l verde smalto,
    mi fuor mostrati li spiriti magni,
    che del vedere in me stesso m'essalto.
    I' vidi Eletra con molti compagni,
    tra ' quai conobbi Ettòr ed Enea,
    Cesare armato con li occhi grifagni.
    Vidi Cammilla e la Pantasilea;
    da l'altra parte vidi 'l re Latino
    che con Lavina sua figlia sedea.
    Vidi quel Bruto che cacciò Tarquino,
    Lucrezia, Iulia, Marzïa e Corniglia;
    e solo, in parte, vidi 'l Saladino.
    Poi ch'innalzai un poco più le ciglia,
    vidi 'l maestro di color che sanno
    seder tra filosofica famiglia.
    Tutti lo miran, tutti onor li fanno:
    quivi vid' ïo Socrate e Platone,
    che 'nnanzi a li altri più presso li stanno;
    Democrito che 'l mondo a caso pone,
    Dïogenès, Anassagora e Tale,
    Empedoclès, Eraclito e Zenone;
    e vidi il buono accoglitor del quale,
    Dïascoride dico; e vidi Orfeo,
    Tulïo e Lino e Seneca morale;
    Euclide geomètra e Tolomeo,
    Ipocràte, Avicenna e Galïeno,
    Averoìs, che 'l gran comento feo.
    Io non posso ritrar di tutti a pieno,
    però che sì mi caccia il lungo tema,
    che molte volte al fatto il dir vien meno.
    La sesta compagnia in due si scema:
    per altra via mi mena il savio duca,
    fuor de la queta, ne l'aura che trema.
    E vegno in parte ove non è che luca.
    [/rp]

    Ho deciso” – dissi richiudendo in uno schiocco il libro – “per questa avventura, fino a quando i tempi non saranno maturi, chiamatemi Pantasilea.
    Annuisce. L’ora è tarda. È tempo dei saluti. Ci avviamo all’uscita e mentre la porta si richiude alle mie spalle, l’ultimo avvertimento: “Tieniti pronta. A breve partiremo. Prendi qualche scorta di cibo. Ci serviranno.
    Annuisco. Un cenno della testa. La consapevolezza che quella discussione non era mai avvenuta, non in quel luogo, non in quel giorno. Sappiamo che avremo un luogo specifico ove radunarci e discutere di tutto. Tutto a tempo debito. Ci salutiamo, ci dividiamo, ognuno per la propria strada. Fino alla partenza.


Il passato diventa il presente, ed ora su quella spiaggia, le domande, che fino a poco tempo addietro non c’erano, sorgono spontanee.

Che cosa voglio? Che cosa vogliono tutti gli uomini? Fama, ricchezza, potere? Voglio queste cose? Voglio la fama? Voglio la ricchezza? Voglio il potere? Forse non voglio nulla se non una sfida con me stessa, o forse voglio tutto, mascherandolo agli occhi degli altri come una finta nobiltà d’animo.

Si siede sulla spiaggia, poggiando le scarpe da un lato. Si passa la sabbia fra le mani, lasciando che in parte sia portata via dal vento.

Gli uomini cadono e periscono come granelli di sabbia, ma le gesta e i nomi di alcuni non periranno mai.
Forse… voglio incidere il mio nome a fuoco nella storia, ed essere ricordata anche quando i miei resti non saranno che polvere nell’aria.
Forse …
- si alzò e iniziò a scrollarsi la sabbia di dosso – … al termine di tutto, forse scoprirò il perché sono qui oggi… e perché sarò lì domani…
Riprese le scarpe, continuò la sua passeggiata sulla spiaggia. In attesa…

--erebo ha scritto:
[rp]Appena il tempo di vedere la realtà
e brucia una generazione.
Appena liquidata un'autorità
ecco un nuovo padrone.
Con questo suicidio di una civiltà
nello scempio e nel languore,
un vecchio mondo ingiusto crolla e se ne va
ma ne avanza uno peggiore.[/rp]

Quella notte la luna aveva deciso di dare il meglio di sè.
Una coltre lattescente era stata distesa d'intorno, strappando al buio il proprio dominio sulla notte.
Iluminato dalla luce siderea, un uomo stava armeggiando sui finimenti di una cavalcatura, la quale di quando in quando gattava qualche nitrito d'insofferenza, ma senza convinzione come a voler rispettare il silenzio notturno.

Approfittando dell'indolenza equina, il cavaliere aveva stretto una delle cinghie della sella, in modo da fissarvi un lungo involto nero, che dalle fattezze si sarebbe detta una spada.

D'improvviso, un chiarore proveninete dall'interno d'una locanda rischiarò il selciato e offendendo il chiarore lunare.
Dal locale usci una figura di donna, che alla chiusura della porta dietro di sè si confuse con il tenue pallore lunare.
Ella si avvicinò al cavaliere , incurante della sua presenza.

"Pensi di rivolgermi la parola,prima di partire?" chiese la dama.
"Penso che dovrei ucciderti,qui e ora..." abbaiò il cavaliere, fissandola.
Silenzio.
Poi la voce maschile continuò.
"Mi auguro che ti renda conto di cosa tu stia facendo e di chi sia la persona che hai interpellato...".
Il cavallo fremette sotto la stretta di una cinghia serrata con veemenza e rabbia.
".. e soprattutto mi auguro che tu sappia quanto questa tua decisione mi irriti!"
Silenzio, sebbene per poco.
"Avrei potuto capire se tu non mi conoscessi ... questo sì ... ma da te,proprio da te..la cosa mi manda in bestia!"
Vi fu una risposta di voce femminile, senza risentimento.
"Forse perchè ti conosco meglio di chiunque altro..."
"Ah certo.. vedo come mi conosci! "

La luce lunare sembrava volesse sottolineare la scena, illuminando il giovane volto della dama, una giovane donna.
"E dimmi , avresti preferito restare a casa a coltivare il tuo campicello?" chiese la fanciulla.
"Non è questo il punto ..." rispose l'uomo.
"Ah no? E qual'è?Che è più comodo vivere nel passato?"
L'uomo sospirò.
"Mi suona come un tradimento, ecco tutto..."
La donna si avvicinò al cavaliere.
"No, non lo è ... i nemici sono altrove!"
L'uomo lasciò che la voce della donna si perdesse nella luce lunare.

"Torna dentro ...fa freddo ... è autunno,oramai" la invitò l'uomo.
Ella sorrise.
"Va bene ... buonanotte".
L'uomo la salutò con un cenno del capo , osservandola rientrare nella locanda.

L'uomo continuò a il suo lavoro ai finimenti.
Senza fretta e senza rabbia.

--Rogner ha scritto:
[hrp]

    Thou, nature, art my goddess; to thy law
    My services are bound. Wherefore should I
    Stand in the plague of custom, and permit
    The curiosity of nations to deprive me (..)?
    (...)
    Now, gods, stand up with bastards
    !


Sei tu, Natura, la mia dea; alla tua legge sono legati i miei servigi. Perché dovrei giacere nella peste delle abiturini, e permettere alle convenzioni del mondo di impoverirmi (..) ?
Ora, dei, schieratevi coi bastardi!

[/hrp]

La ragazza fissava il mare, come sempre, come non avesse avuto altro da fare, lasciandosi scompigliare i capelli già arruffati dal vento, unica carezza che passava su quel viso sporco e quelle labbra bruciate dal sole.
Non le piaceva pensare. Non ci era abituata: sapeva solo agire, muoversi, spostarsi, ed era troppo tempo che aspettava novità. Aveva rincorso il tempo e i cambiamenti, ed essi si erano nascosti così bene, che da un pezzo la sua vita era diventata statica come quella di un grosso pezzo di marmo grezzo in attesa d'essere scolpito. Lavorava il minimo per riuscire a pagarsi un pasto decente, senza mai riuscire ad accumulare un soldo. Aveva smesso anche di frequentare le taverne: pochi offrivano da bere, e aveva cominciato a sentirsi a disagio, fra contadini che copiavano i modi borghesi, borghesi che copiavano i modi dei nobili, e nobili che copiavano i modi dei contadini.
Chi era sé stesso in quel buffo girotondo? Ognuno cercava una normalità un po' diversa da quella che aveva, una vita industriosa e socialmente ammirevole, i cambiamenti erano piccoli, e sempre in funzione del mantenimento della staticità.
Lei voleva semplicemente vivere com'era nel suo animo: si stancava rapidamente, aveva bisogno di cambiare, di spostarsi, di rischiare.
Non avere uno scopo la riempiva d'irrequietezza, che si sfogava solo nella costruzione di sogni, di avventure immaginarie, in cui mescolava toppe di ricordi smembrati dal loro contesto coi propri desideri e un pizzico di ambizione. Fin da bambina i sogni erano stati la sua fuga preferita dallo squallore del suo mondo, ma cominciavano a non bastarle più.

Poi erano arrivati loro. Non erano dei signori qualunque. Il passo deciso, la spada al fianco, con la mano sempre pronta a sguainarla. Eleganti, ma senza lusso, senza ostentazione. Militari, sicuramente; ma non i militari da caserma, tutti disciplina e formalità, sissignore e appostamenti sui nodi contro i briganti, pochi ideali e coraggio solo quanto basta per superare gli addestramenti ed avere la paga. Soldati veri, che portavano i segni delle battaglie nello sguardo e nei modi asciutti.
Li seguì, se non altro per vedere qualcosa di nuovo. Sedettero in taverna ad un tavolo appartato. Parlavano sottovoce.
Lei si avvicinò con aria indifferente, fingendo di limitarsi a cercare un posto appartato e qualcosa da bere. La guardarono di sottecchi prima di riprendere a parlare fra loro, lei fece un cenno di saluto rispettoso e poi si girò con indifferenza verso l'oste che arrivava con la sua birra. Un largo sorriso all'arrivo dell'alcol, per convincerli che il suo interesse si limitava a quello, e poi prese a fissare l'entrata, con le orecchie volte ad ascoltare la conversazione.

Erano prudenti, e non capì molto. Colse qualche parola: dedusse che la nave arrivata pochi giorni prima era loro, e che stavano parlando di qualche avventura, di qualcosa di rischioso.

Finì di bere ed uscì. Non sapeva dove stavano andando e cos'avrebbero fatto, ma le era venuta un'idea.

Oramai le guardie del porto la conoscevano e non le prestavano attenzione; risposero a tutte le sue domande, abituati alla sua curiosità sulle navi in partenza e in arrivo. Occhi più attenti avrebbero notato che lei non si limitava ad ammirare uno dei natanti in particolare, ma ne esplorava con lo sguardo i particolari, cercando di imprimersi tutta la sua struttura in testa.

Finalmente arrivò la vigilia della partenza. Quella notte, un'ombra furtiva, silenziosa come un topolino, nascondendosi dallo scarso chiarore della luna ed eludendo le guardie del porto, passò dalla terraferma alla nave, e si nascose in una scialuppa, felice come non lo era da tempo.

_________________
Eriti Velia Malipiero Giustianiani Longo,
Duchessa Imperiale di Carinzia,
Contessa di Soliera
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MessaggioTitolo: Re: [RP]Con gli occhi chiusi   Dom Dic 19, 2010 4:09 pm

--Latrodectus ha scritto:
Preparativi.
Raccattare il piccolo angolo di mondo che ci si è costruiti per trasferirlo altrove.
Non sarebbe stato difficile.
Non stavolta che il suo mondo era fragile e sottile come una ragnatela.




Il bigliettino, scarno e asciutto, conteneva semplicemente la data e il luogo di ritrovo. Che fosse davvero la scelta giusta? Quando tutte le scelte sono sbagliate, c’è poco da recriminare.

C’era stato un rapido giro al mercato, quel pomeriggio, per recuperare l’equipaggiamento indispensabile all’impresa: abiti, cibo, un giro dall’arrotino per affilare le armi.
Considerò per un istante l’idea di avvelenare le lame: un ragno raramente si lascia sfuggire la preda… non aveva esperienza con quel genere di lavori, e non voleva fallire, ma alla fine stabilì che avrebbe sempre potuto farlo in seguito, se si fosse reso necessario.

Aveva sostituito il proprio abito con dei calzoni, una camicia, una giubba, tutti neri, si adattavano al suo stato d’animo e allo scopo che essi avevano. Un corpetto di cuoio tra la camicia e ciò che la sovrastava assicurava libertà di movimento e un minimo di protezione, certo non aveva il denaro per una cotta di maglia, che comunque avrebbe attirato troppo l’attenzione. Un mantello scuro e i suoi vecchi e comodi stivali, completavano l’abbigliamento.
Raccolse i capelli in una treccia e se l’avvolse attorno al capo. Sì, poteva andare.

Nelle bisacce, il minimo indispensabile, biancheria, un pettine di legno. Assieme ai ricordi che portava nella tasca, un nastro e quello che sembrava un pezzo di stoffa consunto e sbrindellato, le sembravano i relitti di un passato perduto, il che era in effetti molto vicino alla verità.

… si riscosse, scuotendo la testa. Tali pensieri oziosi non portavano a nulla e non era bene assecondarli. Con fare deciso si cinse la spada al fianco, raccolse le bisacce passandosele sulla spalla e uscì dalla stanza senza voltarsi indietro.

________________


Latrodectus

--Rilke_stuart ha scritto:
[rp]***Non ammazzare se non nel mio nome, o il sangue che hai versato, ricada su di te.***

Era l'alba di un nuovo giorno e sulla passerella camminavano scaricatori di porto e passeggeri, mentre il capitano ora soprintendeva ai lavori, ora andava in taverna ad ubriacarsi, ora girovagava per il mercato.
"Gli avrei dovuto chiedere di dirmi qual è il prezzo minimo del grano... ho quei quattro sacchi che mi occupano solo spazio. Mh... per certe cose, ci serve la mentalità da mercanti ed io proprio non ce l'ho."
L'aria era tersa d'umidità ed il giorno ancora non era arrivato, nonostante il disco luminoso avesse cominciato ad affiorare sulle colline d'oriente.
"Se solo mi rispondesse..."
Sul ponte della nave passeggiava aristocraticamente l'uomo avvolto nel mantello di lana nera sul ponte della nave. La brezza marina faceva frinire le penne che decoravano il suo cappello, nero anch'esso, il quale stava ben calcato sulla fronte.
La sua mano corse quasi involontariamente nella tasca interna della giacca, a cercare unpezzo di carta che vi teneva nascosto.
[rp]G--->M--->V(1)--->A--->?

5.4.3.3.3

LV V
CL ?
[/rp]
Sinteticissimi appunti per una memoria che dubita di se stessa.

Sentì il suo corpo fremere per un brivido di freddo e così scese nella sua cabina: aprì un baule per estrarne una sciarpa.
"Uhm... rossa o bianca?"
Si risolse per la bianca e se l'avvolse attorno, poi tornò sopra.
Il sole era già più alto e la sua luce tiepida cominciava finalmente a rischiarare il mattino.

[/rp]

________________

--erebo ha scritto:
Cavalcatura che scavano il fango, cielo straniero plumbeo, coltre impassibile che scruta maligna.
Odore penetrante di pioggia e terra,grassa e imbibita.

Ondeggio prigioniero del movimento.
Attendo.

Attendo risposte.
O di pormi semplicemente la domanda corretta.
Eppure non ho bisogno né di convincere né di convincermi.
Non ne ho necessità.
La mia volontà è prigioniera : non rispondo del mio agire giacchè esso non mi appartiene.

C’è stato un tempo nel quale potevo definirmi libero,se libertà s’intende non possedere altro motivo d’esistere se non effimeri piaceri.
Ma gli Dei immortali decisero di essere generosi e stabilirono di imprigionarmi in una gabbia di sangue e acciaio.

Mi donarono dolore.

E fu allora che mi diedero uno scopo.
Come immerso nello Stige, i Numi mi chiamarono a nuova vita battezza mdomi nel sangue.
Da allora vedo chiaro il mio destino, libero dalla scelta,prigioniero dell’azione.

Danzo come menade, ebbro,rapito.
Privo di discernimento ,obbedisco al comando antico che mi lacera il ventre, mi scioglie i legamenti, mi costringe i muscoli roridi di sforzo.
Eppure sono caro agli Dei.
Mi hanno strappato il velo della felicità nell’istante più puro sicchè esso s’è impresso a fuoco in ogni anfratto dell’animo, in ogni stilla del mio sangue,in ogni movimento del corpo.

E gli Immortali non mi abbandonano.
Accostano alla mia bocca il nettare più dolce quando il ferro ardente si imbeve di sangue.
Fanno palpitare il mio cuore in una cosita rovente.
Illuminano i miei occhi di bagliori vermigli.

Non necessito di motivi né di ragioni.
Nulla chiedo.
Nulla chiedete.

Non chiedete perché la peste dilaghi o brucino i campi.
Non chiedete perché io combatto.

--Pantasilea ha scritto:
La nave era salpata, aveva mollato gli ormeggi nella mattinata, prima che il sole raggiungesse lo zenit.

La donna cammina sul ponte, vedendo la città diventare sempre più piccola.
Decide di entrare in cambusa, per prendersi un boccale di birra.

E tu chi sei? - disse rivolta all'altra persona presente nella taverna.
Beh io.. - la ragazza, di un'età non ben definita, cercava di tergiversare.

Hai preso accordi con il capitano per il tuo imbarco?- domandò Pantasilea.
Si, si col capitano - risposte la ragazza.

Proprio in quel momento entrò nella stanza il Capitano, che salutata Pantasilea con un cenno della testa, si rivolse all'altra donna: E questa chi cacchio è?
Dice di aver preso accordi con te....
Ah si?


Entrambi portarono le mani sull'else delle proprie spade.
Il Capitano iniziò ad interrogarla su chi fosse, cosa ci faceva sulla nave e dove fosse diretta.
La ragazza cercava di rispondere nel modo migliore per salvarsi la testa.

Dopo diversi minuti, il Capitano prese in disparte Pantasilea, ed iniziarono a bisbligliare.
Secondo te.. ce la fa a reggere una spada? - chiese l'uomo.
Ha braccia robuste... - rispose la donna.

L'uomo, rivolgendosi nuovamente alla clandestina, chiese se poteva pagare il prezzo del biglietto di imbarco. La ragazza cercò di mercanteggiarlo con alcuni beni in suo possesso.
Dopo diversi minuti di contrattazioni, la faccenda si risolse.
La donna avrebbe ripagato il prezzo del mancato biglietto, unendosi a loro e imparando a tirare di spada.

Il viaggio non sarebbe stato corto. Tempo per imparare ne avvrebbe avuto...

--Latrodectus ha scritto:
Lo scender ne l’Averno è cosa agevole
Ché notte e dì ne sta l’entrata aperta;
Ma tornar poscia a riveder le stelle,
Qui la fatica e qui l’opra consiste.



Viaggiare apre la mente, non solo perché ti pone davanti nuovi luoghi, concetti, usi; è soprattutto un portale sulla propria memoria, dove concetti, luoghi, versi dimenticati riaffiorano e ti pongono davanti le dolorose scelte di una vita e ti danno una misura dell’estraneità a quello che eri quando per la prima volta ti eri accostato ad essi.
Una volta lei era una giovane donna che amava, che aveva sogni, speranze, illusioni come tutti. Ora non era che un guscio vuoto, desideroso di annegare nell’oblio e incapace di raggiungerlo.

Si erano mossi nella rugiada mattutina con fare impaziente, un gruppo piccolo e all’apparenza innocuo.

-Ma non siamo un po’ pochi per…?- aveva domandato esitante.

Lui aveva risposto laconico, come suo solito:


-Andiamo avanti a dare un’occhiata, apriamo la strada per gli altri che arriveranno.-

Terre familiari dapprima, estranee e straniere poi, venivano calpestate dagli zoccoli dei cavalli, giorno, dopo giorno, dopo giorno. Idiomi incomprensibili si susseguivano nelle loro orecchie mentre i giorni passavano. Locande e accampamenti sotto le stelle o la prima pioggia d’autunno, una scodella di minestra calda e qualcosa di forte da bere quando era possibile. Parlavano poco, non avevano molto in comune se non il lavoro per cui tutti erano pagati: non che fossero ostili o mancasse tra loro la cortesia o il cameratismo, erano semplicemente troppo distanti per riempire quel silenzio.
E intanto si avvicinavano alla zona che avevano concordato come punto di ritrovo. Una volta raggiunta, non sarebbe rimasto che attendere chi aveva commissionato il lavoro, con il resto degli ingaggi.


________________


Latrodectus

--Cridhe_gaidligh ha scritto:
Il capitano aveva concesso il riposo già da un'oretta, e lungo la battigia limitrofa all'arsenale della città, un drappello di armati, stanchi e dagli occhi vitrei mangiavano distrattamente il proprio pranzo frugale.
Il reggimento si era arricchito di un paio di elementi durante il viaggio. Tutti ben motivati.

Anche lui, appostato sullo scoglio, divideva il suo pane raffermo con il suo falco. Quando ebbe finito si alzò senza dire una parola e si diresse verso il porto per cercare una nave in particolare.
Le voci della folla sulla banchina rimbombavano sordamente nella sua testa mentre ondeggiava nella sua andatura come da ubriaco. Fissava le imbarcazioni ormeggiate, tentando di riconoscere quale sarebbe stata quella che li avrebbe traghettati, come Caronte, giù nell'inferno.
Vide l'armatore a lavoro vicino il sartiame.
Sorrise. Si gettò sul ponte d'imbarco e lo salutò con una stretta di mano.
Era un uomo alto, ben piazzato e muscoloso. Non più giovanissimo, ma nonostante ciò non cessava le sue scorribande tra i boschi del Nord Italia.

"Allora? Sei dei nostri?", disse andando dritto al sodo il Capitano.
"Avevi dubbi?", rispose il proprietario della Galea, e mentre diceva portò una mano sulla spalla del cavaliere accompagnandolo nella cabina di comando.

Su un tavolo in legno mangiato dalle tarme c'erano distese diverse mappe e strumenti di calcolo. Era evidente, dal disordine, che non era troppo ferrato in materia.

"C'è la rotta da fissare... come vedi non sono troppo pratico", affermò laconico.
"Non è un problema, me la cavo abbastanza bene", fissando al di fuori della cabina la superficie piatta del mare.
Pensò che era meglio avviarsi il più presto possibile, prima che le condizioni potessero peggiorare.
Non fece in tempo ad alzarsi, che l'altro uomo si alzò e riempì due bicchieri di acquavite.

"Che la fortuna ci assista allora", disse l'armatore spingendo il piccolo bicchiere in alto.
"A noi", replicò cozzando il suo bicchiere con l'altro, prima di scolare il liquido trasparente che bruciava come una palla di cannone in pieno petto.

Si congedò, e ritornò sulla spiaggia.
Non barcollava, nè tremava più mentre sembrava lievitare sulla sabbia.
Come un fantasma.

--Rilke_stuart ha scritto:
[rp]***Io, la Vedetta, l'illuminato, guardiano eterno di non so cosa, cerco innocente o perché ho peccato, la luna ombrosa.***

Il cannocchiale vagava da nord a est, in cerca di una costa ben precisa.
La lente ogni tanto rifletteva barbagli di luce sfolgoranti, che apparivano e scomparivano in modo repentino.
Nella lente compariva un porto.
"Non è quello... ma ormai abbiamo comunque sorpassato lo scalo... dannazione."
Si rodeva il fegato per la rabbia e la delusione. Tristezza infinita ed ira profonda si contendevano il suo cuore.

"Ma dove è mai stato scritto che si abbia a vivere come gli eroi omerici? Ai pagani queste infelicità! Sembra che un Olimpo sia contro di me!"
Con una mano artigliava il legno della balustra sulla quale si appoggiava, ma dentro di se avrebbe voluto morderlo e strappare via a brani la fasciatura del veliero.
Dirigendo la sua visuale ad oriente, scrutò un vascello che li seguiva a qualche lega di distanza.
"Sono i nostri che ci seguono."
Tolse un attimo il suo strumento, cercò qualcosa che galleggiva fra le onde del mare (lui sapeva cosa); lo trovò; riprese il cannocchiale e guardo in direzione dell'oggetto: era una cassa di ridotte dimensioni; lui stesso l'aveva gettata a mare, ore prima.
Poggiò la potente lente su una sedia che teneva lì vicino e rimase a guardare l'ombra indistinta della cassa che, allontanandosi, scompariva e ricompariva frai flutti delle onde.
Lo sguardo fisso, le braccia conserte, il corpo piegato in avanti, ad appoggiarsi totalmene sulla balaustra... sognava ad occhi aperti l'oggetto giungere ad una riva ben precisa, e lì farsi trovare semplicemente.

Si rimise eretto, con la testa rivolta verso il cielo e gli occhi chiusi. Aveva in volto un'espressione serena e beffarda al tempo stesso.
Eheheh... sì, sarebbe molto... molto giusto. Quasi un evento riparatore, sì.
Il sole continuava a splendere, il vento continuava a soffiare ed i capelli ancora vibravano in sintonia con esso.
Tutto sommato, non si stava poi così male lì, a poppa di una nave nel Mediterraneo.
[/rp]

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--Spirito_dionisiaco ha scritto:
[rp]Ogni persona ha la propria chiamata e un viaggio eroico da compiere. Un viaggio misterioso e affascinante, che non garantisce risultati esterni, ma altre impagabili ricompense...[/rp]


Sotto un cielo plumbeo, pesante come un sudario, camminava desolato lungo la via che lo conduceva alla fucina. Giorno dopo giorno il rintocco delle campane si rincorreva per le strade della città rendendogli, con la loro monotona risonanza, ancora più soffocante quelle alte mura di cinta che lo tenevano chiuso in una sorta di gabbia dorata. Trascinandosi tediosamente per quelle strade, che oramai conosceva così bene da poterle percorrere ad occhi chiusi, continuava a rimurginare incessantemente su ciò che l'affliggeva...

Tutti noi abbiamo i nostri demoni, tutte le volte che rinunciamo a fare qualcosa che ci piace per paura di apparire inadeguati, quando sopportiamo condizioni senza reagire, quando rinunciamo alle nostre idee per amore di qualcuno, quando abbandoniamo le nostre aspirazioni e ci rassegniamo nell'insoddisfazione… i demoni hanno vinto la partita.

Ne era sicuro se, nonostante la paura, avesse deciso di affrontare un viaggio avventuroso all'interno di un territorio sconosciuto, dove hanno luogo le sfide e dove si sarebbe compiuta la sua trasformazione, allora sì che avrebbe sconfitto i propri demoni. Era giunta l'ora in cui, nonostante i pregiudizi degli altri, doveva avere il coraggio di seguire la propria vocazione e di fare della vita il proprio viaggio. Un viaggio difficile, che sarebbe iniziato nel momento in cui avrebbe varcato la soglia che divide la via vecchia da quella nuova, e dove tutto sarebbe potuto succedere, un viaggio che l'avrebbe portato lontano dalle sue sicurezze, dai suoi amici, dalla sua casa, dai suoi amori.

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Eriti Velia Malipiero Giustianiani Longo,
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MessaggioTitolo: Re: [RP]Con gli occhi chiusi   Dom Dic 19, 2010 4:18 pm

--Demone_del_tardi ha scritto:
Siamo arrivati. Il silenzio che ci ha condotti e accompagnati viene a tratti interrotto dalle domande insistenti di poliziotti annoiati.

“Chi siete, dove andate, perché ci andate”.

“Siamo mercanti, viaggiamo per il semplice piacere di farlo. No, non abbiamo una meta precisa, ci fermeremo dove converrà farlo”.

Bugie, cui non fanno neppure caso. Ho imparato a non sentirmi più in colpa per le mie bugie.

Abbiamo uno scopo, non mento per dileggio, solo per necessità. La verità crea molti problemi quando si hanno intenti criminosi.

Un giorno torneranno loro in mente i nostri nomi e sapranno che abbiamo mentito, si angustieranno per non averci fermati quando ancora erano in tempo o in grado di farlo, ma alla fin fine comprenderanno che non avremmo potuto essere sinceri e perdoneranno le parole, ma non gli atti.

L’empatia uccide, nessuna pietà, nessun rimorso, nessuna simpatia tra vittime e carnefici. Che facciano il loro lavoro, se non ci fosse gente come me non servirebbe gente come loro, diamo un senso alle loro misere vite.


Da giorni tutto è immobile e irreale. Non posso avere contatti con nessuno. Senza volerlo, obbedisco alla città. E’ un posto che mi somiglia, solitario e buio, come me in questo momento. Mi lascio trascinare dai suoi lati oscuri.

“Non aver paura”.

“Non ne avrò”.

“Perché hai voluto tutto questo? Che cosa ti fa credere che dopo starai meglio? Dopo il rischio, dopo la fuga, dopo l’odio… Ci sono già passato, ti distruggerà come ha distrutto me. Augurati solamente che tra quella gente non ci sia nessuno per cui valga la pena morire.”

“C’è già”

“Chi?”

“Tutti”


“Andiamo bene”

“Non si lascia indietro nessuno”

“Potresti doverlo fare”


Non gli rispondo.

Potrei doverlo fare, potrei doverlo fare.

Perché nessuno pensa alle possibilità più ovvie e quando ci vengono sbattute in faccia non sappiamo che dire?

Lo guardo. Non insiste, mi ha dato di che tormentarmi, sembra soddisfatto. Mi fermo a pensare al suo viso scavato e stanco, non fa la barba da giorni. Ogni volta che lo vedo è come un evento. Quando ti compare davanti non sai mai se un sorriso ironico ma bonario accompagnerà la sua giornata, o se il solco di una lacrima antica terrà i suoi pensieri lontani. Talvolta mi commuovo dinanzi a un suo movimento istintivo come potrei commuovermi dinanzi alla fame di un animale...

--Latrodectus ha scritto:
Non restava che attendere, tesi eppure indolenti, le giornate che si trascinavano lente e tutte uguali.
Quando si incrociavano per le vie, niente più che uno sguardo, destare la minor attenzione possibile era la cosa fondamentale. La cittadina era sonnacchiosa e spenta.

Si erano separati poco prima di arrivare, sempre per non destare sospetti:


-Vi voglio sani e salvi a destinazione - Sembra tutto facile detto da parte di un uomo che sembra, talvolta, uscito direttamente dalle soglie dell’Ade.

Lei aveva deglutito e aveva lanciato un’occhiata ai “suoi” uomini, che sembravano più che in grado di badare a sé stessi, molto più di lei, in realtà, e si erano accomiatati con domande sospese e dubbi che ancora fluttuavano d’intorno.
Pochi giorni dopo, il motivo di quella scelta si era palesato, saggezza nascosta di quell’uomo a cui, in certi momenti, avrebbe infilato volentieri nello stomaco quella spada che le pendeva inutilizzata dal fianco: ciò che le era stato commissionato, in realtà, era un lavoro da burocrate. Girare per uffici e riempire pergamene su pergamene di richieste, permessi, suppliche.

Le menzogne avevano cominciato a fluire liberamente dalla sua bocca e dalla sua mano, ed erano diventate per lei una seconda natura, al punto che si era assunta volontariamente il compito della “talpa”. Aveva ritirato fuori dalle bisacce i suoi abiti di un tempo e girava per le taverne delle cittadine che attraversavano, compresa la meta del loro viaggio, fingendosi un’innocua fanciulla, sperduta lontano da casa.
Quel ruolo le dava un piacere sottile ed era al contempo amaro come il fiele: la recita metteva in scena una parte di lei che la vita aveva inevitabilmente travolto ma che dolorosamente riportava alla luce, rammaricandosi in ogni momento di quel che non sarebbe stata mai più. Fingere vulnerabilità ed innocenza quand’esse sono irrimediabilmente perdute, pesante consapevolezza che si sommava al suo dolore obliato ma mai completamente sopito.
Cercava distrazione nei libri e nelle missive che scriveva. La sera, non vista, tirava fuori quel nastro che conservava ancora l’odore dell’infanzia, e quell’altro ricordo… sperava che l’attesa finisse presto.

________________


Latrodectus

Pantasilea ha scritto:
L’alba era sorta da poco, il sole faceva capolino all’interno della cabina attraverso l’oblò.
La nave, avvolta in una calma piatta dovuta ad una sacca di bonaccia, non accennava a muoversi.
Nonostante fosse autunno ormai, il clima non era ancora gelido, o forse era il sole marino unito alla bonaccia che rendeva l’aria circondante la galea calda e umida.
Si era svegliata da poco. Alzatasi dalla branda presente nella sua cabina, aveva aperto l’oblò sperando che un filo di vento entrasse, ed invece il nulla.
Iniziò a vestirsi, ricordandosi quanto dettosi la sera prima col Capitano: “Ti occuperai tu del suo addestramento iniziale” “E perché dovrei farlo io?” “Perché io l’ammazzerei.
Messisi addosso un paio di pantaloni, una camicia larga, gli stivali e un paio di guanti in pelle, e presa una sacca di tela uscì dalla cabina, dirigendosi verso la cambusa dove l’ormai ex clandestina era stata relegata. Gli era stato preparato un giaciglio nella stanzetta dietro la cambusa, fra le botti di birra, e alcune scorte alimentari non chiuse nella stiva.

Entrò in quel luogo buio, senza un oblò che lo illuminasse.

Svegliati il sole è sorto, e tu hai un allenamento da fare.

La ragazza si stropicciò gli occhi, e guardò verso l’uscio. Ancora assonnata non riusciva a capire cosa stesse succedendo, ma alzatasi dal giaciglio seguì la donna fino al ponte della nave.

Passarono alcuni secondi prima che entrambe si abituassero alla luce solare.

Iniziamo senza perdere ulteriormente tempo.

Pantasilea si diresse verso l’albero a cui appoggiò la sacca ed estrasse da essa una spada per poi rivolgersi alla ragazza.

Questa è una spada ad una mano, è la più versatile e maneggevole. Ad essa si può affiancare uno scudo oppure un pugnale o una daga.
Imparerai a maneggiarla. Ma prima è bene che tu impari i rudimenti della scherma se non vuoi ritrovarti con un arto tranciato di netto dalla lama della tua spada.


Ripose l'arma nella sacca, dalla quale prese due bastoni di legno della stessa misura.
Useremo questi, agli inizi. Hanno all’interno una barra metallica che riproduce pressappoco il peso di una spada ad una mano. Così oltre alle basi, imparerai a muoverti con quel peso addosso. Perciò da questo momento, questo legno dovrai sempre portarlo con te.

Mentre la neo allieva prendeva confidenza con il bastone, Pantasilea le mostrava alcune posizioni della scherma e gli indicava anche i nomi dei colpi a secondo della direzione. Vedendo però che l’allieva si perdeva in chiacchiere, cambiò metodo.

Ho capito, con te è meglio iniziare subito con la pratica.
Alzati, si dice che la miglior difesa è l’attacco, ma senza sapersi difendere non si può attaccare.
Per questo, la prima cosa che imparerai sarà difendersi.
Ogni attacco, ha una parata che permette un repentino contrattacco.


Iniziò quindi a mostrarle le varie parate, facendosi imitare.
Ad ogni parata che l’allieva provava, seguiva un finto attacco senza forza, affinché la giovane si imprimesse nella mente i movimenti di parata. Ogni parata, veniva provata e riprovata.

Continuarono per tutta la mattina, fra gli sguardi di alcuni membri dell’equipaggio che si erano appostati ad osservare la scena, incitando o applaudendo l’allieva.
Quando il sole fu alto nel cielo, i loro corpi reclamavano una tregua.

Per oggi può bastare. Riprenderemo domani. Quello portalo con te, mi raccomando, ti devi abituare a portare un peso fisso. Dovrai sentirlo come se fosse una parte di te.

L’allieva rientrò nella cambusa, mentre lei, presa la sacca e riposto in essa il bastone, salì sulla cabina di comando.

Allora? – le apostrofò il Capitano senza alzare la testa dalle carte nautiche.
E’ presto per dirti qualcosa, ma si impegna e ci mette la buona volontà, soprattutto non si lamenta.
Se ti servo vado a mangiare un boccone in cambusa.


Pantasilea si allontanò dalla cabina di comando, per entrare dentro la cambusa, dove una lieve frescura e una buona birra, l’aiutarono a recuperare le forze spese.

--Erebo ha scritto:
Con gli occhi chiusi.
Non far trapelare nulla, non far trasparire dubbi.
L'inquietudine genera dubbio, il dubbio genera confusione.
E in questo momento non ne abbiamo bisogno.

“Signori, ci dividiamo in due gruppi per entrare in città.
Facciamo i bravi .. permessi, leggi sul mercato, robe di questo genere ...
Il primo gruppo lo condurrò io.
Il secondo Latro.
Domande?


Una voce protestò.
Dominai l'irritazione.
Chi non sa obbedire, non potrà comandare.
Non dovevo dare spiegazioni, puntualizzai che andava bene così, altrimenti avrei scelto diversamente.

La risposta irritò vagamente l'interlocutore.
Meglio così.
Un poca di rabbia rende l'occhio attento e i muscoli pronti.

Il mio gruppo è partito per primo.
La città: valutarne le difese, studiarne i punti deboli.
Siamo rivolo d'acqua nel fiume dei cittadini.
Non attenderemo il gelo invernale per spezzare la pietra.

Ora però abbiamo in sorte l'attesa.
Terminata la farsa dei permessi.
Abbiamo atteso giorni per ottenere autorizzazione di residenza e di vendita al mercato.
Il comandante della guarnigione a difesa della città si atteggia a burocrate glaciale e preciso.
Piccolo uomo , soldato di carta!
O di carte.
Hai deposto la spada e combatti col sigillo.
Ma è ferro molle il tuo, e la tua ceralacca non è il mio sangue.

Ma non temere,piccolo capitano, rivedrai il mio volto presto.
E non sarò l'ossequioso mercante rompiballe in attesa dei permessi.

Chissà ...

Forse susciterò in te antichi ricordi.
Ti verrà voglia di mettere mano all'elsa.

Il sussulto d'orgoglio dello sconfitto!

Dovrai finire con la faccia nel fango come un maiale, mon petit capitaine, per riscoprirti uomo?
Credimi,piccolo scartoffiaro, mi auguro che quella notte tu non vorrai coricarti comodo ma mi attenderai sugli spalti.

Forse riuscirai a farmi anche la pelle.
E allora - e solo allora - ti considererò redento e spirerò soddisfatto per aver salvato un brando dalla ruggine.
Prima di allora, se solo un omino di carta.

L'attesa dell'azione è intrisa di noia, ombreggiata di aspettative, oberata dai ricordi.
Mi soffermò a osservare la ragazza dai capelli neri come la notte.
Se tutto ciò ha avuto inizio , è stato per mano sua.

Ora sono il Caronte che la traghetterà oltre.

Non far trapelare nulla, non avere dubbi.
La confusione genera dubbio,il dubbio disordine.
E in questo momento non ne ho bisogno.

Lei ha già fatto volteggiare la spada , ma è ancora giovane.
Ha gli occhi accesi di chi vede tutto chiaro e respira certezze.

Mi viene da sorridere.

Il dubbio, ragazza mia, genera confusione.
E credimi, qualche volta ne abbiamo davvero bisogno.
Le emozioni non hanno simpatia per l'ordine fisso.

--Cridhe_gaidligh ha scritto:
[rp]“Resta immobile, dormi nella bonaccia, o tu che soffri
Con una piaga in gola, bruciando e rigirandoti.
Tutta la notte a galla sopra il tacito mare udimmo il suono
Della ferita avvolta nel lenzuolo salato.

Sotto la luna oltre un miglio tremavano ascoltando
Il rombo del mare fluire come sangue dalla piaga sonora,
E quando il lenzuolo salato proruppe in un uragano di canti
Le voci di tutti gli annegati nuotarono nel vento.

Apri un varco nella lenta, nella lugubre vela,
Schiudi al vento le porte del vascello vagante
Perché inizi il mio viaggio verso la fine della mia ferita,
Intonò il rombo del mare, disse il lenzuolo salato.
Resta immobile, dormi nella bonaccia, nascondi in gola la bocca,
O dovremo obbedire, e cavalcare con te fra gli annegati.”[/rp]

Salirono tutti e si ritrovarono sul ponte di comando, pronti alla partenza. Il Capitano distribuì ordini sibillini e si pose al timone dopo aver aiutato a gettare gli ormeggi.
Il sole si affacciava timido facendo capolino tra un nugolo di nubi color latte. Era caldo secco, si tolse la cappa e rimase con la sola camicia bianca, trincando acquavite come uno spirito dell'Inferno Lunare.
Virò di novanta gradi a babordo all'uscita del porto e piantò il timone a dritta lasciando il comando al Moro, prima di dirigersi sotto coperta a riposarsi.

Passò sotto il ponte e in camerata notò la clandestina provata e stanca dall'allenamento. La sorpassò mostrandole un sorriso beffardo, e si adagiò sulla sua branda abbandonandosi al sonno mentre sul ponte infuriavano le voci di un equipaggio troppo vivace.

.....
.....

Erano partiti che la schiuma ribolliva sotto la carena della galea, avanzando docilmente sulla piattaforma turchese sfruttando l'andatura a mezza nave per il vento che piombava perpendicolarmente a babordo.
L'equipaggio di bordo tendeva a rilassarsi dopo le grande manovre di partenza e la gran parte di loro si riuniva sotto coperta.

Dopo l'iniziale adagio, le cose non andavano bene. Il cavaliere, del resto, aveva preso con troppa faciloneria la tratta lasciando il timone all'ufficiale moresco riparandosi sotto coperta per approffittarne di un sonno leggero.
Aveva passato tutta la notte sveglio per fissare la rotta al centimetro e almeno metà mattinata per far entrare in testa il tutto al Moro, fin nell'ultimo dettaglio.
Il riposo non durò molto, la vagabonda piombò nella cabina come la bora nel Mar Nero.

"Sveglia! Sveglia!"
"Che cazz...", il capitano si voltò nelle coperte tiepide ed impregnate d'umidità.
La donna farfugliava parole in un dialetto incomprensibile. Il cavaliere non la ascoltava, attratto dai richiami secchi provenienti dal ponte, quindi scese e si infilò la camicia risalendo le scale in legno.

Subito gli venne incontro, solerte, il Moro a fare rapporto.

"Capitan, sin viento, sin viento! Siamo fermi!"
Con un cenno lo allontanò ed impugnò saldamente il timone. Non lo attraversava più il vento copioso nei capelli, né c'era più l'entusiasmo della partenza. Sommessamente lavoravano alle funi e di vedetta gli uomini dell'equipaggio, iniziando a comprendere quanto dura potesse essere la realtà, quanto difficile sia ballare sul filo sottile delle illusioni, delle aspettative, del sogno, evitando di cadere nel baratro della paura e del timore.

"Dai ordine di remare come se ne avessero in corpo davvero", freddi, metallici, gli ordini del Capitano.
Il moro batté i tacchi e distribuì l'ordine tra l'equipaggio, che vagavano come anime dannate di una nave fantasma persa in un mare dannato.

Nello stesso istante, la bella Cridhe Gaidligh si avvicinò. Aveva sulla spalla il falco gaelico ed i suoi brillavano cristallini come le onde del mare.

"Credi ancora che sia la scelta giusta? ", gli chiese, stringendogli il braccio mentre il Capitano teneva il timone.
"L'abitudine è la più infame delle malattie perché ci fa accettare qualsiasi disgrazia, qualsiasi dolore, qualsiasi morte. Lasciamoci indietro il passato, ci avvizzisce le membra e ci annichilisce il cervello."

La baciò dolcemente sulle labbra soffici quando avvertì una scossa. La nave si muoveva.
Virò bruscamente piegando la nave sulla sua fiancata sinistra superando l'istmo che li teneva fermi.

Oltrepassata la coltre di nebbia, la vedetta urlava eccitata.
Terra.


--Spirito_dionisiaco ha scritto:
Affrontare l'incertezza del cambiamento per seguire ciò che era chiamato a fare. Sicuro di ciò aveva iniziato a preparare il necessario per il viaggio, poche cose a dire il vero solo qualche provvista e la sua spada, l'unica che aveva mia forgiato. Gli occhi madidi dell' amata seguivano passo passo i suoi preparativi, le lacrime scendevano segnando le sue gote mentre con voce flebile, interrotta dai singulti di un pianto sommesso, tentava ancora di farlo recedere dalla sua decisione.

- Allora hai deciso, nulla può farti cambiare idea nemmeno il cuore del tuo bambino che batte nel mio ventre, nemmeno l'idea che verrà alla luce senza suo padre accanto. -

Si fermò per un istante incrociando il di lei sguardo, il sangue gli scorreva troppo denso nelle vene mentre fuori qualcosa moriva. Ritornò con la memoria a quando pensava che avrebbe vissuto a lungo in quella casa, alla gioia della lieta notizia ricevuta da poco, poi pensò che in fondo non c’era nulla di cui preoccuparsi, che dopotutto non l'avrebbe abbandonata per sempre, che un giorno sarebbe tornato, le si avvicinò. Il fuoco del camino proiettò allora sulla parete di fronte la sua ombra mentre silente, senza proferir parola, abbracciava dolcemente la sua donna.

Il pomeriggio se ne era andato già da un pezzo e la sera che stava arrivando lo sorprese sul vecchio portone di legno, una bisaccia posta di traverso sulle spalle e la mano ben stretta sull'elsa della spada tanto da coprirla dalla guardia al pomolo. Girò per un'ultima volta lo sguardo verso la sua donna che l'osservava dalla piccola finestra della loro camera accennando un malinconico sorriso. Il viaggio avventuruoso per sconfiggere i suoi demoni stava per aver inizio, voltò le spalle alle certezze e s'incamminò per la buia strada dell'imponderabile.

--Rilke_stuart ha scritto:
[rp]***Venti giorni sull’Ortigara
senza il cambio per dismontà;
ta pum ta pum ta pum
ta pum ta pum ta pum

E domani si va all'assalto
soldatino non farti ammazzar;
ta pum ta pum ta pum
ta pum ta pum ta pum

Quando poi si discende a valle
battaglione non hai più soldà;
ta pum ta pum ta pum
ta pum ta pum ta pum
***


E ripensò ancora a quel giorno di pochi mesi fa, alla lettera che arrivò, quella lettera totalmente inaspettata e quasi fuori luogo; si ricordava ancora che era seduto al suo solito posto d'allora, quando l'aprì e la lesse. L'aveva anche conservata, nonostante tutto, in quanto la sua singolarità gli destava non poca ironia.
[rp]Conte,
è con non poche remore che Vi scrivo. Il nostro incontro a Silvi è stato una sorpresa. VederVi difendere una povera serva accusata ingiustamente di furto è stato illuminante per me.

Sia io che Voi avevamo visto chiaramente il ladro in azione eppure la servetta aveva chinato il capo di fronte alle accuse, pronta ad affrontare la sua punizione. Credevo che tra la povera gente il seme della ribellione fosse insito, ma in tanti finiscono col chiudere gli occhi e subire il proprio destino senza neppure provare a cambiare quello che non va.

E poi c’è la gente come Voi, che ha dei privilegi ma che non rinunzia ad una vita da affrontare a viso aperto. Forse mi sbaglio, le impressioni su chi si è appena conosciuto spesso sono illusorie, ed io personalmente non mi vanto di essere una particolare conoscitrice dell’animo umano, eppure ho veduto il Vostro coraggio, ho ammirato la Vostra insistenza nel ribadire che il ladro era altrove, impresa improba di fronte all’atteggiamento della vittima, talmente avviata al sacrificio dal non esserVi di alcun aiuto nella sua stessa difesa.
Vi ho aiutato per quel poco che la mia condizione sociale mi ha permesso, ho imparato che un bel vestito e modi gentili creano negli altri l’illusione di un titolo che non esiste.

Chiunque al vostro posto avrebbe rinunziato, per non compromettere il proprio onore, poiché esso spesso vale più della vita di una misera donna.

Vi sembrerà stupido che questo mi sia bastato per scriverVi quello che leggerete eppure dovevo provare a renderVi partecipe. “Se fai ciò che hai sempre fatto, otterrai ciò che hai sempre ottenuto”. Non è quello che voglio per me. Come già Vi ho accennato la mia era solo un’apparenza, le mie origini mi sono ignote, ma sto per costruirmi il mio destino. Ci sono delle ingiustizie che hanno suscitato lo sdegno generale ma che non hanno trovato nessuno in grado di porvi rimedio, ebbene, è giunto il momento che esse vengano vendicate. Un ricco e potente signore finanzierà questa impresa, armateVi Conte e raggiungeteci, non posso comunicarVi altro per iscritto, trovatevi al porto di Silvi tra una settimana, troverete una nave battente vessillo nero, chiedete del Capitano e nominategli la Brigata Fantasma. Vi spiegherà tutto. La decisione adesso spetta a Voi, il viaggio sarà lungo, a destinazione ci sarà per Voi o gloria o morte.

I miei rispetti, T.[/rp]
Non ricordava di quell'episodio citato nella lettera. Di certo, non c'è motivo di ravvedere in lui alcun eroismo o manifestazione di eroismo. Ordinaria amministrazione: nient'altro che l'uso delle proprio prerogative sociali nei modi e coi fini che riteneva più opportuni.
Rimembrava delle urla e dei disordini al mercato di quella cittadina abruzzese e che, ben stanco di tali condizioni moleste, si fosse adirato con qualche capofolla e con qualche politicante, coadiuvato, nelle sue orazioni, da una giovane dama di umili condizioni.

Avrei scommesso che fosse sorella di quella sventurata... in genere i poveri d'Italia son talmente ben sottomessi da non reagire mai ad alcuna sovercheria, neanche se ai loro danni. Il mutismo dell'accusata ne è un'evidente dimostrazione; ammetto che non mi sarei mai aspettato che qualcuno la difendesse senza consistenti secondi fini e senza neanche esserne parente.
Se tutti quanti si mettessero a fare come questa giovane dama, a tentar di contrastare l'ingiustizia ogni qual volta che si manifesta nei confronti di alcuno, certamente accadrebbero grandi sconvolgimenti...


Al di là di ogni possibile considerazione, non si può comunque negare che fosse piuttosto compiaciuto di aver riscosso una sì alta e rilucente ammirazione.

Però è anche vero che un bel vestito, anche se semplice, e modi gentili con i più, sono qualità esigenziali...

***

Passeggiava per le strade già buie della città e le luci delle lanterne risplendevano di una luce fioca e tremula.
Vide un gruppetto di armati e si diresse verso di loro.
Scambiò con essi qualche parola, per poi ritornare alla locanda nella quale era alloggiato.
Salito nella sua stanza, aprì un baule e tirò via un velo: un busto in metallo rinforzato nelle parti vitali ed un morione.
Gli occhi gli brillarono con una nuova luce e le labbra si strinsero in un sorriso piegato in alto a sinistra, sussurando a denti stretti.
"Sarà tremendamente meraviglioso, terribilmente memorabile, orribilmente appassionante... è ora di completare il quadro. Eljen!"

[/rp]

________________

--Rogner ha scritto:
Aveva sopportato.
L'arroganza e il comando dei nobili, senza reagire provocando come suo solito.
Il freddo umido delle notti sul mare, chiusa in una cambusa soffocante, assieme ai topi.
Le veglie, le pulizie del ponte della nave, le faccende più faticose della vita sull'acqua.
L'allenamento con il bastone, finta spada, non tanto pesante quanto noioso, lungo e privo di qualsivoglia brivido.
Le promesse senza riscontro immediato.
Il silenzio: non poter fare uscire nessuna parola, lei che aveva una lingua mobile come il mare nel pieno di una tempesta.
Il non poter decidere dove andare.

Aveva indugiato.
Troppo. L'ingordigia del poter rivendere pane e mais a prezzi molto più alti di quelli che vedeva al solito, la promessa del denaro non le era bastata, ne voleva parte ora, subito, voleva odorarlo, sentirlo tintinnare, abituarcisi, lei che non ne vedeva mai.
L'ultimo compratore, al mercato, non sembrava deciso come gli altri. E quando la ragazza vide arrivare le guardie, capì che sarebbe stato meglio filarsela: non aveva alcuna licenza di vendere, e la sua parlata tradiva la provenienza non locale.
Scappò, e quelle la inseguirono. Viavai nel zigzag dei vicoli, col passo dei gendarmi sempre troppo vicino alle orecchie. La ragazza voltò un angolo, c'era un portone aperto, e senza pensarci troppo vi si rifugiò, chiudendolo dietro di sé. Una rimessa? Un ripostiglio di qualcosa?
Era buio. Quando i rumori di passi rapidi si allontanarono coi battiti del suo cuore, la mano premette sulla porta ma quella non si aprì...
Tempo che passa, nuovi tentativi, muoversi senza luce non sapendo dove si va.
L'appuntamento era il giorno dopo.
Non se ne rese conto subito. Solo quando la luce smise di filtrare dalla finestra capì che non poteva fare in tempo, non ce l'avrebbe mai fatta, e gli altri non avrebbero aspettato.

Si lasciò cadere a terra non sapendo su cosa si sarebbe seduta, e pianse.

_________________
Eriti Velia Malipiero Giustianiani Longo,
Duchessa Imperiale di Carinzia,
Contessa di Soliera
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MessaggioTitolo: Re: [RP]Con gli occhi chiusi   Dom Dic 19, 2010 4:23 pm

--erebo ha scritto:
[rp] 22 ottobre, fuori dalle mura [/rp]

I due cavalieri sostavano nell'oscurità,lungo la via.
Sebbene coperti da delle cappe nere , dalle corporatura si poteva distinguere la figura di un uomo e di una donna.
Stavano immobili,vicini,come parlanti un linguaggio privo di suoni.

D'un tratto l'uomo alzò il capo a fissare lungo la via.
Un drappello di persone a cavallo si dirigeva verso di loro , senza troppa fretta.
"E' lui?" mormorò l'uomo.
"Credo ..." rispose la donna.

Non attesero tuttavia molto prima che venissero raggiunti dai cavalieri.
Era una buona dozzina di viaggiatori, alcuni - a giudicare dalle vesti - dovevano essere nobili.
Quello che aveva tutta l'aria del capo, spinse il proprio destriero molto vicino ai due in attesa.

"I miei omaggi ... è stato un lungo viaggio ma alla fine..."
"Risparmia il fiato...
" interruppe l'uomo dalla cappa nera, facendo sussultare i cavalieri al seguito del nobile, il quale alzò un braccio a placarne le ire.
"Ah si ... mi avevano avvisato che saresti potuto essere un problema..."
"Più di un problema per te ..."
"Non credo ..."
"Come fai ad esserne così sicuro, bastardo? In ogni momenti potrei.."
"Uccidermi? Certo. Potrei fare lo stesso con te,in verità. Ma mi sei utile da vivo ... come io lo sono per te!"
"Tu mi sei utile quanto un ferro da calza ..."

"Ah davvero ... eppure non mi ucciderai : sei troppo curioso di sapere come andarono veramente le cose ... anche se non ti piacerà!"
"Fanculo..."


Il cavaliere dalla cappa nera voltò la sua cavalcatura, dirigendosi verso la città .
Rimasero lungo la via il drappello,il nobile e la ragazza.
Ella osservava l'allontanarsi del cavaliere.
Il nobile, stranamente,aveva un vago sorriso.

Tergesteo ha scritto:
[rp]23 ottobre, l'alba [/rp]

[rp]Muri d’assenzio dentro di noi,
Sorgeva un alba livida.
Dal fronte del porto il fuoco iniziò,
Sgomenti e scaltri sguardi che
Ci si scambiò.
Ma non si tremò, benché sbronzi.[/rp]

Ad ogni chiusi , inspiro da libero prima che la mia faccia venga rinchiusa da una gabbia di ferro.
Senza guardare, stringo con le mani l'elmo e me lo caccio sulla testa.
Con le mani tasto a cercare il laccio sottogola.
Stringo.
Scuoto la testa.
E' saldo.

Un colpo secco, calo la visiera.
E l'orizzonte è monco.
Sento il mio respiro rimbombare in questa morsa di ferro che chiamano elmo.
Scuoto la testa ma nelle orecchie mi rimbomba il respiro come ... come rumore di zoccoli di cavalcature pesanti.

Respiro con fatica... sto soffocando...
Non ora ... diamine, non ora.

Stringo i denti ... l'elmo sembra spaccarmi la testa , mentre quel rumore di zoccoli ,lento e incessante, perdura.

Le mie mani tremano, tremano le mie tempie.

Un dardo attraversa il cielo.
E' il segnale : se tutto è andato per il verso giusto, le spie ci apriranno la porta della città e caleranno il levatoio del castello.
Si troveranno la cavalleria fin nei propri letti , i bastardi.
Scena sublime : cavalcatura lanciate al galoppo a schiantare fanti destatisi nel bel mezzo della notte, osso contro osso, il pelo equino che si tinge rubro.

E' ora di andare.
Senza parlare lancio la cavalcatura verso l'obiettivo.
Praticamente nessuno a fermarci alle porte della città : devono aver sistemato le guardie con l'acciaio affilato.

Sento dietro di me che la Brigata segue.
Entriamo come furie in città : è l'alba .
Il drappello si divide.
Dannato elmo che non mi fa vedere ... lei era nell'altro gruppo, non è una sprovveduta, saprà badare a sè stessa.


[rp]Però di quante tormente sono stato sorgente,
Sul bordo di quanti vulcani mi sono bruciato le mani,
Quali alcove agognate nottetempo ho violate,
Vita come incursione e sedurre è un’opzione.[/rp]

Un dolore lancinante mi passa le tempie.
Stringo i denti e per poco non cado da cavallo ... non ora ...
le orecchie mi rimbalzano ritmici boati dal cuore e gli occhi rimandano immagini non vere.
Vedo al mia fianco due cavalieri ... vedo la mia Duchessa .. vendo che il nemico si avvicina ...i muscoli mi dolgono nello spasimo nel trattenere le redini ...

Passiamo il ponte del castello : oramai la sorpresa è svanita.
Scendiamo dalla cavalcature .
Ora bisogna bonificare il castello, stanza per stanza, guardia dopo guardia.
Nella notte conterà l'istinto.
E la fortuna.

Oramai non vedo più nulla.
Lei mi guida.

--Demone_del_tardi ha scritto:
Mi preparo.

Oggi è il giorno.

Ci siamo rivisti stamani quando è arrivato in città. E’ stato di parola, ma lo sono stata anche io. Poche frasi, poche istruzioni, troveremo il modo di avvisare tutti. Ho fatto la mia parte, lui la sua, adesso lasciamo che le nostre armi scrivano il resto.

I silenzi di questi giorni saranno spazzati via in una notte, e poi, se la fortuna vorrà arriderci, parleremo noi, sputeremo il nostro disprezzo in faccia ai sovrani. E chiederemo, chiederemo giustizia per chi non sa che farsene e per chi non ce ne sarà mai grato. E allora? Saremo noi la giustizia che lo vogliano o no!

Accarezzo l’elsa della mia spada. E’ il bottino di un’altra avventura. Altri volti, altre storie, magari lo stesso impulso a guidarmi, ma non lo sapevo ancora.

Lei non ha un nome ancora. Le darò quello della prima persona che colpirà con la sua lama. I turchi sono degli ottimi artigiani, mi auguro che al di là della bellezza dei suoi decori questa spada sia anche in grado di essere letale.

La lama è leggermente incurvata e a filo singolo. Mi hanno spiegato che questa leggera curvatura serve per colpire meglio di taglio. Per me che non ho molta forza potrebbe essere determinante il modo in cui sarò costretta a colpire. L'impugnatura in legno è avvolta da una corda. E’ leggermente incurvata dalla parte opposta a quella della lama, questo la rende molto maneggevole. L'elsa è a forma di disco e ha i bordi rialzati verso la lama. E' fatto apposta per impedire alla pioggia o al sangue di scivolare sull'impugnatura rendendo meno aderente la presa. I turchi sono soliti attaccare in fondo all'impugnatura due fazzoletti colorati destinati ad asciugare il sangue. Ne farò a meno oggi.

Mi dirigo verso l’edificio comunale. Un breve saluto, ci siamo promessi che ci rivedremo quando tutto questo sarà finito, il suo obiettivo è un altro. Cerco una chioma bionda tra le ombre, ma la notte ci nega la luna e i suoi raggi. Un ottimo scenario per un assalto.

Una guardia sonnecchia appoggiata al portone. Stringo l’elsa della spada, come se volessi che lei mi rassicurasse, non ho ancora deciso se la userò, deciderà lei. Gli altri mi fanno cenno.

E’ l’ora.

--Pantasilea ha scritto:
E così il giorno è giunto - pensò la donna mentre camminava per le strade cittadine.

Il viaggio era giunto alla meta, finale o intermedia poco importava in quel momento.
Aveva ricevuto il solito messaggio del Prefetto di turno. Si sarebbero occupati anche del mittente della missiva. Nulla sarebbe stato lasciato al caso.

Lei e il suo gruppo avevano preso delle camere in una bettola semi diroccata. Quando ci aveva messo piede, si era chiesta come faceva a restare ancora in piedi viste le sue condizioni. L'interno era anche peggio dell'esterno.
Appena entrati, furono assaliti da un tanfo di escrementi, umani o animali non era chiaro. Ebbe un conato di vomito che riuscì a trattenere a stento. Uno dei compagni, richiese le chiavi di due camere.

Salirono nelle stanze, per attendere il momento opportuno.
Aprì la finestra cercando di respirare aria meno fetida, ma solo in parte ci riusciva.
Messasi a sedere su quella specie di davanzale, osservava il cielo sopra la capitale. Cercava di pensare, di ricapitolare nella sua mente quanto doveva fare, ma quel persistente odore le impediva ogni minimo pensiero.
Uscì dalla stanza, e si immise nelle strade.

Osservava chi incontrava distrattamente, prestando più attenzione solo laddove un luccichio indicasse una lama appesa al fianco. Poche, pochissime guardie.
Si mise in cerca degli altri, sapeva che sarebbero arrivati anche loro quel giorno. Lui gli aveva accennato anche alla presenza di alcune loro vecchie conoscenze. Se li ricordava, e non sapeva come avrebbe reagito trovandoseli di fronte un'altra volta.

Decise che sarebbe andata a cercare lui e il suo gruppo, chissà se si erano già rincontrati – Speriamo non sia finita in rissa, sarebbe da lui... - pensò.

Mentre camminava ripensava a cosa l'aveva spinta lì.
Aveva pensato che una volta raggiunta la meta, avrebbe trovato le risposte, ma così non fu. Ancora non gli era chiaro cosa l'aveva spinta lì.
Era cambiata. Gli ultimi mesi l’avevano cambiata, se n’era accorta lei, come se n’erano accorti altri.
Se prima scendeva in piazza, difendendo con ardore i suoi ideali, ora si teneva sempre più lontana dalle piazze.
Se prima aveva remore nel trafiggere un essere umano con la sua spada, ora non si faceva scrupoli.
Era stanca, tremendamente stanca. Circondata dal solito pattume, tutto uguale ovunque andasse.
Aveva lasciato la sua casa, a causa di quella stanchezza e di quel pattume. Aveva viaggiato, in cerca di ristoro. E poi, quando sembrava esser giunta al momento del ritorno, aveva avuto quest’opportunità. Aveva accettato, d’istinto, senza pensarci troppo.
Eppure, nonostante tutto, ancora non sapeva cosa facesse lì. O forse lo sapeva nel suo profondo ma non voleva ammetterlo.

Si accorse di girare in tondo. Non li aveva trovati, né intravisti. Poco importava, al momento giusto sapeva dove sarebbero stati.
Continuò a girare per le strade della città, fingendosi una normale turista, avvicinandosi poco a poco all’obiettivo.
Mancava una manciata di tempo all’inizio di tutto. Il tramonto era vicino.

Liriel ha scritto:
Con gli occhi chiusi, tentando di calmare il respiro e di renderlo uniforme e regolare.
L’importante è mantenere i nervi saldi.
Si sentiva come un ragno che, dopo aver intrappolato la mosca, si prepara con deliberata lentezza a calare sulla preda agognata, bevendosi come rapito la sua paura e inebriandosi dei suoi ultimi istanti di vita.
Nervi saldi.

Costanza o meglio, solo Liriel, dal momento che stava tentando di lasciarsi alle spalle tutto il suo passato, fece un segno di avvicinarsi a quella specie di piccolo demonio che era la causa del suo trovarsi lì, ora, a fare il mercenario. Si era attardata a salutare l’altro gruppo e Liriel poteva capirla, anche lei avrebbe fatto così se avesse avuto con sé qualcuno a cui teneva. Ma non c’era più nessuno.

Ricontrollò nervosamente i pugnali che aveva addosso e lanciò una lunga occhiata alle altre figure che, come lei, si preparavano all’agguato. Poi, il segnale.

Liriel si slanciò in avanti, sguainando la spada, notando appena gli altri che si slanciavano all’unisono con lei. Raggiunse la prima sentinella. Quello non si aspettava nulla e fu facile metterlo fuori combattimento con un colpo deciso alla tempia, dato col piatto della lama. Meno vittime possibili, si era ripromessa. Anche le altre poche guardie furono messe fuori combattimento senza indugio e con silenziosa rapidità, e legate insieme nella stalla.

E ora, il pesce più grosso.
Salirono senza indugio gli scalini che portavano dentro il municipio. In fondo al corridoio, un ufficio ancora illuminato, e il rumore di una penna che graffia la pergamena.

Il sindaco, o meglio, l’ex sindaco, si alzò dalla sedia, attonito e subito due, fra gli uomini più robusti del gruppo, lo afferrarono per le braccia. Qualcuno, magnanimo, si degnò di spiegargli la situazione:

Non siete più voi il sindaco, adesso. Andate a casa, e non vi sarà fatto alcun male. Ma prima, vorremmo le chiavi.

Tra qualche imprecazione… come dannazione si dice “chiavi”?...touches!... fu fornita anche una sommaria traduzione:

Vous n'êtes plus le maire, maintenant. Rentrez chez vous, et il n'y aura pas de mal. Mais d'abord, nous aimerions les touches.

La donna che li guidava allungò la mano, mentre l’ex-sindaco si dibatteva, e gli sfilò le suddette chiavi dalla cintura. Poi i due lo “scortarono gentilmente” fuori.

Si udì allora un segnale… anche il castello era caduto. Tutti, di colpo si sentirono più rilassati e si buttarono a sedere un po’ dove trovarono posto. Qualcuno partì in esplorazione verso i magazzini. Liriel, con il respiro affannoso, si lasciò scivolare per terra lungo il muro, gli occhi chiusi, la tensione che scemava lentamente.

E una voce, che credeva rinchiusa nell’anfratto degli incubi che la tormentavano tutte le notti, senza requie. Durante il viaggio, vuoi per la fatica, vuoi per la silenziosa e partecipata simpatia di Tergesteo, erano diminuiti, tuttavia una volta a destinazione, si erano ripresentati. Suo marito, che le diceva che sarebbe tornato da lei. I morti non ritornano! – avrebbe voluto urlare.
E ora quella stessa voce…

…devo essermi addormentata e questo è un altro incubo, non c’è altra spiegazione.

Si tirò su, sempre tenendo gli occhi chiusi. Poi, con supremo sforzo, li riaprì:

Costanza, tesoro, ti ho cercato per mezza europa!

L’uomo che aveva davanti si stava slacciando l’elmo dal capo. Un paio di occhi verdi che, in un’altra serie di incubi aveva visto vitrei e spalancati in una silenziosa accusa, la inchiodarono al suo posto, in quell’ufficio male illuminato di un sindaco straniero.

No… non è possibile, tu sei morto, ho visto la tua tomba, a Pisa… ma cosa diamine…?

I contorni del suo campo visivo si fecero dapprima sfumati, poi furono avvolti dalle tenebre, che in breve invasero tutta la sua vista. Con un breve lamento, sentì che stava nuovamente scivolando a terra.

Già… nervi saldi.

--Demone_del_tardi ha scritto:
[rp]
Citazione :
Rodez (AAP) - Après deux mois de silence où la seule communication envers les habitants portait sur l'état, dégradé, des mines, le Rouergue s'est éveillé en fanfare, ce matin du samedi 23 septembre. L'ex-comte, levé de bonne heure, a fait proclamer "Que tous sachent ce jour, que cette nuit une bande de vil mecrant et de lache on prit la Mairie ainsi que le chateau" (sic) et a fait écrire aux habitants de Rodez pour leur ordonner de se révolter. Le château et la mairie sont en effet occupés par des gens de diverses nationalités : Italiens, Provençaux et même Rouergats.
Ils se déclarent regroupés dans une "Brigata fantasma", et affichent pour
objectif de transformer le fromage rouergat en mozzarella. La faiblesse,
voire l'inexistence, des défenses aurait permis cette double prise.

A six jours des élections comtales, l'on peut douter qu'une quelconque
intervention aura lieu, puisqu'il suffira à la seule liste en piste
d'attendre pour que les portes du château s'ouvrent d'elles-mêmes. L'état
du comté inquiète malgré tout la population, d'autant que la compagnie
brigande Jargor annonce publiquement sa volonté de venir à Rodez
reprendre le château.

Harpege, pour l'AAP

Citazione :
Rodez (AAP) - Dopo due mesi di silenzio, dove l'unica comunicazione inviata agli abitanti aveva come tema lo stato e il degrado delle miniere, il Rouergue si è svegliato con le fanfare questa mattina di sabato 23 Settembre. L'ex Conte, alzatosi di buon ora, ha proclamato "Tutti sanno che questa notte una banda di vili e codardi miscredenti ha preso il municipio e il castello "(sic) e ha scritto agli abitanti di Rodez per incitarli alla rivolta. Il castello e il municipio sono effettivamente occupati da persone di nazionalità diverse: italiani, provenzali e perfino Rouergats.
Dicono di far parte di una banda denominata "Brigata Fantasma" e si propongono come obiettivo quello di trasformare il formaggio del Rouerge in mozzarella. Difese deboli o inesistenti sarebbero all'origine di questa doppia conquista.

Sei giorni prima dell'elezione del consiglio, è dubbio che avrà luogo un qualsiasi intervento, dal momento che alla sola lista candidata sarà sufficiente attendere perché le porte del castello si aprano da sole. Lo stato della contea inquieta tutta la popolazione, nonostante la compagnia del brigante Jargor ha annunziato pubblicamente la volontà di andare a Rodez a riprendersi il castello.

Harpège per l'AAP
[/rp]

[hrp]Traduzione libera[/hrp]

Tergesteo ha scritto:
[rp]Ufficio del Portavoce per Diritto Divino [/rp]

"E' permesso , Eccellenza?" disse timidamente il messo affacciandosi alla porta.
"Entra e non dire cazzate ... che c'è? Sto lavorando!" rispose secco Tergesteo stropicciandosi il mento.
Indi si rivolse all'interprete al suo fianco :
" Senti Gaston ... non me ne frega niente che tua madre è italiana di Voghera : io ti dico solo che se la traduzione è sbagliata ti inc ... oraggerei a stare più attento, ecco!" .
Certe espressioni non si confacevano a un Portavoce.
Eletto per volontà Divina, per giunta.
Che detta cosi' onestamente è una cazzata : semmai ti è andata di culo che hai sopraffatto le guardie e ora ti godi la vittoria.
Oddio , vittoria ... stare dietro la scrivania per una Compagnia di Ventura sarebbe come dire che la vittoria di una meretrice sia prendere i voti.
Ma pazienza.


"Insomma che c'è ...sputa il rospo!E sputa piano che altrimenti l'interprete mi diventa isterico .. Gaston mi raccomando pure tu"
Il messo , in francese, proseguì.
"Ci sono missive per vostra Eccellenza ..."
"Vedere..."

C'erano diverse lettere e alcuni dispacci.

Tergesteo aprì per primo un comunicato ufficiale :


[rp]De Nous, Natale Adriano di Foscari Widmann d’Ibelin, XIII Coms de Toulouse, par devant Sa Majesté, Acclamé par les Toulousaines & les Toulousains, & pourla Gloyre du Très Haut ;
A nos, Frères et Sœurs du Rouergue ;
Toulouse le 23 Octobre, Ano Domini 1458




    Nous apprenons avec douleur la situation dans laquelle cette belle province est plongée ainsi que les soutiens affichés de meneurs de l’Hydre souhaitant reprendre le castel de Rodez.


    Que Toulouse veille sur sa propre défense, mais est prête à venir aider son voisin et ami. Qu’il est temps pour les deux provinces occitanes de pouvoir coopérer pour regarder l’avenir ensemble.
    Nous entendons l’appel à l’aide de l’ex Comte de Rouergue. Nous sommes fort désappointés qu’une escale en Rouergue puisse se terminer ainsi. Il s’avère que le Rouergue est désormais tombé aux mains d’un groupe de révoltés, venus de plusieurs contrées et notamment d’Italie par bateaux en Languedoc.
    Nous sommes atterrés car par notre intermède les ports du Languedoc leur ont été ouverts pour leur permettre d’accoster.
    Néanmoins, si la chape de plomb est aujourd’hui percée en Rouergue, nous nous tenons prêt, si la demande est faite par les habitants et les forces vives de la contrée, à étudier le cas une intervention afin de pouvoir venir en aide à nos prochains.
    Nous en appelons au Sud qui toujours eu a ployer face à la menace de l’Hydre et du Jargor à enfin relever la tête et de se débarrasser de ces vermines.

[/rp]


"Si vabbè ... buoni questi , te li raccomando ..." ridacchiò Tergesteo.
"State in campana Gaston .. che i liberatori a volte ve lo schiaff ... insomma ..hai capito , no?"
"Perfettamente Eccellenza"
"Si vabbè ..."


Altra busta.
Tergesteo aveva una certa sensazione di dejavù.



[rp]Bonjour,

J'ai eu vent de vos exploits par un ami qui est en Rouergue et je voulais vous féliciter. J'espère pour vous que les Rouergats avaient un peu renfloué les caisses depuis notre dernier passage. En tous cas, bravo pour votre prise du château et encore plus pour vos articles de lois. Ceux qui rédigent les interminables codex ou coutumiers devraient s'en inspirer! C'est excellent!

Au plaisir de croiser un jour votre route.
[/rp]

Firmata da una donna ... la cosa cominciava a prendere una piega interessante.

Altro proclama.


[rp] Aux Nobles Rouergats,

Nous, Lord Mick, élue au conseil du Rouergue par la voix de son peuple. Reconnue Comte du Rouergue légitime, faisons savoir que l'heure est grave, Le Rouergue est assiégé par des pillards.
En ce 23 Octobre 1458, levons le Ban en appelant la Noblesse Rouergate à honorer leur Serment d'Allégeance envers le Rouergue et son peuple.

Tous les Nobles doivent faire acte de présence au Rouergue dans les plus bref délai qu'ils leur seront possible de faire.


Rodez, le 23 Octobre 1458

Lord Mick

[/rp]

"Ma si sono portati via i sigilli nella fuga dal Castello? Mamma mia ma questi son burocrati dentro!"

Altre due buste, di gente comune, che rispondeva al nuovo codice legislativo del Governo Fantasma

[rp]
A la compagnie "brigata Fantasma"

-Que vous sachiez:

-Que je me suis levé du pied gauche ce matin.
-Que je suis de mauvais poil.
-Que je suis en vacances en Rouergue avec mes jargogos et que je n'ai pas pu faire la grâce.
-Que j'avais prévu d'aller ramasser des champignons aujourd'hui.
-Que je devrai me passer d'une omelette.
-Que ça ne vas arranger mon humeur.
-Que j'ai pris du bide ces derniers temps.
-Que mes hommes sont un peu rouillés.
-Qu'ils ont envie de taper sur des italiens, allez savoir pourquoi.
-Que je ne suis pas contre un peu d'entraînement physique.
-Qu'il est inutile de changer de nationnalité.
-Que je vais donc venir à Rodez aider le Comte à vous botter le cul.

Fait à Villefranche, le 22 octobre 1458

Rix, chef du Jargor

[/rp]

[rp]Milhavois,
rentrez poules et agneaux.
Que pitchounes ne traînent.
La vague étrangère une fois,
traversait la cité sans dommages.
Une fuite en retour
pourrait associer des ravages.
Gardons notre enceinte,
autant que faire ce peut.
Murons les contreforts
où se cachent nos caves.
Jamais nos fromages
ne seront associés
aux ritals lavasses.

Maître Nim,
grand bourgeois rouergat.[/rp]

"Ahaahahahah ma si sono incazzati forte per questa storia del formaggio!
Popolo bue! Che non sai distinguere lo scherzo dalla serietà ... ti meriti giogo ben peggiore del nostro ... e arriverà , perchè siete un popolo di schiavi! Sei d'accordo , Gaston?"
"Ovvio Eccellenza"
"Sei un pallemosce Gaston ... ti meriti di restare in questo buco di città a vita"
"Come desidera , Eccellenza"


Tergesteo sopirò, estrasse due involti e li allungò al messo.
"Toh..va ad affiggerli all'Albo pretorio del Municipio e bada che nessuno li tocchi che già le galere sono piene e il Giudice stamane non scherza! Chiaro?"**
"Sissignore"


[rp]Popolo del Rouergue! A tutti quelli che sentiranno, ascoltate!
Noi Tergesteo Barbarigo, Portavoce per volontà divina :


In questa notte del 22 ottobre la Compagnia di Ventura "Brigata Fantasma" ha assunto il pieno controllo della città di Rodez e del suo Castello, cuore pulsante del paese.

Le poche difese oppostesi al nostro ferro sono state spazzate via come foglie secche dal vento di Maestrale.
Chiediti, popolazione abbandonata, dov'era chi doveva difenderti!
Chiediti, popolazione dissanguata, dov'era il denaro per pagare le guardie!
Chiediti, popolazione sola, dov'era il tuo esercito!

Qual'è stata la tua opposizione al nostro ardimento, governo del Rouergue? Chiederci i permessi, farci timbrare i documenti?
Tutta qui la vostra determinazione?

Popolo del Rouergue!
E' toccato a noi mettere a nudo la malattia che vi stava portando alla morte: abbi ora la forza di curarti!
Siamo noi quel cerusico che t'ha indicato la cura ... e come ogni buon cerusico che bene ha operato esigiamo la nostra mercede!

Badate, figli del Rouergue, a non ricadere nella malattia o in futuro sarete terra in altrui signoria.

Chiediti, Rouergue!
Dov'era il Re di Francia? Era a difenderti, terra di Rouergue?
No, era troppo impegnato a esercitare il suo "potere" in terra altrui, senza mostrare il proprio volto bensì tramite una giustizia ineguale!

Dov'era il Conte? Era a difenderti, terra del Rouergue?
Dov'era questa entità vagheggiata, fino a dubitarne l'esistenza?

Erano forse a difendervi?

Rammenta d'ora innanzi, terra di Rouergue: oggi la Brigata Fantasma era risoluta a mostrarvi il vero volto dei vostri governanti.
Domani chi vi imporrà il giogo non sarà altrettanto clemente.

Fatto a Rodez, il 23 ottobre dell'anno di Grazia 1458

[/rp]

"E questa è l'altra : bada che il Giudice sta facendo faville ..che stiano in campana..tutti!"


[rp]
Primo Decreto del Principe Fantasma
Saluti a voi, Popolo del Rouergue! Oggi noi, il Principe Fantasma, prendiamo in possesso le redini del vostro Paese.
Nel pieno della nostra Saggezza, Magnanimità, imponiamo a Voi un nuovo codice legislativo, certi che sia il migliore possibile, e che nessun dannatissimo Pangloss proveniente da nessuna parte possa nemmeno immaginarne uno migliore.

Art. 1 Principi
Il Rouergue da oggi diventa una dittatura oligarchica fondata sul formaggio; la sovranità appartiene alla Brigata Fantasma che la esercita senza forme e senza limiti, ma con tanto charme.

Art. 2 Diritti e doveri dei cittadini
I cittadini del Rouergue riconoscono il Principe Fantasma come Saggio Supremo e si impegnano ad obbedirgli e compiacerlo nei modi seguenti:

La mattina i sudditi del Principe cammineranno scalzi fino a mezzogiorno per evitare di disturbare il Principesco Riposo.
Non indosseranno mai, per alcun motivo, calzini di colore beige.
I produttori di formaggio si impegnano a smettere di produrre Cabécou per convertire tutto alla produzione di Mozzarella, Parmigiano, o Grana. Inoltre saranno molto grati al principe per la magnanimità che egli dimostra nel dare loro quest'ampia scelta.

Art. 3 Sicurezza
Si impongono le seguenti norme di sicurezza:
Si fa divieto alle donne di indossare quelle ridicole tende da circo in testa; esse infatti si prestano facilmente a nascondere un accampamento di eserciti.
Si fa divieto di viaggiare in gruppi armati, gruppi singoli, gruppi semplici, gruppi abeliani.
Si vieta alla popolazione di parlare a bocca piena.


Art. 4 Il Consiglio
Il consiglio è composto da 12 consiglieri. Essi sono bravissimi, bellissimi e il loro giudizio è insindacabile.
E' fatto divieto di fare richieste di permessi a qualsivoglia membro del consiglio, cosa evidentemente inutile. E' altresì vietato lamentarsi in caso di morte accidentale.
I consiglieri non sono tenuti a rendere conto delle proprie azioni e possono cambiare ruolo quando vogliono.


Art. 5 Dei delitti e delle pene
Da questo momento decadono tutte le leggi dello Stato, ad eccezione della Carta dei Giudici. Chi non è soddisfatto, sfidi il reo in regolare duello in lizza.
Fatto a Rodez, il 23 ottobre dell'anno di Grazia 1458

[/rp][/rp]

Tergesteo congedò prima il messo e poi l'interprete.

"Compagnia di Ventura "Brigata Fantasma" ..." mormorò.
Estrasse un sigillo da un casetto, fece colare su di un foglio della ceralacca dopo averla fusa.
Un colpo secco.


[rp][/rp]

"Fanculo! Questo dovevo usare ... non 'sti timbri da sconfitti! Bah ...imparerò mai a fare il portavoce?"

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MessaggioTitolo: Re: [RP]Con gli occhi chiusi   Dom Dic 19, 2010 4:34 pm

Liriel ha scritto:
Epilogo della sera precedente.




Ecco… si sta svegliando. Stai bene, Liriel?

Compagni più o meno preoccupati si chinavano su di lei, mentre altri frugavano quell’ufficio mettendolo a soqquadro. Qualcuno l’aveva distesa su due panche accostate e le aveva messo un mantello ripiegato sotto la testa. L’uomo, che avrebbe dovuto essere morto ed inspiegabilmente era lì stava seduto con aria preoccupata. Liriel si tirò su, accettò con gratitudine un sorso da una fiaschetta che una mano amica le porgeva.

Immagino abbiate bisogno di parlare un po’… non metteteci troppo, appena finito qui andiamo tutti al castello, girare da soli potrebbe essere pericoloso. Non si sa mai quando le prede possono diventare predatori.

Passarono interminabili momenti di silenzio.

Costanza, io…

Lei si mosse con la rapidità del ragno che ha deciso di porre fine definitivamente alla vita della mosca. Gli afferrò il braccio, gli tirò su la manica e gli girò il polso per scoprire l’interno dell’avambraccio. Una lunga, irregolare cicatrice ancora rossastra correva dal polso fino al gomito. Gli mollò il braccio e la sua mano si abbatté sul viso di lui, schiaffeggiandolo con violenza.

VISSENTE CARROZ, SEI UN IDIOTA! COME HAI POTUTO?

Aveva accettato, inconsapevolmente, che lui fosse morto e tuttavia ancora vivo, un’accettazione viscerale, esulante dai normali percorsi della logica e del pensiero razionale.
Lui ristette, la testa lievemente piegata verso destra.

Costanza, mi dispiace tanto, io…

Costanza è morta! L’ho uccisa io quando mi è arrivata quella lettera! O meglio, l’hai uccisa tu per mia mano. E quello che i monaci hanno salvato, non è abbastanza.


Il tono, da sommesso e gelido, si fece improvvisamente alto e stridulo.

TU! TU, CHE NON MI HAI PERMESSO DI AIUTARTI! TU, SEI FUGGITO LASCIANDOMI IN QUELLA DANNATA SITUAZIONE, CON UNA BIMBA DA CRESCERE, SENZA UN SOLDO, SE NON FOSSI GIA’ STATO DANNATO TI AVREI MALEDETTO IO…

La voce si ruppe in un sussurro intervallato dai singhiozzi.

…e ora sei qui… com’è possibile? Se Aristotele esistesse avrebbe un dannato senso dell’umorismo.. ma dev’essere qualche potenza infernale che ti ha rimandato qui… ma come…?

Ormai piangeva a calde lacrime, e non oppose resistenza quando lui la strinse a sé. Lei non poteva vederlo, ma Vissénte scosse il capo e affondò la guancia, dove spiccava ancora il segno delle sue dita, nei suoi capelli.

Non lo so. Mi hanno detto che mi hanno trovato che vagavo, completamente fuori di me e quasi morto di stenti nelle campagne attorno a Pisa. Delle persone gentili mi hanno accolto e, appena mi sono ripreso, mi sono messo alla tua ricerca. Mi hanno detto che ti avevano visto partire verso nord, e mi sono messo sulle tue tracce. Sono dovuto tornare indietro a Piombino e prendere una nave per seguirti in Francia ma… non avendo il denaro, l’unica soluzione che ho trovato è stata arruolarmi. Immagina la mia sorpresa quando ho scoperto che avevi fatto lo stesso. Non ricordo altro.

La scostò da sé e la prese per le spalle, cercando di guardarla negli occhi:

Costanza, dov’è Eleonora? Perché non sei andata a Siena, da mia madre? Lei avrebbe potuto aiutarti…

Lei tenne gli occhi bassi. Scosse il capo.

No, non avrei mai potuto chiederle una cosa del genere. Già mandare lì Eleonora è stato un duro colpo per me. Ma non potevo educarla come si deve, e mi sono resa conto che non potevo continuare facendo la sguattera o la lavandaia. Quando Tergesteo e quel piccolo demonietto, che mi hanno accompagnato per caso da Piombino fino a Massa, mi hanno proposto questo contratto, mi è parsa la cosa migliore accettare. Mi pagano bene, e sono libera come non lo sono mai stata.

E così siamo vincolati dallo stesso contratto. Siamo in ballo, non ci resta che ballare… ma che faremo poi? Oh Costanza, ho percorso mezza Europa e mi sono arruolato in una compagnia di ventura per ritrovarti ma… sono stato uno stupido. Qualcuno, chissà chi, mi ha dato una seconda opportunità, ma senza di te non ha alcun senso. Vuoi darmene una anche tu?

Ma Vic
– tornò a quel nomignolo familiare senza accorgersene – anche io sono cambiata, nel frattempo. Non posso tornare alla vita tranquilla di un tempo. Non dopo aver visto quanto è ignavo il gregge, con gli occhi del lupo, non posso tornare pecora.

Sarò lupo con te, se lo vuoi.


Non ci furono più parole, e si lascia alla fantasia del lettore che avvenne in quel silenzio, rotto da qualche sghignazzata:

Ehi piccioncini!

Che carini!


Una risata volgare.

Vi lasciamo qui e facciamo i conti senza di voi.

Poi quella che Liriel chiamava “il piccolo demonio” li apostrofò quasi gentilmente:

Chi paga non aspetta, Liriel. Lui è al castello, e non attenderà ancora a lungo.

Sta bene, andiamo allora.


Ma quando si avviarono, Liriel gli stringeva la mano.

Eriti ha scritto:
Il duplice assalto era andato a buon fine, tutto come calcolato.
Era particolarmente allegra. La tensione antecedente l’azione l’aveva distrutta. Temeva che i vecchi dissapori fra loro, potessero mandare all’aria tutto. Ciò non fu. E per questo era allegra.

Le porte del castello si aprirono davanti a loro, emettendo appena qualche cigolio. Le poche guardie furono sistemate, con rapidi colpi secchi. Vivi, storditi, con qualche acciacco, ma sarebbero ritornati alle loro case, con un nuovo governo, però.
Avevano agito come dovevano, come Fantasmi nella notte.

Come si furono impadroniti del castello, si divisero i ruoli.
Gli furono lanciate le chiavi del Tribunale, e un semplice “divertiti” fu la direttiva.

Con il nuovo Giudice, si avviò al tribunale, non senza una scorta di vino francese appena traf… prelevato dalle “loro” cantine ducali.
Il Giudice prese posto nel suo ufficio, davanti a se alcuni imputanti in attesa di giudizio, sentì la prima sentenza: “Per me sei innocente… adesso portatemi un’altra bottiglia di vino… *hips*” per poi dirigersi nel suo ufficio.

Si sedette sulla poltrona, e iniziò a controllare le scartoffie sulla scrivania.
Buttò a terra il codice delle leggi ducali –
Queste non servono più, da oggi vige il nuovo Codice Legislativo Fantasma – prese una copia del loro codice e con il tagliacarte lo inchiodò al tavolo.

Bene, bene… iniziamo… il primo non può non essere che lui, oltraggioso il suo comportamento!

Redasse quindi la prima accusa:

    Vostro onore, siamo qui oggi per accusare Lordmick.
    Egli ha palesemente infranto il nuovo codice leggi: è stato infatti colto stamattina mentre chiacchierava rumorosamente facendo colazione con un croissant alla crema e tenendo gli stivali ai piedi. Ha evidentemente violato sia l'articolo 2.1 che l'articolo 3.3 del nuovo codice legislativo. Reati gravi, vostro Onore! che richiedono una punizione esemplare.


Il secondo ad essere processato, deve essere l’ex Prefetto, che con le sue assurde richieste di permessi ha rotto non poco:

    Vostro onore, davanti a voi c'è una donna che ha disturbato gravemente le azioni della Brigata.
    Ella ha cercato di minare la discendenza del Conte: i suoi nobili Cabasisi sono infatti stati messi a dura prova dalle richieste di permesso di questa donna. La cosa più grave è che Cassandres ha agito in via preventiva, senza nemmeno sapere chi avesse davanti. Chiedo che sia fustigato sulle terga in pubblica piazza per questo.


Seguirono poi vari processi… al Ministro del Commercio e allo Sceriffo:

    Vostro onore, vi chiedo di giudicare questa dama per frode e speculazione economica. La legge non è presente nell'attuale codice, ma come ben sapete la nostra fantasia non ha limiti. E' un fatto che abbiamo trovato le casse vuote e non abbiamo potuto ottenere il giusto compenso per il nostro buon lavoro.


… a chi disturbava il sonno di Sua Maestà il Principe Fantasma:

    Vostro onore, quest'uomo/donna porta tuttora le proprie calzature dopo averle tenute per tutta la mattina. E' evidente che hanno camminato disturbando il riposo di Sua Maestà. Aggravante: ha fatto parte del precedente consiglio, non impegnandosi affatto per contrastare la Nostra salita al potere e privandoci quindi di un sano combattimento.


… a quelle donne che portavano quei ridicoli cappelli a tenda:

    Vostro onore, questa donna viola l'articolo del codice penale: vi prego di considerare il rischio alla sicurezza che la tenda sulla sua testa comporta.


… al sindaco che non ha saputo difendersi:

    Vostro onore, questo uomo è colpevole di negligenza, e quindi di tradimento verso il Rouergue.
    Con le sue non azioni, ha di fatto avallato l’ascesa della Brigata Fantasma.
    Richiedo come pena 100 giri di corsa della piazza principale con un masso legato al collo.


… agli insegnanti, che non attenendosi al nuovo Codice, hanno insegnato altro invece de “L’arte di fare la mozzarella – conoscenze di base”:

    Vostro onore,
    Ninaprovence (Leconteur) ha ai nostri occhi la colpa di insegnare all'università senza recepire le lezioni di Sua Luccicanza Abraxasbellum. Costei (costui) infatti sta insegnando anatomia, anziché insegnare la fabbricazione della mozzarella.


… a chi ha osato descrivere male la Brigata Fantasma nel bollettino del notiziario internazionale:

    Vostro onore,
    Harpege è colpevole di aver parlato di noi in un articolo limitandoci alla mozzarella. Non ha fatto una parola del bellissimo comunicato di Tergesteo Barbarigo, Portavoce per volontà divina; non solo, ma il titolo dell'articolo parlava delle miniere del Rouergue, senza mettere in prima linea la brigata Fantasma.
    Chiediamo pentimento ed una maggiore considerazione dei nostri atti.


… a chi in pubblica piazza aveva oltraggiato Sua Maestà il Principe Fantasma:

    Vostro onore,
    quest’uomo con il suo linguaggio ha oltraggiato Sua Altezza il Principe Fantasma, per questo chiedo una punizione esemplare come 100 frustate sulla schiena e le scuse pubbliche.


… a chi entrava nella taverna Municipale presidiata dai Fantasmi:

    Vostro onore,
    questa persona si è macchiata del crimine di appropriazione indebita del nome della Brigata Fantasma.
    Entrando nella taverna dedicata al nostro amatissimo Principe Fantasma, essa ha dato modo di sospettarla come appartenente non ufficiale della Brigata. Questo è intollerabile!
    Per questo, chiedo come condanna la marchiatura a fuoco della lettera L di ladro sul suo corpo.


… a chi aveva un caseificio, ma non produceva Parmigiano Reggiano DOC, come da nuovo Codice:

    Vostro onore, questa donna possiede un caseificio, ma non ha fatto del Parmigiano per la Brigata. Siamo molto dispiaciuti di non avere ricevuto nessuna forma di buon formaggio. Di conseguenza, chiedo che sia giudicata.


… a chi parlava con la bocca piena:

    Vostro onore,
    quest'uomo è stato sorpreso intento a parlare con la bocca piena. Siamo disgustati e chiediamo che venga punito.


… e a chi nascondevano in casa dei calzini beige:

    Vostro onore, questo uomo è stato trovato con le mani nel cassetto dei calzini. Possiede una coppia di calzini beige! Ricordando l'articolo2.2 della Legge, chiediamo che sia condannato ha pulire i servizi del municipio.


Fu un lavoro arduo e impegnativo, al termine del quale si prese il meritato riposo: diverse bottiglie di vino annata 1439.

--Il_Marinaio_Errante ha scritto:
[rp]Oh che bel castello
Marcondirondirondello
Oh che bel castello
Marcondirondirondà

Il tuo è proprio bello
Marcondirondirondello
Il tuo è proprio bello
Marcondirondirondà

Noi lo assalteremo
Marcondirondirondello
Noi lo assalteremo
Marcondirondirondà

E lo svuoteremo
Marcondirondirondello
E lo svuoteremo
Marcondirondirondà

E a noi chi c’aiuta?
Marcondirondirondello
E a noi chi c’aiuta?
Marcondirondirondà

Ma dov’è il tuo Duca?
Marcondirondirondello
Ma dov’è il tuo Duca?
Marcondirondirondà

Il mio Duca dorme
Marcondirondirondello
Il mio Duca dorme
Marcondirondirondà

Chiedi al Capitano
Marcondirondirondello
Chiedi al Capitano
Marcondirondirondà

Lui non ha soldati
Marcondirondirondello
Lui non ha soldati
Marcondirondirondà

E il Sindaco che fa?
Marcondirondirondello
E il Sindaco che fa?
Marcondirondirondà

Lui vi ha fatto entrare
Marcondirondirondello
Lui vi ha fatto entrare
Marcondirondirondà

E l’Imperator che dice?
Marcondirondirondello
E l’Imperator che dice?
Marcondirondirondà

Lui se ne frega
Marcondirondirondello
Lui se ne frega
Marcondirondirondà

Quasi quasi noi siam meglio
Marcondirondirondello
Quasi quasi noi siam meglio
Marcondirondirondà

Di sicuro non peggio
Marcondirondirondello
Di sicuro non peggio
Marcondirondirondà

Noi mostriamo al volgo
Marcondirondirondello
Ceppi suoi e catene
Marcondirondirondà

Ciò che non si vede
Marcondirondirondello
Non si può spezzare
Marcondirondirondà[/rp]

The_prince ha scritto:
Si era esiliato volontariamente in una casa diroccata nei pressi del boschetto adiacente al Castello del governo con la secca richiesta di non essere disturbato.
Il tempo degli inganni e delle bugie era finito.
La maschera veniva calata con fredda precisione, e si spogliava degli abiti purpurei con le effigi nobiliari gettandole da un buco nelle mura del rudere.
Sarebbero state ottima refurtiva per i boscaioli del posto.

Sistemò delle rune sul terreno in cerchi concentrici e prese a danzare come in preda a fumi esoterici che gli scorrevano dentro le vene come un fuoco in una fornace. Il rito celtico della guerra era ciò che più aveva a cuore di fare ed aveva seguito alla lettera le indicazioni del suo tutore. Al collo aveva sistemato una collana con un rametto di vischio, e sulla pelle con inchiostro aveva dipinto caratteri runici che ricordavano le sue origini Irlandesi, la sua vera famiglia.
Ghignava in preda al delirio ripensando al dialogo con quel milanese, pensava che sarebbero andati molto d'accordo.

In fondo erano simili. Come due nemesi.
Ed era certo che l'uomo lo sapesse dentro di sé, tanto da soffrire in ogni fibra del suo corpo.
Ma tutto era pronto: il sacrificio era consumato, e tutto procedeva inesorabile come su un piano inclinato.
Impossibile arrestare il corso degli eventi.
S'infilò una giubba nera smanicata ed un pantalone corvino. Legò arco e faretra alle spalle, saldò la spada alla cintola e per ultimo, usò il poco inchiostro che gli era rimasto per intingersi la pelle sotto gli occhi con segni orizzontali.

Uscì per ritrovarsi a cavallo al punto d'adunata e trovò tutti pronti ed in fibrillazione, ognuno a modo suo.
Sotto un cielo pesante come piombo, uomini e donne dalle gole secche di fuoco, affilavano le loro armi pronti alla pugna, determinati alla vittoria in un modo o nell'altro.
Si posizionarono tutti in assetto da battaglia, nascosti tra la coltre di nebbia e la fitta boscaglia.

Boschi.
Ne è pieno la Francia.
Sembrano fatti apposta per vivere da fantasmi.

Etereo si muoveva Edoardo a cavallo passando in rassegna le truppe.
Prassi. Abitudine inamovibile. La guerra è fatta di particolari, e di alcuni l'uomo non riesce a farne a meno.
Quando tutto fu pronto chiamò il gonfaloniere e ordinò di alzare il vessillo della Brigata fantasma.

E fu un attimo, come il temporale estivo. Chiamò la carica e tutti si precipitarono iratamente verso l'inferriata del castello di Rodez.
La nebbia fu preziosa alleata. Sotto le mura le sentinelle non si accorsero per tempo della venuta e arrancavano goffamente sui ballatoi per cercare aiuto nell'esile guarnigione reale.

Quando le mura caddero sbriciolate, la carica fu devastante. I pochi difensori traballarono cadendo sconfitti rapidamente. In breve tempo un drappello d'armati occupava la sala del governo imponendo con le armi la ritirata alle truppe ed ai consiglieri, comodi nelle loro pellicce d'ermellino e dal loro accento snervante. Quante volte Edoardo avrebbe voluto puntare un pugnale alla carotide di quei sporchi francesi.
Il gonfaloniere si arrampicò sul bastione nord, la torre più alta e scaraventò giù per le mura le insegne del Rouergue sostituendole con quelle della Brigata Fantasma.

Dall'alto delle mura, sporchi di fuliggine e con le membra stanche, osservarono gli occhi vitrei dei nemici mentre si allontanavano nella boscaglia.
Come degli spettri risorti dall'entroterra, senza casa e senza dimora.
Virili e tenaci guerrieri avevano occupato le loro.

F.petrus ha scritto:
[rp]***Ogni contrada è patria del ribelle
ogni donna a lui dona un sospir
nella notte lo guidano le stelle
forte il cuor e il braccio nel colpir ***


Era stato assegnato alla squadra che si sarebbe dovuta occupare del municipio.
Due donne, Siria e Liriel, guidavano l'operazione.
Nonostante il suo rango elevato, il Conte era ben felice di non aver più responsabilità dell'artigiano alla sua destra.
Era arrivato al punto d'adunata ammantato di nero, con la sua leggera corazza lightly clanging ed aveva poi seguito i suoi compagni nella furiosa, eppure misurata nei modi, irruzione nel municipio.
Nessun uomo venne ucciso - Sarebbe curiosissimo vedere questa Liriel inquadrata in un reggimento che marcia verso la battaglia... - e così giunsero a catturare il Sindaco.

Ferenç Petrus ebbe la gentilezza di comunicare all'ex-Sindaco la sua attuale condizione e le richieste avanzate dalla nuova amministrazione.
Non siete più voi il sindaco, adesso. Andate a casa, e non vi sarà fatto alcun male. Ma prima, vorremmo le chiavi.
Dopo essersi consultato, con un po' di nervosismo, con gli altri membri del gruppo, ricomunicò il messaggio in francese.
Vous n'êtes plus le maire, maintenant. Rentrez chez vous, et il n'y aura pas de mal. Mais d'abord, nous aimerions les touches.
Presero poi a perlustrare l'intero edificio, mentre Liriel ridiscuteva i rapporti di coppia con quello che Petrus identificò come suo marito.
A sentirla inveire contro di lui, pensò di averla giudicata troppo male e, inwardly, parteggiava sinceramente per i suoi argomenti e si riallietava per ogni stoccata morale che andava a segno.

Verso le quattro-cinque del mattino, concluso il lavoro, reinfoderò infine la spada, infagottò la corazza per non farla più cigolare e, pretendendo di farsi accompagnare da una ragazza del gruppo, tornò alla sua locanda.
Quando arrivò a venti metri dall'ingresso, si voltò, dacchè ella lo seguiva a qualche passo di distanza: tratteneva a stento le lacrime.
Forse avrei dovuto spiegarle tutto già da prima... pensò il Conte, mentre cominciava a provare un certo senso di colpa. Sfoderò il suo miglior sorriso di comprensione ed empatia e prese a dirle a bassa voce:
"Giovine, stai allegra! Sono lieto di annunciarti che hai capito poco e niente. Ho già il cuore impegnato con tale Sonora Eva Rebecca Bardi Colonna. Adesso ci salutiamo con calore e ad alta voce, in modo tale che la genti pensi ciò che tu hai pensato fino a poco fa. Così il taverniere non farà dmande su dove ho passato la notte e tu potrai vantare un alibi e la garanzia di un nobile."
Poi, come inteso, si salutarono laudly e fondly di fronte alla porta della locanda dove alloggiava Ferenç e si separarono. La vide allontanarsi di fretta e con passo lieve, senza timore di incontrare alcun malintenzionato. Aveva una spada e sapeva maneggiarla, nonostante se ne fosse ricordata solo allora.

*******

L'indomani, di prima mattina, partì di gran carriera. Unitosi al gruppo che gli era stato assegnato, corse al galoppo verso un'altra città.

*******

Domenica. Giorno del Signore.
Insospettabili.
Prendere alloggio, preparare armamentario, vestiti e attrezzature varie. Discrezione massima.
Il Principe Fantasma, intanto, cominciava a diffondere il suo verbo per mezzo del Portavoce per Diritto Divino.
Ferenç Petrus, nella sua stanzina affittata, leggeva un messaggio del Ciambellano Ungherese circa la discussione d'un trattato fra i Regni delle Due Sicilie e d'Ungheria.
Nella taverna di sotto, s'informò dalla lacondiera circa i fatti che erano avvenuti il giorno precedente ed offriva da bere agli astanti.


***Io considero il mondo per quello che è: un palcoscenico dove ognuno deve recitare la sua parte.***
[/rp]

________________


alias

Liriel ha scritto:
Avevano lasciato la Capitale in silenzio e alla chetichella, osservando sulle mura i francesi che si organizzavano per l’assalto. Per quando avessero attaccato loro sarebbero già stati lontani. Carri innocui con poche persone, gruppi poco numerosi a piedi, e se l’erano svignata.
Avevano dovuto a malincuore separarsi, Vissénte era assegnato ad un altro gruppo ed era fondamentale che tutto andasse secondo i piani, si sarebbero rivisti in serata.
Sempre cercando di farsi notare il meno possibile, appena giunti nella cittadina di Villefranche avevano cercato qualche bettola fuori mano per riposarsi e prepararsi per i piani della sera.
Cercare di dormire e di non dare nell’occhio. Niente risse, vietato ubriacarsi, cercare di non riunirsi in gruppi numerosi, parlare poco e piano. Queste le indicazioni che correvano tra le loro file.
Liriel aveva dato queste direttive ai suoi, ma era incapace di seguirle lei stessa. Il letto, nonostante avesse dormito da sola negli ultimi mesi, le sembrava improvvisamente freddo e vuoto come le era parso in quei primi giorni a Piombino.

Sta bene, arriverà stasera, non gli accadrà niente.
Dio, è incredibile come il desiderio di laudano non mi abbandoni…


Coi capelli lievemente spettinati dopo essersi rigirata invano nel letto per un po’, si risolse ad alzarsi con un sospiro e decise di andare a cercare qualcosa da bere. Non troppo, solo un goccio.
Nella sala comune della taverna trovò un volto noto. Uno dei nobili del sud che si era unito a loro, chissà perché, così le sembrava di ricordare.
Uno strano uomo, taciturno, ma curioso a suo modo.
Stava riverso su una panca, la giubba aperta e la camicia quasi fuori dai calzoni. Teneva un bicchiere in mano e lo sguardo perso nel vuoto.
Quando la vide, sobbalzò e freneticamente tentò di rendersi presentabile, facendole poi un cerimonioso cenno, di quelli a cui sono abituate le gran dame, e Liriel mandò un risolino, pareva non rendersi conto di quanto lei fosse estranea a quei modi.

Ad ogni modo, accettò in un bicchiere quasi pulito il contenuto della bottiglia che stava sul tavolo. Esordì:

Voi lo sapete il mio nome, suppongo. O meglio, sapete che mi chiamano Liriel…

Annuì. Decisamente poco loquace.

Non mi ricordo il vostro di nome, invece…

Ferenç Petrus Vasa, madama.


Secco, tuttavia aveva una bella voce morbida, dal tocco educato e dalla sonorità piena, così diversa dalla parlata aspirata che aveva acquisito lei vivendo in Toscana. Come sempre non riuscì a frenare la propria lingua, e fece la domanda che tanto pesava sulla sua coscienza:

Voi lo sapete perché siete qui?

Perché, voi no? Mi pareva che il piano fosse chiaro…


Liriel rimase un attimo interdetta dalla risposta. Stava per replicare, quando lui alzò la mano per fermarla.

Scusate, sono un po’ nervoso.

E non lo siamo forse tutti?

Diciamo che trovavo la mia aria soffocante, avevo bisogno di cambiare un po’. O meglio, forse volevo completare la mia formazione. E’ così nobile ammuffire tra le scartoffie?

In effetti non sono nella condizione di dire cosa sia nobile e cosa no. Io sono qui perché pensavo di non aver nulla da perdere, e ora che invece ho ritrovato qualcosa, non vorrei comunque essere altrove.

Suppongo vi riferiate a vostro marito.


Annuì. Con quella domanda l’uomo sembrava aver vinto la propria reticenza a parlare.

Sì, io l’ho creduto morto, e invece ora è qui. Ma ciò che più mi spaventa, è che non voglio tornare indietro, non ho nostalgia per la vita tranquilla che ho lasciato. Sono davvero una persona così orribile per questo?

Tergesteo ha scritto:
[rp]Rodez, sabato 24 ottobre[/rp]

"Milanese, i cavalli sono pronti fuori città ..."
Tergesteo alzò lo sguardo dai documenti sparsi sul tavolo.
Senza parlarè si alzò e si caricò la propria sacca in spalla, la spada alla cinta
.
"C'è da fidarsi?"
"Sì Tergesteo, è uno che ha passato diversi mesi nelle galere del Rouergue ... non ama l'ex governo"
"Bene , andiamo allora"


Attraversarono le stanze vuote del castello senza parlare, scendendo lungo scale ora ampie ora strette sino ad una specie di cunicolo.
Li attendeva all'imboccatura dello stesso un uomo con una torcia.

"E' lui?"
"Precisamente..."

Non vi furono obiezioni.
Nel cunicolo stretto che conduceva attraverso le mura del castello la luce danzava sulle pareti, proiettando ombre irreali.

"Edoardo ..."
"Dite..."
"Ora che l'azione s'è conclusa con un successo, dobbiamo affrontare il dopo.
La Brigata va portata al sicuro e riorganizzata."
"Mi pare giusto ..."
"Vi siete mai posto il problema di come verrete accolti al ritorno , voialtri nobili?"
"Strano che vi preoccupiate di questo, Tergesteo"
"Ci sono già passato ,tutto qui"

"Ah ... e fu dopo..."
"Esatto fu dopo la guerra contro Modena. Lasciammo sul campo gli amici e fummo accolti come traditori e briganti, a Milano."
"Tergesteo, io..."
"Aspettate, aspettate ... dopo... la gente non comprese il gesto e noi ci rifiutammo sempre di coinvolgere quelli che non parteciparono all'azione ... diciamo fu un patto d'onore con alcuni che pagammo con le offese più assurde... ma mai rivelammo nulla, a meno che coloro che sapevano non si fossero fatti avanti ... cosa che mai avvenne."


Un attimo di silenzio.

"Ora mi chiedo, Edoardo ... io stavolta non ho nulla da perdere ... ma voi? Siete pronto a tornare alle condizioni che vi ho illustrato?
Noi la verità la sappiamo : siete pronto a custodirla?"
"Non mi sono ancora posto questa domanda, Tergesteo..."
"Mi pare ovvio ... non lo feci neppure io, prima ... lo feci dopo e come vedete, sono qui ..."
"Fu allora che entraste nella banda di Legio?"

"No... fu dopo che ritirai l'ordine di assalto al castello di Modena"

Edoardo Cybo-Malaspina si fermò.
Nel buio osservava Tergesteo.

"Sorpreso? Strano ... e sappiate, caro barone o conte o quel che siete che non esiterò a rifarlo...ma quella volta volli risparmiare i miei uomini da un'azione suicida... non me lo perdonerò mai.
Poi incontrai il Generale. Il resto lo sapete."

Ci fu un cenno di assenso.

Il cunicolo sfociava in una grata, all'aria aperta.
La grata cedette senza problemi.
Gli uomini si celarono sotto cappucci e nella notte uscirono dalla città.
L'esercito regolare del Rouergue si preparava a riprendere il castello, vuoto.

La compagnia di ventura "Brigata Fantasma" come era comparsa così era svanita.
Come un incubo che lascia le proprie scorie oniriche durante il giorno.
Come un avvertimento nella notte.


"Edoardo..."
"Dite..."
"La strada fino la Toulose è lunga ... avete qualcosa da dirmi.. o da confessarmi"



[rp]Una stirpe offre testimonianza con il comportamento.
Siamo ciò che siamo e l'essere nati è una risposta sufficiente ad ogni obiezione.

Noi ci approntiamo come si appronta un'arma,
siamo potenti, e fortissimi in noi stessi.
Noi siamo coloro che, con il sarcasmo , obbligano uomini,donne, nazioni a sollevarsi dai loro seggi e battersi per la loro vita!
Noi siamo coloro che vanno per le strade con una lingua tagliente a chiedere a tutti quelli che incontriamo :
Chi sei tu, che hai voluto che ti si dicesse solo quello che sapevi da prima?
Sei tu, o vorresti essere, migliore di tutto quello che c'è mai stato prima?

Se vuoi essere migliore di tutto quello che c'è stato prima, vieni, ascoltateci e noi ti ascolteremo.

Diffidate dalla grazia!Diffidate dalla delicatezza!
Guardatevi da ciò che precede il decadimento dell'inflessibilità degli Stati e uomini![/rp]

Eriti ha scritto:
Il lavoro era terminato, si apprestavano a lasciare quelle sale, senza avergli fatto un solo graffio.
I loro contatti li avevano informati che i cittadini del Rouergue si stavano organizzando per riprendersi il potere.

Avranno lavoro facile. Prendere il castello quando questo è completamente vuoto e con le porte aperte è un’impresa attuabile anche da un bambino – sorrise a quel pensiero.

Come da piano, si infilarono nel cunicolo che li avrebbe portati fuori dal castello, e da lì dritti in Toulose.
Sentì il discorso fra i due.
Le conseguenze. Non aveva mai pensato ad esse. In fondo, fino ad allora ancora non aveva capito cosa l’aveva spinta ad unirsi a quella Compagnia di Ventura.
Se prima pensava alla fama, alla ricchezza, al potere, ora nella sua mente si delineava l’idea dell’emulazione paterna. Quante volte da piccola si era addormentata con i racconti delle gesta del padre a Costantinopoli al seguito di una compagnia di ventura, quante volte da piccola giocava alla guerra con quel pugnale a lei tanto caro.
Già, forse era quella che la spingeva, eppure vedendo alla luce delle fiaccole i volti di tutti loro, dei suoi compagni d’arme, un’altra idea le si faceva sempre più largo dentro di sé.

Persone provenienti da tutto lo stivale, che per un comune ideale si sono unite, si sono organizzate, e hanno ottenuto il loro successo. Già. Un successo. Era quello che avevano ottenuto. Al di là di tutto e tutti, per loro era stato un successo. Aveva fatto e ottenuto quanto programmato.

Montarono in sella. Videro alcuni cittadini di Rodez correre in fretta per le vie, segno della loro organizzazione. Troppo lenti.

Partirono. Veloci ed eterei come fantasmi. Albii li aspettava, lì avrebbero potuto concedersi una tregua dalla fuga e fare il punto della situazione.

Quando furono con le mura cittadine alle spalle, fermò un attimo il cavallo, rigirandolo. Osservò prima Rodez e poi in direzione di Millau. Un pensiero le attraversò la mente.

Pavida clandestina, hai perso questa occasione.
Se vorrai tornare, sai come contattarci. Ti aspetteremo. Non lasciamo indietro nessuno, se è possibile.


Un fischio alle spalle, il segnale di muoversi. Spronò il cavallo al galoppo e raggiunse il suo gruppo di fuga. Da lì, nessuno li vide più, nemmeno quegli uomini che da Villefranche de Rouergue si erano mobilitati per raggiungere la mattina dopo Rodez.

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MessaggioTitolo: Re: [RP]Con gli occhi chiusi   Dom Dic 19, 2010 4:35 pm

The_prince ha scritto:
[rp]Dopo la battaglia
nel silenzio irreale
vagano fantasmi inquieti
tra le spoglie del loro passato.

Cessate le urla di guerra
guardano i volti smarriti
sporchi di terra
e di sangue
sul campo sconvolto
dal vomere della morte.

Figure pallide
senza tempo
senza nemici e amici
senza odio
e senza amore
senza lacrime e senza sorriso.

Dopo la battaglia
il loro vuoto
ricopre tutto come brina
in un freddo sudario
di solitudine.[/rp]



Il cunicolo sbucava proprio in mezzo ad una delle tante maledette foreste Francesi. Nascosti tra la vegetazione decine di scalpitanti Camargue, cavalli dal pelo bianco e lucido come la seta.
L'occhio del ricettatore brillava come folgore di diamante.
Proprio come l'occhio del Folle.

"L'hai ben detto.... la strada è lunga, avremo modo di finire il discorso, ora abbiamo un tantino da fare", fu la risposta secca d'Edoardo all'invito a parlare del milanese.

Neanche finì la frase che un richiamo proveniente dal Castello fece rabbrividire tutti. La cavalleria nemica li aveva avvistati e si preparava al rastrellamento.
D'istinto tutti montarono a cavallo e presero a farsi largo tra la foresta per disperdere il nemico. Il numeroso drappello sembrava come circondato da un alone mistico mentre cavalcavano vicini.
Non fu difficile lasciarsi indietro i pesanti cavalli bardati in cotta di maglia dei francesi alla sella dei leggeri e piccoli Camargue.

Quando a diversi passi, a vista d'occhio, non si vedevano nemici, rallentarono l'andatura per far riprendere fiato alle bestie.
Al piccolo passo, le mura in legno del piccolo villaggio di Albi erano l'estremo saluto di una Brigata Fantasma con fiato corto e stomaci vuoti.


26 Ottobre 1458, notte. Radura fuori le mura di Albi.

Un fuoco ardeva incandescente liberando nell'aria volute di scintille. Il silenzio della notte era squarciato solo dallo scoppiettio di carboni ardenti e le risate fragorose dei soldati
I soldati della Brigata gustavano i pezzi di prelibata carne sottratti al nemico Rouerguate cuocendola alla buona e meglio.

Edoardo era appena ritornato all'accampamento dal lago dove si era recato per un tuffo. Appollaiato sulla spalla, il falco gaelico seguiva fedelmente il cavaliere.
Passò accanto al fuoco, e vide il Folle mangiare avidamente da un arrosto. Portò il falco sulla sua mano e lo liberò nell'aria, poi si sedette affianco a lui.

"La spedizione è andata meglio di quanto speravo."
Tergesteo si voltò di scatto. Silente.
"I Francesi sanno di non essere inviolabili ora. Sulle loro mura sventola ancora la bandiera della Brigata. Tutti sapranno in breve tempo che un pugno di avventurieri hanno facilmente sconfitto le truppe dell'esercito reale. Capisci? Dalle terre italiche riceveremo appoggi, e chissà, con il tempo potremmo..."

Lo sguardo era assente, anche se lo fissava sembrava non essere presente.

"So a cosa stai pensando. Sappi che il vero autore della morte di Dani non ha ancora pagato. Le cose non sembrano mai come sono, e non tutti gli uomini sono dotati di spina dorsale..."
"Sei tu a non sapere... a non sapere quanto fa male... ma ne parleremo, quando tutto sarà finito, ne parleremo."
"Come vuoi, ma adesso è meglio se andiamo a dormire, la notte avanza silenziosa..."

Presero due direzioni diverse, e spensero il fuoco.
La baia di Albi dormiva placida e serena, dopo un'alba di fuoco.

F.petrus ha scritto:
[rp]
Il Conte era stato sorpreso in un momento di "debolezza". Era impegnato a star solo coi propri pensieri, quando Liriel sopraggiunse vicino a lui.
Inizialmente era infastidito da quell'interruzione che giudicava irruenta, ma poi, cominciando a parlare, Ferenç Petrus si riallietò di poter scambiare qualche parola con un altro compagno della Brigata.
"Non posso che pensare il contrario, dama Liriel!- prese a rispondere - Considerate che lo stesso identico discorso avrei potuto farlo io. Ho lasciato Terra di Lavoro, le mie terre e le mie consuete attività per cercare qualcosa di meglio e che riuscisse ad appagarmi; inoltre, volevo compiere un'impresa da poter dedicare ad una persona che mi sta molto a cuore. In fondo non rimpiangere il vostro stile di vita precedente, non significa dimenticarsi affetti e amicizie, non credete?"
La sua interlocutrice si contorse lievemente sulla sedia.
"Non saprei, dopotutto a parte mio marito, dubito che ci siano molte persone a rimpiangermi. Sapete, non vivevo a Firenze da molto. Ad alcune delle persone a cui tenevo, ho scritto, ad altre, non ho osato. E molte di loro non vorranno più avere a che fare con me.
Ma non sono una dama, per cui se potete per favore non chiamatemi così. Non so voi nobili come siete abituati, ma io, dopo aver combattuto al fianco di una persona, non voglio che mi chiami altrimenti che Liriel".

Ferenç sorrise al sentire quelle parole, un po' divertito dal modo di porsi che aveva quella donna.
"Come preferite voi, Liriel. Tornando al discorso principale, vi consiglio di valutare le amicizie per quel che sono: se qualcuno è in grado di dimenticare un amico alla prima parola o azione che considera fuori luogo, forse non è... adatto ad essere considerato un amico. E' anche per comprendere meglio le persone che crediamo di conoscere che compiamo queste imprese, non solo per conoscerne di nuove. Perlomeno, per me è così."
A Petrus sembrò di vedere Liriel titubare.
"Vedete sono io la prima a comprendere: avere a che fare con noi sarà pericoloso, anche per chi ci vuol bene, d'ora in poi, senza contare che..."
Irruppe un altro compagno in quella stanza.
"Ecco dove eravate, non vi abbiamo trovati nelle vostre camere! E' quasi ora..."Non avete visto che è il tramonto?"
Era ora.


***Non me ne frega niente se anch' io sono sbagliato, spiacere è il mio piacere, io amo essere odiato;
coi furbi e i prepotenti da sempre mi balocco e al fin della licenza io non perdono e tocco,
io non perdono, non perdono e tocco!***

[/rp]

Liriel ha scritto:
Clangore di spade, urla, la macabra luce di un incendio illuminava la battaglia…
Sono troppi, non ce la faremo, ritiriamoci. Via, via! Via tutti!






26 ottobre 1458, poco dopo il tramonto. Radura fuori dalle mura di Albi



Il fuoco era appena stato acceso ma già la fiamma divampava, alta, a scacciare le tenebre della notte incombente da quello spiazzo in mezzo agli alberi. Istintivamente, uomini e donne si accalcavano verso quella luce e quel calore, ma tutti erano insolitamente tesi, e silenziosi.
Si poté così distinguere nitidamente, appena attutito dal manto di foglie secche che già ricopriva il terreno, il rumore di cavalli in avvicinamento.

Tutti si voltarono, ma furono due uomini i primi a farsi avanti verso i nuovi arrivati. Liriel, smontando da cavallo, fece appena in tempo a notare la tensione, quasi palpabile, tra quei due. La ragazza dai capelli scuri al suo fianco glielo aveva spiegato: tra i due uomini, nonostante avessero messo da parte le loro questioni personali per il momento, non correva buon sangue. Vecchi attriti dei tempi della guerra. Scrollò le spalle, non erano affari suoi. Lei cercava il volto di un altro uomo, tra coloro che si accalcavano d’intorno.

Tuttavia, prima che potessero fare domande, fu la ragazza al suo fianco a parlare, rivolgendosi a Tergesteo e… come si chiamava? Ah sì, Edoardo Cybo-Malaspina:

Erano in troppi… hanno assoldato dei briganti, pare che onesti cittadini per difendere le loro case non li abbiano trovati…

Liriel non vide chi dei due fece la domanda successiva, ma udì la risposta:

State tutti bene?

Sì sì, stiamo bene, qualcuno ha qualche graffio, ma niente che qualcosa di caldo nello stomaco e possibilmente qualcosa da bere non possano sistemare…


E finalmente, spintonando, si fece avanti l’uomo che lei aspettava:

Vic!

Costanza! Dimmi che stai bene!


Soltanto lui la chiamava ancora così. Si lasciò stritolare dal suo abbraccio condurre via, avvinghiata a lui.

Sì, sì, sto bene. Cos’è questo profumino? Sto morendo di fame!

Gli uomini e le donne della Brigata poterono finalmente rilassarsi. Villefranche era sempre stata un obiettivo secondario, non avevano avuto vittime o feriti gravi, erano ancora inebriati dalla vittoria riportata a Rodez, e ora si trovavano al sicuro, fuori da quei confini, dunque il morale era alto e la conversazione scherzosa.
Chi mangiava, chi chiacchierava, non mancava nemmeno chi, su qualche piano improvvisato o su una coperta, giocava a carte o ai dadi. Le mani si muovevano veloci e denaro e oggetti di valore cambiavano rapidamente proprietario.
Liriel, appoggiata comodamente con la schiena sul petto del marito, era intenta a cacciarsi in bocca fette di pane e carne. Quel po’ di educazione che la sua balia aveva tentato di inculcarle, svaniva rapidamente a fare quella vita.
E nell’azione, finalmente, tutti i suoi dubbi erano tacitati, tutti i suoi rimorsi, svaniti.
Quella notte, riscaldata dal tepore dell’uomo che dormiva al suo fianco, più che dalla coperta che li riparava dal gelo, dormì senza che gli incubi venissero a farle visita.

Eriti ha scritto:
Albii era davanti a loro.
Decisero di rimanere fuori dalle mura, non addentrandosi in città. In teoria era sicuro per loro, ma la prudenza non è mai troppa.
Trovarono rifugio in una piccola radura immersa fra gli alberi.

Il fuoco scoppiettava e un po’ tutti cercavano ristoro nel suo calore. La carne messa a cuocere sfrigolava emanando un odore invitante.


Ehi – disse Eriti – mettete a cuocere anche queste.
Passò alla cugina che stava controllando la cottura di alcuni cosciotti vicino al fuoco, un sacchetto contenente delle castagne.
Che c’è? – disse notando alcuni sguardi perplessi – Le vendeva una vecchietta lungo la strada, erano sì invitanti che ne ho comprate un po’.

Cugina, tu non ti smentisci mai eh?


Per tutta risposta, Eriti sorrise, ricevendo in cambio due cosciotti cotti e un cenno del capo come ad indicare “Portali a quei due capoccioni laggiù”.
Eriti prese i cosciotti dalle mani della cugina e con fare finto – scocciato recapitò il cibo ai diretti interessati.


Bon appetit, Monsieurs.

I due uomini presero la carne, nemmeno troppo malvolentieri, mentre la donna si sedeva di fianco a quello che conosceva meglio. Notando il gelo fra i due, cercò di intavolare un discorso, a voce non troppo alta.

Dimmi Edo, possiamo ancora fidarci di Tu Sai Chi? Ha ancora in mente di fare quello che disse?
Non so il perché, ma ho la strana sensazione che vogliano fregarci.

Non preoccuparti
– rispose l’uomo con la bocca ancora mezza piena – è affidabile, non ci tradirà. Sei troppo sospettosa tu.

Passa mesi e mesi in costante stato di allerta, dubitando di ogni singola persona che incontri per strada temendo che sia un messo del maligno, pronta a sguainare la spada e conficcargliela nel petto, e poi me lo ridici se non diventi sospettoso.


Edoardo sorrise e con un gesto molto esplicito della mano, considerò chiuso il discorso.

Piuttosto – continuò la donna come nulla fosse, alzando la voce in modo che tutti potessero udirla – pensate che in Italia già sappiano della nostra impresa?
Ammetto che in parte sarei curiosa di sapere cosa dicono, soprattutto quelli a cui fu chiesto di unirsi a noi, ma “avevano da fare” … a tenere il deretano al caldo su di una poltrona …

Fregatene, che ti importa. Abbiamo il nostro da fare.


Il sospiro che ne seguì fu più eloquente di mille parole, e ciò mandò in ilarità chi aveva seguito il buffo battibecco.

--Spirito_dionisiaco ha scritto:
La bruma autunnale si alzava dai campi assopiti.
La via che dal Riuerge proseguiva per Albi si perdeva tra le colline, nere e grasse di terra inzuppata.
Il castello era stato preso e se n'era disposto a piacimento.
Ora lo si abbandonava come si lascia una meretrice dopo una notte di piacere.

La colonna di cavalieri procedeva ordinata e senza fretta.
Il brandello di buio che precedeva l'alba scagliava la memoria di quei avventurieri a frugare tra i ricordi



[rp]Avevo deciso di prendere la strada che conduceva a ponente, raggiungere una città di mare mi avrebbe sicuramente offerto maggiori opportunità per il mio viaggio. Lungo il percorso mii ero fermato saltuariamente a lavorare, racimolare un bel gruzzoletto di ducati mi avrebbe dato più sicurezza nell'intraprendere la grande avventura.

Un vecchio ritrovo per marinai sul molo, in piedi tamburellavo sull'orlo del tavolo col boccale di birra davanti a me. Fuori lunghe file di carri affollavano le banchine, marinai stivavano di merci magazzini e navi. Continuavo ad osservare quel frenetico lavorio, affascinato alla vista dello sconfinato mare, non senza scrutare le varie navi all'àncora che gremivano il porto. Brigantini, galee di nobili ricchi, pesanti e tozze navi da carico equipaggiate con vele latine e ancora lunghi vascelli monoalberi delle flotte mercantili.[/rp]

Il cavallo scartava sulla terra zuppa di guazza notturna.
Il cavaliere sembrava ridestarsi, si guardava attorno.
Sorrise e socchiuse gli occhi

[rp]D'improvviso mi voltai verso un gruppo di marinai intenti a sorseggiare allegramente una pinta di birra rivolgendosi a loro. "Sto cercando un imbarco, c'è nessuno qui che sappia indicare a chi rivolgermi?" Un uomo, basso e tarchiato tanto da rassomigliare ad un bulldog, mi studiò mentre si scolava il boccale, annuì quindi con un cenno del capo. "Dipende dal tipo d'imbarco che cercate, dove siete diretto?" "Qualsiasi" risposi "Non ho alcuna meta se non l'allontanarmi da questo luogo in cerca d'avventura".
"Avventura!?" Domandò tra lo stupito e il beffardo l'uomo tarchiato, "Se siete in cerca d'avventura allora... vedete quella galea ormeggiata alla fine del molo? Chiedete del suo comandante, sono sicuro che sarà lieto di aggregarvi al suo equipaggio." Ridendo sarcasticamente l'uomo si rigirò verso i suoi compagni di bevuta.
Senza perder altro tempo, poggiai qualche ducato sul bancone della bettola, il costo della birra che aveva bevuto, e mi diressi lungo il molo. La nave era grande ed imponente il suo albero maestro, il suo nome quello di un vento che soffia da ponente, la sua destinazione la Francia. Ci pensai un attimo e alla fine mi decisi che il mio viaggio avrebbe avuto un ottimo inzio proprio dirigendomi in Francia. Il comandante della galea accettò quasi subito la mia richiesta d'imbarco non senza prima aver pattuito il prezzo del viaggio. Mentre un mozzo mi indicava la mia amaca la nave salpava le ancore alla volta dell'immenso mare. [/rp]

L’aurora si presentò incendiando il paesaggio.
Tra quei bagliori rossi dalla terra scura emersero lontane le mura di una città in un a radura , come vele sul mare placido.
Albi

--Il_Catalano ha scritto:
[rp]Li donem la benvinguda a Urgell ..
La sang i la violència estan a l'espera que els homes d'Honor i Gràcia
Manté la vida és gràcies a l'espasa, gràcies a les dones i el bon vi.
el sentiment de la glòria que rep i us santifiqui[/rp]

Siria ha scritto:
Lei sedeva solitaria e pensava che finalmente da giorni dormiva sonni non più travagliati.
Sembrava che l'idea stessa di mettersi in gioco fosse per lei fonte di nuova vita, di nuova rinascita.
Aveva sempre lottato, ma l’ultimo periodo trascorso nella sua città avevano fatto di lei l’ombra di sè stessa.
Gli stimoli che fino ad allora non arrivavano, adesso erano come scariche di adrenalina che pulsavano energia continua.
La paura stessa che provava fino ad allora, non era per la morte ma per la vita.
Ogni sera quando si addormentava era come che morisse un pezzo di lei.
La mattina svegliarsi e riprendere a vivere era stato come un peso che aumentava giorno per giorno.

Ora... ora pero sentiva che aveva fermato quel ciclo continuo, si sentiva finalmente viva.
Aveva detto basta, basta di dover sottostare e vedere giorno dopo giorno la menzogna e la falsità della gente, che per un posto in poltrona avrebbero fatto di tutto.

Persa cosi tra i suoi pensieri sussurrò tra se e se..

Resto vera per i veri sarò fuoco per gli infami per chi mi stringe la mano e dopo canta con i cani...

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MessaggioTitolo: Re: [RP]Con gli occhi chiusi   Dom Dic 19, 2010 4:40 pm

Tergesteo ha scritto:
[rp]presso Albi, una decina di giorni dopo l'assalto [/rp]

"..e quindi vi ringrazio per le parole di stima e conto di collaborare col vostro gruppo alla prima occasione.

Cari saluti eccetera eccetera ... scritto tutto Gaston?"

"Cosa metto al posto di eccetera?"


Tergesteo chiuse gli occhi, si massaggiò le tempie e rispose con apparente calma.
"Gaston , bello de zio, posso farti un quadro della situazione? Allora sono tre giorni che non dormo , ho gli incubi, e non ho trovato un fottuto speziale per una dico una foglia di valeriana o di melissa ... vedi di non farmi incazzare ulteriormente , d'accordo?"

"Si eccellenza"

Silenzio

"Al posto di eccetera quindi?"

"Gaston... esci o ti faccio appendere per i pollici"

"Eseguo"


Lo scrivano-interprete non fece in tempo ad uscire che subito entrò un messaggero.
"Porto notizie dall'Italia, Eccellenza, contavo foste a Rodez ma per fortuna vi trovo qui ..."
"Faccio finta che non mi stai prendendo in giro ...fai vedere , ragazzo ..."


Tergesteo lesse il cartiglio con attenzione, accompagnando i passi salienti con un movimento delle ciglia.
"Ah però... niente male... tutti in vena di facezie, vedo ... bravi bravi"

Tergesteo si procurò pergamena e inchiostro, vergò alcune righe.
"Ti imbarchi a Montpellier, ragazzo?"
"Sissignore"
"Bene, consegna questa alla prima nave diretta a Pisa.Bada che la consegnino ..." .

La frase venne sottolineata dal tintinnio di diverse monete d'oro con impresso il simbolo araldico del Rouergue.
"Fattele bastare, buon viaggio"

"E' permesso?"
"Anche voi? Dovrò assumere anche un usciere?"
"E' la dura vita del portavoce"
disse serafico Edoardo Cybo-Malaspina, accompagnato da un uomo con una cappuccio calato sul viso.
"I nostri servigi sono stati graditi dal Conte, Edoardo?"
"Direi di si , benche' ovviamente non possa ammetterlo pubblicamente"
"Immagino ... dite che dimenticherà la faccenda ,ora o farà qualche colpo basso?"
"No.Ha tutto l'interesse a dimenticare"
"Parole sante!"
intervenne l'uomo incappucciato "anche perchè ho così tanti documenti da farlo incriminare ...lui e tutti gli altri..qualcuno stà già tremando, in Rouergue."
"Perfetto .. ma tienili in caldo, quei fogli ..anzi ... pensaci tu a tenere alta la tensione ..."
"E' la mia specialità, Tergesteo"
"Benone ... e ora ..è tempo di muoversi"


Tergesteo usci' dalla propria tenda, fece cenno ad un tamburino di battere adunata.
Attese che la Brigata si raccogliesse nella radura.
L'aspetto era imponente ma lontano dal rigido inquadramento militare.
Sembrava che si fossero dati appuntamento, nulla più.

Tergesteo adocchiò delle casse , vi si arrampico sopra, inspirò.


"Fratelli miei, volete novelle?
Ho appena appena finito di leggere un messaggio giuntoci nientemeno che dall'Italia.
Sareste sorpresi di quanto , quanto vi vogliono bene e vi hanno in cima ai loro pensieri ...
Sareste molto sorpresi nel sapere da quali pulpiti s'alzano preci e prediche ... ah che nemmeno alla domenica a messa!

Ma io invece son confuso ... io vi guardo e mi confondo ... e vi chiedo, ora :
Siete annoiati?
Siete ammattiti?
Avete perso la retta via?

No no non rispondete .. deve esserci un errore.
Han detto di voi che siete traditori della patria e gente da poco.
Perdonate se mi sovviene una risata ... non rido di voi.
Rido con voi.

Su su mostratemi zanne robuste di leoncelli furiosi.
Bianche.
Candide.
Su su ridete con me fratelli miei!!!

Annoiati, traditori, pavidi!
Pavidi a voi che avete affrontato distanze per essere qui, ora a misurarvi col nemico, a colpirlo al cuore, a portargli la guerra sull'uscio di casa!
Traditori a voi.. dei quali ho la fiducia più alta, che mai m'avete fatto dubitare un solo istante della vostra fedeltà e motivazione!
Annoiati a voi, schiera determinata e convinta nella vittoria finale!

Ah voglia Aristotele che esistano sempre giullari di questa fatta!
Quanto quanto c'han sollazzato!
Siate grati a questa gente.

Brigata Fantasma! Ascolta!
Quanto ci siamo prefissi , lo abbiamo ottenuto.
Quanto richiesto, lo abbiamo esaudito.

E' tempo di muovere.
Scenderemo a sud,in terra di Catalogna agli accampamenti invernali.
Faremo come la terra, che nel riposo iemale si prepara al rigoglio primaverile.

Saremo Primavera d'arme e di sangue e vi giuro su questo ferro : molta e molta sarà la messe da falciare.
Non con le falci, ma con le spade.

V'han chiamato traditori!
No.
Voi non avete tradito.
Avete scelto la vera patria.
Quella del valore, dell'ardimento, dell'azione e del coraggio.
L'unica vera che possa essere amata e servita.
Il resto è finzione e interesse per ventre di politici.

Siate fedeli alla vostra nuova patria.
Essa non è lontana : viaggia con voi ed è in voi!
In marcia quindi.
Perchè la passività ci uccide.

Brigata Fantasma : in alto il ferro , fuori il ferro!
In marcia!"


Saltò giù dal palco improvvisato e si infilò nella tenda.
"Che mestieraccio il portavoce..."

--Il_Catalano ha scritto:
[rp]En el cor de tots els exèrcits sempre hi haurà un grup de professionals que lluitaran per l'honor mera militar i el patriotisme.
Força militar que vostès són els meus estimats, i té l'honor dels militars.
Glòria li sostingui en la seva batalla ..
[/rp]

Liriel ha scritto:
Tutto era andato nel migliore dei modi. Finalmente il viaggio era concluso e all’arrivo, la Brigata era allegra e ciarliera, ben lieta di svernare al caldo, sistemata vicino ad una cittadina.
Quel giorno Liriel si era appunto avventurata in città, in cerca di qualcosa di caldo da mangiare e possibilmente di qualcosa da bere. Ripassava nel mentre, a mezza voce, le poche parole di idioma locale che ricordava dalla sua infanzia:

Hola… io, anzi no, yo, sì, meglio… yo no hablo espaňol. ¿Puedo tomar una cerveza? No, mi sa che non era così… meglio se dico “¡Una cerveza, por favor!” e basta…

Entrando nella taverna poco dopo mezzodì, trovò un volto noto: Illimino. Avevano fatto a tempo a scambiare poche frasi, che entrò un altro viso conosciuto. Tergesteo aveva l’aria allegra ma i segni scuri sotto gli occhi denotavano il prolungarsi della sua insonnia. Si accostò al loro tavolo, e sedendosi dichiarò solennemente:

Signori, oggi è giorno di paga! Ho fatto avvertire tutti, almeno saremo al caldo e potremo bere qualcosa mentre facciamo i conti.

Una notizia del genere, non poteva che far piacere, nella triste e plumbea giornata novembrina. Venne subito sgombrato un tavolo e non tardarono molto ad arrivare, alla spicciolata, gli altri componenti della Brigata. Si ritirava il sacchetto di monete, ci si sedeva ad un tavolo appartato e si cominciava a dilapidare in beveraggi una parte della paga.

Mentre Tergesteo, compreso nel proprio ruolo, stava seduto dietro al tavolo con un abaco in mano distribuendo monete, scribacchiando su una pergamena stropicciata spuntata fuori da chissà dove e grattandosi la testa di tanto in tanto, Liriel aveva agguantato Illimino e lo stava sottoponendo a un vero e proprio interrogatorio sulle navi e il loro funzionamento. Da novella criminale qual era, non poteva che farle piacere poter apprendere qualcosa dal vecchio volpone che, pazientemente, le rispondeva.

Nel frattempo i pochi avventori autoctoni, terrorizzati, avevano abbandonato il locale. I pochi che si affacciavano, ugualmente, balbettavano un saluto giusto per salvare le apparenze e si dileguavano.
Pian piano anche la Brigata si disperse, ognuno per i propri affari, più o meno loschi, non è dato saperlo. Alla fine rimasero, come all’inizio, solo Illimino, Liriel, e Tergesteo, ancora immerso nei conti. E in breve anche Liriel, sopraffatta dai sensi di colpa, si decise a lasciar andare Illimino; si girarono per salutare Tergesteo e…. dormiva! Buttato su un braccio con ancora la penna in mano.
I due si guardarono, perplessi:

Che facciamo, lo svegliamo?

Pare che ultimamente non dormisse molto bene…

Già, so cosa vuol dire…
– borbottò Liriel.

Illimino fece spallucce:

Be’, lasciamolo dormire, allora.

Qui?

Che vuoi che gli succeda? A quanto pare le paghe le aveva distribuite tutte. Ci basterà lasciar detto al locandiere che se manca un solo ducato, gli tagliamo la gola.


Disse questa frase in tono assolutamente neutro, e a Liriel corse un brivido giù per la schiena.

Va bene. Aspetta solo un secondo. Il suo mantello qual è? Quello lì? Bene.

Gli si avvicinarono. Dormiva davvero profondamente, la testa appoggiata sul braccio, la bocca semiaperta. Gli sfilarono di mano la penna, chiusero la bottiglia dell’inchiostro, gli appoggiarono il suo mantello sulle spalle e uscirono, “raccomandandolo” al locandiere.

Buon riposo, Portavoce…

--fradiavolo ha scritto:
Il Diavolo entrò in taverna.

Le vesti ancora sporche di sangue, dopo giorni dall’assalto non si era ancora ripulito.

Amava quell’odore, la morte, la paura la solitudine dopo il terrore.

… puzzava ancora più del solito, ma era normale, portava con se un sacco dove riponeva i suoi cimeli di guerra.

Guardarono i presenti,
le signore si coprirono la bocca con dei fazzoletti
per non sentire quel tanfo,
odore di morte, di vomito e urina,
l’odore della morte, della paura, della pazzia.
L’odore di una notte di ventri squarciati,
viscere fuoriuscite mangiate da topi
gole tagliate e fiotti di sangue,
visi tumefatti e membra dilaniate.

Il diavolo si rivolse ad uno dei presenti:

“dove sono i soldi?”

una borsa di ducati volo sul bancone,
il diavolo la prese, rise forte …


il diavolo disse …

“alla prossima”

Nessuno rispose …

Usci, l’aria divenne respirabile.

--Spirito_dionisiaco ha scritto:
Volti di nuovi amici e guerrieri sconosciuti erano confluiti tutti in quella radura dopo la frenetica battaglia. I vari drappelli in cui si erano divisi si ritrovarono riuniti per l'ennesima volta. Fece un cenno con la mano ai compagni di ventura di scendere da cavallo, la marcia per il momento si arrestava.

Stanco per il viaggio iniziò ad aggirarsi solitario e frastornato tra le tende dell'accampamento, osservando via via i volti di coloro che ancora riposavano attorno ai fievoli fuochi ormai fumanti. La città di Albi sovrastava in lontananza con le sue mura come vele su di un mare placido riportando il suo pensiero al ricordo della lunga traversata.

[rp]Era la prima volta che lasciavo la terra ferma per intraprendere un viaggio in mare. Il rollio della galea, cullata delle masse d’acqua che alternativamente si alzavano e si abbassavano sul livello di quiete della superficie dell'immenso specchio d’acqua, mi provocavano un senso di nausea insopportabile. Scesi dall'amaca e, arrapincandomi per le ripide scale, salii sul ponte di coperta. Onde increspate, spumeggianti, per effetto del vento o di non so quali altre cause si alternavano via via mentre la nave prendeva il largo. L'aria umida e salmastra era foriera di nuove sensazioni.

Mi accinsi ad entrare nella cambusa sperando di trovare qualcuno che potesse aiutarmi a trovare un rimedio per l'insopportabile senso di nausea. Vuota, non c'era nessuno, pareva che la nave velegiasse senza equipaggio, un silenzio tombale rotto ogni tanto dallo sciabordio provocato dalle onde che s'infrangevano sulla prua della galea, me ne stavo tornando sui mie passi quando la porta della cambusa si aprì[/rp].

Il rullo di un tamburo lo scosse dai suoi ricordi, dalle tende uscivano, destati da quel richiamo, numerosi soldati che pian piano si adunavano nello spazio più ampio del campo, tutta la Brigata fantasma era in trepida attesa. Un uomo in piedi in cima a delle casse impavido e fiero si accingeva a parlare. Inspirò profondamente prima d'iniziare il suo discorso, il silenzio accomunava tutti mentre quell'uomo dall'alto delle casse cominciava a spronare la l'intera Brigata.

Brigata Fantasma! Ascolta!
Quanto ci siamo prefissi , lo abbiamo ottenuto.
Quanto richiesto, lo abbiamo esaudito.

E' tempo di muovere.
Scenderemo a sud,in terra di Catalogna agli accampamenti invernali.
Faremo come la terra, che nel riposo iemale si prepara al rigoglio primaverile..
.

Silente come tutti ascoltava l'annuncio quardandosi intorno ed iniziando pian piano a distinguere tutti quei compagni di ventura conosciuti durante il viaggio tendendo un orecchio al condottiero che stava terminando il suo discorso.

...Brigata Fantasma : in alto il ferro , fuori il ferro!
In marcia!


Non gli era ancora dato riposarsi, il cammino doveva riprendere, ancora qualche giorno di marcia e finalmente avrebbe potuto godere dell'ambito ristoro.

The_prince ha scritto:
      ... passo dopo passo, cuore a cuore,
      sinistro destro sinistro,
      noi tutti cadiamo in battaglia,
      come dei soldati giocattolo.
      Pezzo dopo pezzo, distrutti in pezzi,
      noi non vinciamo mai.
      Ma la battaglia va avanti,
      siamo soldati giocattolo...


Freddo glaciale al confine catalano.
La brina si scioglieva lenta al passaggio dell'aurora sulla vasta pianura Francese costeggiata da conifere, prima di cedere il passo alle cime nevose dei Pirenei che marcavano il confine con il territorio iberico.
Quando Tergesteo concluse il suo discorso la truppa esplose in un boato e tutti si riversarono nelle loro tende per prepararsi alla marcia che sarebbe stata dura e rigida.

Edoardo aveva indossato una cappa nera e legato alle spalle il suo mantello corvino per prepararsi al clima. Così vestito, entrò nella tenda di Tergesteo.

"Il mio gruppo è pronto alla partenza, come da piano, il Conte della Linguadoca Malkav ci ha concessi i permessi senza troppe storie. Si fida ciecamente del suo capitano, il pollo..."
"Perfetto, tutto fila liscio", rispose mostrando il suo ghigno, mentre l'occhio gli brillava, come sempre.
"Se i venti ci sono amici, ci vedremo molto presto e decideremo il da farsi"
Fece un cenno di assenso col capo.

"Allora a presto, Tergesteo", tendendo la mano a quest'ultimo.
L'uomo di fronte gli sorrise.
"A presto", stringendo la mano saldamente.

Il cavaliere modenese uscì dalla tenda indossando il cappello che aveva tolto come forma di rispetto e si diresse verso i cavalli. Le persone che facevano parte del suo reggimento erano già lì pronte che attendevano la partenza.

"Possiamo partire..", secco l'ordine del cavaliere.

Strizzò l'occhio sorridente verso Siria, chiedendole se aveva intenzione di sellare un po’ insieme. Lei contraccambiò il sorriso e cinse le sue braccia all'uomo una volta accomodatasi a cavallo, mentre Edoardo legava la bestia con la sella rimasta vuota.
I colori cremisi della nuova alba riscaldavano i corpi degli avventurieri, mentre il piccolo drappello si staccava dal gruppo.

Il cavaliere si voltò indietro. Anche il resto della Brigata era in partenza.

"C'è una sosta che dobbiamo ancora fare!", si rivolse agli altri con voce tonante, "qui, a Castelnaudary, risiede il nostro amico Natale... andiamo a fargli visita!"

--Rogner ha scritto:
Persa per strada, mordendosi le labbra di rabbia, la mente persa alle lunghe lezioni di scherma in mare, rese più difficili dal barcollare del suolo di legno sotto i piedi. Inutili, almeno finora.

Era rimasta indietro: non sapeva che fare, non parlava bene la lingua, non sapeva come comunicare con loro, anche fosse riuscita a fargli scrivere qualcosa, dove avrebbe potuto rintracciarli?
Così si era fermata qualche giorno alla cittadina di lago, incerta sul da farsi. Poi le era venuta l'idea: tornare alla nave, al porto.
Semplice, perché non ci aveva pensato subito?

Era partita senza indugiare ancora, era tornata al porto cui erano arrivati, e quando il capitano della nave l'aveva vista gli aveva rivolto un largo sorriso. Non l'aveva nemmeno rimproverata, le aveva ordinato di salire a bordo, e basta.

Ora, dal ponte della nave, in attesa della partenza, respirava di nuovo l'aria salmastra, sperando di poter mettere in pratica le lezioni della propria insegnante.

Si promise che in futuro avrebbe seguito subito gli ordini senza indugiare, per non rischiare altri contrattempi. Dimenticava un piccolo particolare: che nessuno le aveva parlato di un nuovo obiettivo.

Natale ha scritto:
Il Conte di Tolosa doveva gestire la crisi: difatti, doveva sia congratularsi con quelli che hanno convertito il sud del regno alla mozzarella sia fare aria di disapprovare l'azione. Tutto ciò faccia a faccia con i Grandi del Regno ed in piena elezione pronviciale.
Della grande Arte!

Tante cose a pensarci...
Ed ecco che passano evidentemente indisturbati a Castelnaudary, capitale del Cassoulet.
"Gli Italiani" avevano fatto una grande azione, destabilizzare un governo corrotto che ospitava briganti che salassavano tutta la regione.
Oramai il sud del Regno di Francia andava a mangiare della pizza!


- Edoardo ! Amico mio, come staï bravo ?

Guardò il resto della truppa e conti macchinalmente sul dito delle sue mani, sperando bene loro essere presentato infine.

F.petrus ha scritto:
[rp]"Eccellenza, la Vostra corrispondenza."

Ferenç Petrus aveva inforcate sul naso le sue due lenti e sfogliava documenti noiosi quanto necessari da leggere.

"Grazie, Biagio. Poggia qui... e chiedi del Borgogna... ah, no, siamo in Catalogna... bene, chiedi un Tarragona Clásico... no, rosato, anzi. Sì, un Tarragona rosato. Appena finisco me ne godrò un goccio."

Era nella taverna di Urgel, con l'indifferente compagnia di alcuni cavalieri e donne catalane. Ogni tanto ridevano troppo forte, ma in fondo non gli davano alcun problema. Lavorava con serena rassegnazione, senza intoppi.
Finchè non arrivò a leggere una lettera in particolare, speditaglia da una sua cara amica, Electra Bernadette Ridolfi.

[rp]Ciao Pet,
anche se non sono la tua mamma di sangue mi sento tua madre da molto molto tempo lo sai, come tale mi sembra mio dovere che le notizie poco piacevoli te le comunichi io che ti voglio bene, evitando che tu ne venga a conoscenza tramite estranei.

Passo alla notizia:

E' stato pubblicato questo...

Nome sposo e sposa :Francesco Adriano Colonna e Colonna Sonora Eva Rebecca Bardi
- Professione sposo e sposa : Fabbri
- nome dei testimoni (per lo sposo e la sposa) : Per lo sposo: Caleblost
Per la sposa: Lory81
- data del matrimonio: Da definirsi a breve con il Sacerdote della diocesi


Già.... Ladykiri si sposa.


Se mi concedi un commento: hai fatto bene a lasciarla se questo era il grande sentimento che provava per te.


Ti abbraccio forte

Berny[/rp]

Rimase a fissare il foglio con la fronte corrucciata e con occhi penetranti.
Dopo cinque minuti buoni si alzò e declamò, scandendo le lettere:
"Sono un maledetto Profeta. Con tanto di P maiuscola, la P di Petrus."

Biagio ebbe un tremito, la prima reazione umana che avesse mai avuto di fronte a qualsiasi dichiarazione del suo padrone. Non lo aveva mai sentito dire una volgarità che non fosse nascosta in una lingua straniera a lui incomprensibile.
Fu talmente stupito, che non rinunciò a chiedergli se stesse bene.
"Io? Sto benissimo, caro Biagio, prediletto figlio di tutti i furti d'uso del mondo! Ti ho mai detto ch'io non bevo per dimenticare, ma dimentico al fine di bere in sancta pace?"

E, sempre rimandendo in piedi, stappò il rosato.
Ora anche i catalani lo fissavano.

"Che si beva come io avevo pensato e stabilito! Che lo facciano anche gli abitanti di questo Principato scomunicato! Bebemos, amigos! ¡Hermanos! Biagio, prendi altro vino"

Quando sul tavolo vi furono almeno cinque bottiglie da stappare, Ferenç assaggiò il primo bicchiere, già dimentico del mondo.

"Vini eccellente al palato, fine ed elegante!"

E già cavalieri e dame si trasformavano in un'accozzaglia rubiconda.
Nel giro di un'ora, montò su un allegra bolgia di ubriaconi.

Nel giro di due ore e di svariati brindisi cordiali, nella taverna aleggiava il silenzio, quel silenzio squisitamente melanconico che solo chi ha le guance arrossate dall'alcol può avere. Rossore che sul pallido volto di Petrus non si percepiva in modo particolare, forse per l'effetto ottico dei suoi capelli.[/rp]


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Eriti Velia Malipiero Giustianiani Longo,
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MessaggioTitolo: Re: [RP]Con gli occhi chiusi   Dom Dic 19, 2010 4:42 pm

Eriti ha scritto:
Si erano salutati ad Albii, lì i membri della Brigata si erano divisi per raggiungere le destinazioni intermedie, la meta era ancora distante.
Erano ormai giunti nei pressi di Castelnaudary quando Edoardo esordì con un perentorio: “C’è una sosta che dobbiamo ancora fare! Qui, a Castelnaudary, risiede il nostro amico Natale… andiamo a fargli visita”.
Eriti sorrise a quelle parole, ancora ricordava i piani fatti.

La residenza di Natale non era male.
In perfetto stile francese – pensò Eriti mentre la osservava.

Videro un uomo avvicinarsi loro, e salutare calorosamente il capogruppo.
Eriti smontò da cavallo, e si inchinò all’uomo a lei di fronte.


Vostra Altezza,
lasciate che mi presenti.
Sono Eriti Velia Malipiero Giustiniani Longo, Contessa di Soliera.
È un piacere e un onore per me fare la Vostra conoscenza. Vogliate portare i miei omaggi a Vostro padre, il Marchese Dirk Cornelio Laban Widman Foscari, appena ne avrete l’occasione.


Non stettero molto a conversare con Natale: il Conte di Tolosa visto a parlare con gli assaltatori di Rodez avrebbe destato non poche rogne. Stettero approssimativamente una decina di minuti. Il Conte parlava con Edoardo, mentre gli altri, si guardavano intorno per scrutare occhi indiscreti.
Dopo i saluti, ripartirono per la loro strada. Lunga era la via fino a Montpellier, dove la nave era ormeggiata.
Impiegarono 3 giorni per giungere nella capitale della Linguadoca.
La galea era lì, in perfette condizioni. Salirono a bordo e mollarono gli ormeggi.
Scese nella sua cabina, per cercare un po’ di ristoro dopo le marce di quei giorni. Vide in una di esse la clandestina, ormai non più tale, ma membro a tutti gli effetti della Brigata.
Sorrise. Nessuno era stato lasciato indietro.
Chiuse la porta alle sue spalle, lasciò cadere a terra la sacca, e si distese sulla branda, per concedersi un breve lungo sonno ristoratore, cullata dalle onde.

Liriel ha scritto:
Vi possono essere tanti motivi, nella vita di un uomo o di una donna, per ricercare il conforto nell’alcool, e generalmente sono quasi sempre tutti buoni. Ma per una volta, Liriel andava in cerca semplicemente di un luogo caldo e di un po’ di compagnia. Per la prima volta in tantissimo tempo, era dove voleva essere ed era pure riuscita a tacitare i vari rimorsi della sua coscienza.
Entrò dunque di buonumore in una delle taverne della cittadina catalana, quella che aveva preso a frequentare abitualmente.
E si trovò davanti il volto angustiato di Biagio, il servitore di Ferenç Petrus, come ormai era avvezza a chiamarlo. Più di una volta si era domandata perché mai i nobili, quando decidevano di darsi alle malefatte, si ostinassero a portarsi dietro i propri servitori… ma non quella sera. Il viso di Biagio, normalmente impassibile, tradiva una parvenza di preoccupazione.

Biagio ma… ?

Come al solito non le rispose, ma seguendo il suo sguardo trovò il suo padrone al tavolo. Aveva davanti una serie di bottiglie vuote. Liriel stava per chiedere cosa si festeggiava quella sera, ma lo sguardo fosco del nobiluomo fece morire la frase sul nascere. Teneva le dita congiunte, i gomiti appoggiati al tavolo, assorto. Provò esitante a chiedere:

Qualcosa non va?

Non c’è nulla che non va. Il vento soffia ancora, il fuoco continua a bruciare, noi siamo ancora qui…


La risposta suonò come un sibilo iroso. Guai. Liriel ponderò per un attimo l’ipotesi di lasciare l’uomo a sbollire da solo ma poi, pensando a quel poco che sapeva di lui, valutò che doveva trattarsi di qualcosa di davvero grave, dato che non era certo il tipo d’uomo da alterarsi per un nonnulla. Provò a insistere:

Dalla vostra faccia non si direbbe…

Dite che il fatto che colei che stava per divenire mia sposa, nel giro di una settimana sarà la donna di un uomo mascherato da capra, potrebbe in qualche modo influire sul mio umore?


Cercò di rispondere con cautela:

Direi che sconvolgerebbe chiunque…

Fu del tutto inutile. Egli aveva trovato finalmente uno sfogo per la propria collera. Il sibilo si trasformò in un ringhio ancor più collerico:

Ecco. Se poi questo caprino antropomorfo era una vecchia fiamma della suddetta quasi-sposa, la quale aveva comunque proclamato e giurato che mai avrebbe perdonato colui che l’aveva abbandonata, presumo che lo scuotimento emotivo sia ancora maggiore, non credete?

E ora cosa pensate di fare?

Ah! Cosa penso di fare? Penso di ignorare del tutto questa unione patetica e risibile! Fino a ieri ero malinconico, oggi capisco di essere stato raggirato e sono furioso! Ogni legame è definitivamente rotto. BIAGIO! – batté, o meglio, abbatté un pugno sul tavolo, al che il servitore, si fece avanti con l’usuale espressione imperturbabile. - Scrivi quanto ho appena detto! “Io, Ferenç Petrus Vasa, rompo formalmente e ufficialmente ogni legame e vincolo preso nei confronti di Sonora Eva Rebecca Bardi Colonna, considerando la mia fiducia mal riposta e il mio affetto immeritato”, firme ecc. ecc. … scritto tutto?


Biagio annuì, scribacchiando freneticamente, per fortuna il necessario si trovava già sul tavolo.
Liriel nel frattempo rifletteva: conosceva il nobile da poco tempo, ma provava per lui stima ed amicizia. Tuttavia, la scarsa confidenza la portava a non voler essere troppo invadente, seppur desiderosa di essergli, in qualche modo, di sostegno, se non di aiuto. Disse, perciò, nel tono più tranquillo che riuscì a reperire:

Posso fare qualcosa per voi, o preferite che vi lasci sbollire? Tanto poi ci penserà Biagio a riportarvi a casa. Ditegli di passare da me domattina, quando avrete un mal di capo che non vi invidierò di certo.

Esitò un attimo, e parve calmarsi.

Restate, ve ne prego, non è con voi che sono in collera.

Sembrava un buon segno. Forse parlandone, si sarebbe sentito un po’ meglio.

Volete raccontarmi tutta la storia?

Accondiscese di buon grado, ma continuò a bere a intervalli regolari mentre narrava, anche se ormai era più calmo.

Sapete già i punti salienti. Ci conoscemmo quasi per uno scherzo del destino… trovai il suo diario, giunto incredibilmente dall’Irlanda, e lo lessi. Le scrissi e mi rispose. Tenemmo una fitta corrispondenza che andò avanti per qualche tempo, finché non rimasi nell’inutile e inconcludente attesa del benestare di suo padre, Eraclitus, al nostro fidanzamento. Non giunse mai, né giunse un rifiuto. Mi hanno scritto che Eraclitus non ha tardato neanche un giorno a benedire l’unione della figlia con quel villico.
Ed io che ero venuto fin qui per emulare le azioni di Sonora…
Tutto terminò per la volubilità di lei, da mesi non rispondeva alle mie missive e dunque, constatando la superficialità del suo interesse, recisi la mia promessa nei suoi confronti. Ora ho la conferma che feci bene.
Fu comunque uno dei periodi più felici della mia vita. Aspettavo la posta.

Capisco, sono profondamente dispiaciuta per voi. Tornerete a casa, ora che non avete più motivi per stare qui?

Certo che no! Questo è il nostro posto! Sono qui anche per me stesso e vi rimarrò ancora, finché non troverò di meglio da fare. E ci sarà anche tempo per dell’altro…
- soggiunse con un lampo di cattiveria nello sguardo.

Rimase qualche minuto a fissare il fuoco che ardeva nel caminetto, a scacciare il freddo di quella giornata uggiosa, ma Liriel notava nel contempo che diventava sempre più pallido.

Siete… siete sicuro di stare bene?

Vogliate scusarmi… credo che andrò, ad espellere anima e alcool…


Nonostante il tono sommesso e piano, il contenuto del messaggio era chiaro, e lei non ci teneva minimamente ad essere spettatrice della tragedia che si sarebbe consumata di lì a poco. Balzò in piedi esclamando:

Prego, andate!

Mentre il conte usciva, con la massima dignità che il passo malfermo e la situazione gli consentivano, Liriel fermò Biagio:

Passa da me domattina, quelle erbe gli serviranno…

E se ne andò, le era completamente passato l’appetito.

--Spirito_dionisiaco ha scritto:
Ben presto la strada pianeggiante lasciò il posto ad un più ripido e tortuoso percorso. Alle ordinate fattorie, in cui i contadini erano intenti a prepararsi all'imminente stagione invernale, si susseguirono alte foreste di abeti e pini mentre le fredde temperature invernali calavano man mano ci avvicinavano alla cima di quei monti che segnavano il confine con la Catalogna.

In quella parte della Francia i Pirenei si stagliavano alti e un gelido vento lo costringeva ad intabarrarsi nel suo pastrano, il suo cavallo faceva sempre più fatica ad andare avanti, uno strato di melma, causata dalle precedenti pioggie, rendeva sempre più viscido lo scosceso sentiero. Silenzioso come sempre continuava a controllare le armi che portava con sé, erano ben tenute visto che ogni notte, dopo aver provveduto con cura al cavallo, puliva e lucidava spada e scudo quasi a cancellare i segni della passata battaglia, l'infastidiva il fatto che tutta quella fanghiglia potesse imbrattarle. Il cammino verso la Catalogna lasciava nuovamente il tempo ai suoi pensieri di ripercorrere le fasi del viaggio che l'aveva portato in quella terra straniera.

[rp]La vista di quell'uomo appena entrato in cambusa mi fece sobbalzare, il suo volto era noto, un vecchio amico proveninete dalla mia stessa città. Pensai ad una strana coincidenza, in fondo dal porto d'imbarco partivano navi per le più svariate destinazioni e trovarmi al cospetto di qualcuno a me familiare non lo avevo sicuramente preso in considerazione. Fu forse proprio quella strana coincidenza che mi spinse ad unirmi al gruppo d' ignoti soldati di ventura che ben presto avrei però avuto modo di conoscere meglio nella folle impresa. Il mio viaggio avventuruoso si stava trasformando in una vera battaglia, non più una chimerica lotta contro i personali demoni ma la mera e tangibile realtà.
La decisione era presa, così aveva voluto il destino, mi sarei aggregato al gruppo di cavalieri che si recava in Francia per combattere, la meta esatta mi sarebbe stata rivelata al momento giusto, dopo essere sbarcati ad Arles in Linguadoca, il sangue iniziava a scorrere sempre più impetuoso nelle mie vene.[/rp]

Il sentiero continuava a salire fino agli alti pascoli lasciati desolatamente deserti dalle mandrie che erano state ricondotte nelle fattorie della valle dopo il pascolo estivo. Il cielo sembrava più basso e riluceva di un blu intenso alla luce dell'alba. A un certo punto, dietro l'ennesima sinuosità della strada, raggiunta la vetta più alta, si aprì loro davanti la vista che dava sulla vallata di Urgel, ancora qualche passo li separava dalle terre spagnole.

Eriti ha scritto:
Narbonne era lì, davanti a loro. Il molo a poche bracciate di nuoto, eppure la Capitaneria del Porto non dava l'autorizzazione allo sbarco.

Edo, si può sapere che dicono sti francesi?

Il Capo porto non ci darà il permesso di attracco, fino a quando chi dovremo imbarcare non saranno giunti...... non vuole rogne.
A quanto pare quella Celia sta mettendo in giro voci su di noi.


Il Capitano fece spallucce, come a intendere che l'unica cosa da fare era attendere.

Celia? La Celia di Rodez? Quella che ci scassò per giorni con assurde richieste di permessi e ammennicoli vari?
Sapevo che era cosa buona chiuderla in una cella delle segrete e buttare la chiave.


Fra i due calò il silenzio. Avevano visto, o meglio rivisto Celia, a Montpellier, la sua nave era ormeggiata accanto alla loro, e mollò gli ormeggi subito dopo di loro. Li aveva seguiti fino a Narbonne, dove le vele della galea francese, non furono più visibili all'orizzonte.
Da una parte la cosa li tranquillizzava, avevano avuto il sentore che volesse attaccarli tentando un arrembaggio di fortuna appena al largo delle coste francesi. Dall'altra cercavano proprio lo scontro, ma era meglio non rischiare di perdere troppo tempo inutile.


Vabbè, aspettiamo.
Speriamo che gli altri arrivino presto.
Mi ritiro sotto coperta.


Voltando le spalle di avviò verso il boccaporto. Fissò per un istante il cielo sopra le loro teste. I gabbiani volavano come di consueto. La brezza marina rendeva più facilmente sopportabile quell’attesa forzata, eppure qualcosa non andava.

--Rogner ha scritto:
La ragazza stava coi piedi a mollo nel mare lurido del porto, seduta sulla banchina davanti alla nave attraccata.
Ehi, tu.
Quando parlava così, si rivolgeva sempre a lei. Dal suo punto di vista, non era sbagliato. La condizione della ragazza era così infima da non meritare quasi un nome. Una vagabonda, senza tetto, senza patria, senza nulla a cui tornare e senza un posto preciso dove andare. Un pesciolino fuor d'acqua forse... oppure un pesce che trovava la propria acqua da tutte le parti.
Lei si alzò, indifferente a cortesia o maleducazione altrui, molto più abituata ad usare la seconda fingendo la prima. Il voi o il "madonna" riferito a lei la faceva ridere di gusto; anche dal suo, di punto di vista, "ehi tu" era di gran lunga preferibile.
E così il capitano aveva tutte le ragioni per dire "ehi tu" ed essere rapido e diretto nel parlare con la sua interlocutrice.
Senti, taglio corto: mi serve una mano a governare la nave. Eriti è scesa. Fra le persone a bordo, sei tu quella che ci è stata su più a lungo. Entrerai nell'equipaggio e mi darai il cambio nel governare la nave.
Era il suo modo gentile di fare domande. La risposta fu un maleducatissimo salto di entusiasmo al collo del pover'uomo (perché anche i nobili subiscono) e un bacio sulla guancia con un alito così forte di mare e pesce da stendere un toro. Ma The_prince era in grado di resistere a questo ed altro.
Che tanfo! Datti una lavata, sembri un pesce marcio! Poche smancerie, e stasera al timone, che ti insegno cos'hai da fare.

Ilsebill ha scritto:
Qualche nave si fa annunciare dal tuono di un cannone.
E quello che proveniva dalla Ragnarok in quel momento, lo pareva.
La bocca che emetteva quel rumore non era però metallica ma di carne, ed apparteneva a una figuretta tutta ossa e muscoli agganciata appassionatamente al timone e ad un boccale di terracotta in cui, fino a poco tempo prima, c'era stato dell'alcol; figuretta che finito di sputare cannonate, cominciò ad imprecare.

Perrrrrdincibacco, CIURMAAAAA!!! Movete quei chiappi mosci come sacchi de farina mezzi vuoti!
Ornitorinchi! Lemuri che non siete altro!
Voglio un'altra birra, QUI! Adesso!
E che sono o non sono lo Capitano de sta nave!


Mai dare il timone di una nave in mano a gente che non ha mai comandato a nessuno e non ha mai saputo obbedire.
Si monta la testa.

TU!!! Tiè la scopa, dacci la caccia ai pantegani che son grossi come la panza de tua madre prima che ti nasceva.
TU!!! Sta birra, allora?


Intabarrata in un mantello polveroso come la terra secca e volatile dei campi sofferenti siccità, e ricoperto da ragnatele come fossero pizzi, con un cappello nero per una testa da uomo che le ballava addosso, Ilsebill reggeva il timone sparando ordini a destra e manca, senza sapere dove andava e fidandosi più o meno del proprio istinto. Il suo ego era aumentato in modo smisurato dal momento in cui le sue mani avevano toccato il timone: non più anonima clandestina, ma equipaggio, e da equipaggio... Capitano (part-time e a tempo determinato, ma sempre capitano).
Aveva frugato nella stiva per cercare un abbigliamento adatto, e trovato quei quattro stracci polverosi che nessun vero capitano avrebbe mai indossato, e se ne stava tutta impettita davanti al timone. Miracolo che non inciampasse in quegli stivali mezzi rotti in cui le sue gambette magre parevano nuotare.

Il rumore di una porta che si apriva fece girare la neotiranna, giusto in tempo per schivare un proiettile, altrimenti uno stivale ben pulito e curato (e soprattutto, adatto ai piedi del proprietario, il vero Capitano della nave) le sarebbe finito dritto sulla nuca.

Piantala subito! Se ti ho affidato la guida della nave è perché ogni tanto devo dormire quindi non voglio sentire urla! Tieni quel timone e vai verso il porto... e stai attenta al tempo, che ho appena sentito un tuono!

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MessaggioTitolo: Re: [RP]Con gli occhi chiusi   Dom Dic 19, 2010 4:46 pm

Eriti ha scritto:
Era scesa dalla nave, il giorno stesso della partenza. Era rimasta al molo, guardando il Ragnarok allontanarsi sempre più fino a sparire. Provava un senso di solitudine per quella separazione forzata.
Sapeva che era necessario, eppure in fondo era triste.
Senza voltarsi o fermarsi, si diresse a sud, fino a raggiungere Barcellona.

La città era semideserta. Nella bacheca del municipio era possibile constatare che le assunzioni era pochissime, anche leggendo i registri passati.
Nessuna ordinanza particolare in vigore, anche se c’erano un prezziario consigliato.
Il mercato era disastrato. Non v’era pane. Poco mais. Di carne, pesce, frutta o verdura anche in minori quantità. Non cercava nulla in particolare, e i prezzi dei venditori stranieri erano rincarati per un maggior profitto. Come dargli torto.
Uno di loro attirò la sua attenzione. Appena giunta al suo banco, le apostrofò un “Credo che siate la persona che stavo attendendo” in un italiano imperfetto, marcato dall’accento transalpino.
Istintivamente la mano si serrò all’elsa.

Chi siete?

Non un nemico… almeno per il momento. Se Voi siete chi cerco, sono allora un corriere per Voi.


Sorrise. In modo enigmatico. Strano. In un certo senso inquietante. Avrà avuto una quarantina d’anni. I capelli iniziavano a tingersi di bianco. Dava l’aria di una persona che non ha fatto altro che il mercante per tutta la sua vita. Sembrava sapersi adattare e camuffarsi al mondo attorno a se, solo l’accento tradiva le sue origini, a meno che anche quello non fosse che una perfetta imitazione.
Aveva terminato un acquisto con un locale, e presosi una pausa, riportò la sua attenzione sulla donna.


Allora siete Voi chi sto cercando?

Dipende. Dipende da chi state cercando, e per conto di chi…
- la mano ferma sull’elsa, pronta a scattare ad ogni minimo sentore di pericolo.

Sono stato pagato per consegnare una determinata cosa, ad una turista di questa città. Ad una donna, che risponde al nome di Pantasilea… e dalla descrizione fattami, sembrate proprio voi colei che cerco…

Il nome fece calmare in parte i sospetti di Eriti. Solo i suoi compagni sapevano quel nome da lei usato.
L’uomo le lanciò un oggetto. Lo prese al volo con la mano libera. Non era niente di prezioso, almeno per coloro che non ne capissero il senso. Era un sassolino con sopra incise due rune particolari. Non avevano nessun significato, anche per chi comprendeva quella lingua. Aveva però un significato per chi l’aveva creata e ideata.


Vedo che la riconoscete, dunque questa è Vostra.

Passò una lettera ad Eriti, che la prese mettendola subito in tasca.
L’uomo sorrise nuovamente con quel suo sorriso enigmatico.


E’ stato un piacere Madonna, a presto.

Non prestò più attenzione ad Eriti, e il suo atteggiamento fece chiaramente intendere che per lui non c’era altro da aggiungere.
La donna andò via dal mercato, recandosi presso il porto. In pochi l’avrebbero notata lì. Arrivò fino ad una banchina vuota, in un lato deserto del porto.
Prese la lettera dalla tasca e ne lesse il contenuto. Poche frasi in codice. Rimase interdetta per qualche secondo. C’erano stati dei cambiamenti improvvisi. Strappò la lettera, e fece volare nel vento i pezzi della pergamena. Rimase a fissare quei pezzetti di pergamena che come petali volavano in cielo. Voleva essere con loro, ma il suo posto era lì, per ora.

Liriel ha scritto:
Come per tante cose, una volta imparato, diviene naturale come respirare…

Sulla strada per Arles, qualche settimana prima. Sosta a Nimes, in Linguadoca.
Liriel si accorse quasi per caso dell’insolito via vai di soldati, e dei mormorii per le strade della città.

… Sua Maestà l’Imperatore…

…qui, in Francia, nel convento di Nimes…


Il tiranno, a portata di mano. Se solo…
Ne scrisse a Tiwaz e Tergesteo, che si erano recati in Provenza a recuperare alcune cose.

[rp]… tra l’altro sapete chi è venuto a trovarci a Nimes? Sua maestà l’Imperatore... chissà da quanto è qui e io me ne sono accorta solo oggi! Ho chiesto a un soldato della scorta.[/rp]

Scorse brevemente la missiva giunta in risposta. Era piena di macchie e di grafie diverse.

[rp]Cara Liriel,[/rp]

La grafia regolare di Tiwaz veniva sostituito da un tratto più deciso e frettoloso:

[rp]TIENILO SOTT'OCCHIO!

Scusalo Liriel, è Tergesteo, mi ha praticamente rubato la penna di mano… dicevo, quanti siete a Nimes? Quanti difendono?[/rp]

Si risolse a scarabocchiare una risposta a stretto giro di posta:

[rp]Tiwi, non farti strane idee... siamo solo in pochi qui, e X difendono, sempre. E poi se gli attacchiamo il municipio, perdiamo uno dei pochi stati francesi che ci tollerano. Lo scherzetto nel Rouergue non l’hanno mandato giù facilmente.[/rp]

Lapidaria, l’ultima risposta:

[rp]Ilsebill mi dice di riferirti che se attaccate senza di noi, siete degli uomini-rana. Valla a capire…
Aspettateci, stiamo arrivando. E chiamate gli altri dalla Spagna.[/rp]

Detto, fatto. Un paio di missive mandate con mani sicure, e poi l’attesa.

Avevano aspettato, fingendo di passeggiare sulle mura la sera, come una qualunque coppia di sposini. Qualcun altro passava in rassegna le assunzioni nella caserma. Liriel, con la testa china coperta dal cappuccio del mantello, passava in rassegna le guardie.

Una… due… tre…quattro…

Si trattava di un copione già noto e consolidato. Tenere d’occhio le difese e stare pronti. Sentiva il bisogno di annegare nell’azione il dolore di altre morti di cui aveva avuto notizia, sua figlia, Dean…
Quella sera si preparò ad uscire con gesti sicuri, ma con la mente altrove. Ognuno raggiunse le proprie posizioni.

Dean, guardami. Anzi, guardaci – pensò Liriel scorgendo una figuretta poco distante da lei, al pari di lei la spada in pugno – non so se saresti in grado di apprezzare un’azione simile, ma questa è per te.

Tra le ombre si confondevano una serie di figure incappucciate. Poi, silenziosa e letale come gli spettri da cui prendeva il nome, la Brigata Fantasma calò sul municipio di Nimes.

The_prince ha scritto:
Nei pressi di Nimes.

Il convoglio viaggiava lungo l'erta boscosa che affacciava sul Mediterraneo. Il piccolo reggimento era andato in ricognizione per le coste meridionali della Francia, dato che diversi dispacci parlavano di una spia Rouergate nei porti del sud incaricata di cercare prove di un presunto appoggio della Linguadoca alla Brigata.

Dopo aver perlustrato ogni singola baia senza trovare alcuna traccia della spia, avevano insieme risolto che si fosse dileguata ed era inutile spendere energie a vuoto.
Il grosso della Brigata stazionava al confine provenzale aspettando il rientro dell'imbarcazione, ammassati nella città di residenza dell'Imperatore, Nimes.

La notte calava lesta il suo manto scuro mentre i tre cavalieri si rifocillavano presso il Rodano. I cavalli si abbeveravano lungo il corso del fiume e gli uomini si dividevano la selvaggina cacciata.

I boschi provenzali proliferavano di cervi.
Carne di cervo. Pasto sublime, da nobili.
Sorrise, Edoardo, pensandoci.

Ripresero la sella mentre la luna era ancora alta, ed un brutto presagio lo accompagnava.

[rp]Folle il tuo viaggio, stregato il tuo cavallo
e più non tornerai dalla tua corsa.
Ti viene incontro l'Abisso sorridendo
come sposa digiuna che a ingoiarti
al tuo sole si apre come fiore;
notturno sboccia dalla tua luce nera
e poi si chiude, dopo averti preso,
nel suo abraccio, perduto, a conservarti;
nella sua tana, salvo tu dal nulla.[/rp]

Sotto il cielo maculato come la pelle del Giaguaro, straziante di passione, avrebbe penato per poter incrociare ancora una volta lo sguardo adamantino di Siria, per tuffarsi nel suo abbraccio caldo come l'aurora, la sua pelle sinuosa e profumata, i lineamenti di ghiaccio.

All'alba, sulla sommità della collina, fuochi sparuti circondavano Nimes. Esultarono i compagni, ma Edoardo non sorrise.
Non fino a che non avesse rivisto Siria.

F.petrus ha scritto:
[rp]Gli zoccoli dei cavalli risuonavano ritmicamente sul selciato. All'orizzonte, di fronte a lui, il Sole sorgeva dietro il campanile del municipio.

Sorrise.
"Che ne dici, l'avranno preso?" disse Ferenç, rivolgendosi al comandante del reggimento.
La risposta fu un bofonchiare indistinto.

Si addentrarono nella città, silenziosa e deserta. Neanche un bifolco che si aggirasse fra le strade sonnolente e ventose.

Si fermarono di fronte a una locanda ed ivi scesero da cavallo.

Mentre due del reggimento legavano i destrieri di tutti, gli altri compagni si diressero, muti e silenziosi, in direzione del municipio.
Se lo avessero trovato ancora occupato dal Sindaco francese, avrebbero saputo che si sarebbero dovuti preparare per un'azione notturna.

Quando arrivarono in piazza, notarono il cartellone per i messaggi dal Sindaco.

Lessero.

[rp] * Titre : In memory of Siria

* Nous Tergesteo Barbarigo, maire de Nimes par la volonté divine,
A tous ceux qui le présent écrit liront ou se feront lire, salut;
Je pris le contrôle de la mairie en nom et de part de la Brigade Fantôme.

Ceci est notre hommage à Siria Sabìa dei Rossi, qui est de dire au revoir à jamais.

La Brigade Fantôme a pris le pouvoir de la mairie.
N'ait pas peur, Nîmes! La Brigade n'est pas ennemie du Languedoc. Pas un écus sera enlevés de la caisse. Si nous avons pris la commande est seulement pour vengeance: non vengeance pas contre un peuple ou contre une ville, mais contre un homme, qui nous avons vu résider mollement et paresseusement dans cette ville. Mais nous n'étendons pas les fautes de cet homme à Nîmes: fait ce que nous devrions faire, nous nous éloignerons spontanément, en quittant à vous votre mairie. Nous vous invitons à rester calme et ne pas vous être pris de panique.

Nous rétablirons l'ordre constitué le plus tôt possible.

Syrie nous ne t'oublierons jamais : merci de tout.[/rp]

Si scambiarono rapide occhiate, presi da grande concitazione. Uno cominciò a ridere e fu ben presto seguito dagli altri compagni.

"Presto! - disse Petrus - al tribunale! Andiamo a vedere!"

"Merci, Siria..."[/rp]

--Spirito_dionisiaco ha scritto:
La sosta in Catalogna si era protratta per troppo tempo, i suoi compagni di ventura mostravano i primi sintomi d'insofferenza per quel forzato riposo. L'adrenalina che l'aveva pervaso le settimane precedenti iniziava a scemare, una sorta di apatia si stava impossessando di lui.

La brigata si era momentaneamente divisa, qualcuno era tornato in Francia, e proprio dalla Linguadoca una missiva giunse inaspettata, finalmente qualcosa di nuovo stava succedendo, qualcosa che gli avrebbe svegliati dal torpore del soggiorno spagnolo. Una missiva... poche e scarne parole.

[rp]Urge la vostra presenza, preparate viveri e cavalli e raggiungeteci al più presto, entro domenica dovete trovarvi a Nimes, una grande azione ci aspetta.[/rp]

Non c'era tempo da perdere, radunò il suo gruppo sparso per le varie bettole della città e diramò gli ordini per il viaggio. La notte fonda vide partire il suo reggimento al galoppo, i cavalli ben riposati trottavano a briglia sciolta nelle fredde tenebre, agili ed eterei come fantasmi.

La mattina di domenica entrarono come stabilito a Nimes. La città era deserta, Ferenç sorridendo si rivolse a lui.

"Che ne dici, l'avranno preso?"

Lui che era di poche parole, complice anche la stanchezza del viaggio, bofonchiò qualcosa di poco comprensibile continuando a dirigersi verso la piazza principale fermandosi davanti il Municipio. Un'ilare risata scoppiò tra il gruppo alla lettura della bacheca municipale, Tergesteo aveva preso il potere diventando Sindaco. Un pensiero corse alla diletta amica Siria mentre si dirigevano verso il tribunale.

Siria ha scritto:
Ricordi sfumati, l'uomo spuntato fuori dal nulla alle spalle, la lotta, il dolore e poi quel silenzio. L'uomo giaceva davanti ai suoi piedi ferito. La mano di Siria tremava... sangue, il suo sangue. L'uomo l'aveva ferita gravemente. Sentiva mancare il respiro, un dolore forte iniziò a farsi largo dentro di lei. Guardò Tergesteo davanti.

Fallo tu, forza non c'è tempo da perdere.

Sei sicura? Stai bene?

Si sto bene, forza vai. C'è poco tempo, ora o mai più.


Lui insieme al resto del gruppo si diresse verso il municipio. Dove dopo poco si potevano sentire le urla della brigata.
Il municipio era nelle loro mani.

Socchiuse gli occhi. Sentiva il dolore pulsare dentro di lei e respirava affannosamente. Non aveva più forze, stava ferma con la testa appoggiata al muro e pensava a Edoardo. Doveva trovare il modo per arrivare da lui.

Lei non aveva paura della morte, aveva paura di morire e non poter rivedere il suo sguardo. Fosse anche per l'ultima volta. Lei doveva ritrovare quello sguardo, a volte trucido, ma in fondo così buono.

Devo ancora dirgli delle cose, cose mai dette. Lui deve sapere. sussurrò a sè stessa

Tergesteo ha scritto:
[rp]Però di quante tormente sono stato sorgente,
sull'orlo di quanti vulcani mi sono bruciato le mani.
Quali alcove agognate nottetempo ho violate.
Vita come incursione e sedurre un'opzione[/rp]

"Radunate i prigionieri nel salone!"
Ordini secchi quasi abbaiati, quando il tempo è poco e la concitazione molta.

Il municipio di Nimes rappresentò solo l'ennesima tacca sull'elsa di una spada.
Non era previsto prenderlo, non rivestiva importanza strategica.
L'unica suo colpa, ospitare il monastero dove l'Imperatore s'era ritirato a meditare.

Le notizie corrono veloci, a volte, come il sangue nelle arterie pompate da cuori impazziti.
Le notizie che giunsero dalla Bosnia, l'iniquità delle pene, lo sprezzo dei giudici.
E ora , come una sorta di olocausto, il mezzo per far espiare le colpe e far sorridere i condannati d'un riso amaro e inutile , ma venato d'odio e di vita.

L'Imperatore era in città. Violare un monastero era impossibile.
Ma raccogliere l'urlo strozzato in gola dei condannati e farne tuono disperato sì da far tremare anche il monastero lontano, questo andava fatto.

A volte , i gesti disperati e insensati, illogici quanto l'amore, improvvisi quanto il gesto assassino vivono per sé stessi : è il Fato stesso che chiama a raccolta i propri figli prediletti e dono loro esistenze brevi e fulgide.

Questo assalto ha i nostri volti.
E la voce strozzata in gola dei condannati.
L'odio tetro di chi attende il patibolo.
Tutto condensato in un unico gesto.


"Gaston .. mi servi : traduci ai prigionieri!"
"Signorsì ,Eccellenza"
"Uno di voi si recherà al tribunale e consegnerà missiva al giudice, premurandosi che iscriva condannato e accusa nei libri giudiziari e soprattutto esposta al popolo nell'albo pretorio.
Dite che ha ha disposizione un'ora : dopodiché uno alla volta uccideremo i prigionieri.
Provengo dalla Turchia : ho solo l'imbarazzo della scelta per farvi crepare nella maniera più dolorosa. Chiaro?"
"Dicono di sì eccellenza..."
"Non avevo dubbi . Fatto questo, il prescelto tornerà qui.
Se la Brigata sarà soddisfatta del servigio, sarete liberi.Altrimenti sarete morti. Dite al giudice che solo il processo mi interessa : dell'oro di questa città inutile me ne sbatto. Chiaro?"
"Limpido!"
"Bravo Gaston .. tu! Tu sei il prescelto : tieni questa lettera e vola!"


[rp]n nom et de part de la Brigade Fantôme je présente à Vous, Votre Honneur, dénonciation contre Sa Majesté Longjohnsilver, Empereur du Sacré Romain Empire au-delà que Roi de l'Angleterre, pour ses crimes contre les peuples italiques.
Votre Honneur ! Un souverain est un souverain... mais il est toujours un homme aussi ! De la même viande dont ses sujets sont faits ! Il peut changer, ou faire respecter leur lit de manière différente selon l'endroit et de la langue qui parlent ? Ou il ne devrait pas un souverain peut-être être équitable et est-ce que demander le même respect de son lit partout ?
Jugez-Vous, Votre Honneur ! Il a soustrait ses attentions aux populations italiques en dédiant toutes les propres énergies aux frères transalpins ! En les rappelant de la péninsule à la botte, comme ce fût une botte vraiment, une chaussure, digne seulement des propres pieds ! Honte !
Quand il est intervenu, il a été pour punir, souvent avec des manières injustes et sournois... SOURNOIS ! Il a licencié quelques maires elle lequel faute unique a été utiliser les mêmes demi des collègues français mais de ne pas être français : il en essaie soit qui au Lodève, à Arles, et nous avons non seulement trouvé pain en vente aux 20,01 duchés, 50,01 et vraiment jusqu'à les 500,01 duchés mais les auteurs de ces ventes, considérées illicites au sud de la péninsule italique, ils avaient encore leurs têtes sur les épaules et le derrière sur le fauteuil ! HONTE !
L'empereur avalise ces tribunaux en outre que, contrairement à tu leur lis de lui même vous diffusez, ils condamnent des coupables ou types présumés, au payement d'amendes largement supérieures à combien en eux possession. Votre Honneur, rappel votre attention sur ce point : que souverain celui qui est exhale de tu leur lis et est-ce qu'il leur laisse délibérément briser ? Comment un homme peut dans les dettes jusqu'à le le cou penser recommencer la propre vie comme sujet de l'empereur, s'il sait que l'empereur permet le rester du dûs ?
Il permet des condamnations à mort insensées et sans mesure, sans se préoccuper de je crie désespéré des condamnés.

Votre Honneur... Moi je vous prie donc, de juger cet homme avec équité : la meme équité que l'accusé il a jusqu'à présent montré si rarement

-----------------------------------------------------------------------------------------------------------

In nome e per conto della Brigata Fantasma vi presento, Vostro Onore, la denuncia contro Sua Maestà Longjohnsilver, Imperatore del Sacro Romano Impero e re d'Inghilterra, per i suoi crimini contro i popoli italici.

Vostro Onore! Un sovrano è un sovrano ... ma è pur sempre un uomo purtroppo! Fatto della stessa carne di cui sono fatti i suoi sudditi ! Egli può cambiare, o far valere i suoi diritti in modo diverso a seconda di dove ci si trovi o di che lingua si parli? O non dovrebbe essere un sovrano leale e chiedere lo stesso rispetto dovunque?

Giudicate, Vostro Onore! Ha tolto le sue attenzioni ai popoli italici dedicando ogni energia ai fratelli transalpini, ricordandosi della penisola a stivale, come fosse davvero uno stivale, una calzatura, degna soltanto dei propri piedi! Vergogna!

Quando è intervenuto, è stato per punire, spesso con modi ingiusti e sleali ... SLEALI! Ha licenziato alcuni sindaci la cui unica colpa è stata usare gli stessi mezzi dei colleghi francesi ma di non essere francesi: prova ne sia che a Lodève, ad Arles, e non solo, abbiamo trovato pane in vendita a 20,01 ducati, 50,01 e addirittura fino a 500,01 ducati, ma gli autori di queste vendite, considerate illecite al sud della penisola italica, avevano ancora le loro teste sulle spalle ed il sedere sulla poltrona! VERGOGNA!
Per di più l’imperatore avalla quei tribunali che, contrariamente alle leggi da lui stesso diramate, condannano dei rei, o presunti tali, al pagamento di multe largamente superiori a quanto in loro possesso.

Vostro Onore, richiamo la vostra attenzione su questo punto: che sovrano è colui che emana delle leggi e le lascia deliberatamente infrangere? Come può un uomo nei debiti fino al collo pensare di ricominciare la propria vita come suddito dell'Imperatore, se sa che l'Imperatore permette il permanere di quei debiti?

Esso consente condanne a morte senza senso e senza misura, senza preoccuparsi del grido di disperazione dei condannati.

Vostro Onore, vi prego dunque di giudicare quest'uomo con equità, quell'equità che l'imputato finora ha mostrato così di rado.
[/rp]

Il povero diavolo filava come il vento.
Decisi di sfruttare al massimo quei bravi ragazzi di Nimes.

"Gaston... dì che mi servono altri due per scendere in strada e farmi da banditori , stesse modalità di prima . O lavoro ben fatto entro un'ora o morte per i restanti prigionieri."

[rp]Nous Tergesteo Barbarigo, maire de Nimes par la volonté divine,
A tous ceux qui le présent écrit liront ou se feront lire, salut;
Je pris le contrôle de la mairie en nom et de part de la Brigade Fantôme.

Ceci est notre hommage à Siria Sabìa dei Rossi, qui est de dire au revoir à jamais.

La Brigade Fantôme a pris le pouvoir de la mairie.
N'ait pas peur, Nîmes! La Brigade n'est pas ennemie du Languedoc. Pas un écus sera enlevés de la caisse. Si nous avons pris la commande est seulement pour vengeance: non vengeance pas contre un peuple ou contre une ville, mais contre un homme, qui nous avons vu résider mollement et paresseusement dans cette ville. Mais nous n'étendons pas les fautes de cet homme à Nîmes: fait ce que nous devrions faire, nous nous éloignerons spontanément, en quittant à vous votre mairie. Nous vous invitons à rester calme et ne pas vous être pris de panique.

Nous rétablirons l'ordre constitué le plus tôt possible.

-----------------------------------------------------------------------------------------------------------

Noi Tergesteo Barbarigo, sindaco di Nimes per volontà divina, salutiamo tutti coloro che ascolteranno.
Abbiamo preso il controllo nel nome della Brigata Fantasma.

Al popolo di Nimes
La Brigata Fantasma ha preso il potere al municipio. Non temere, Nimes! La Brigata non è nemica della Linguadoca. Non una moneta verrà tolta dalle casse del municipio. Se abbiamo assunto il comando è solamente per vendetta: vendetta non contro un popolo o una città, ma contro un uomo, che abbiamo visto risiedere mollemente e pigramente in questa città. Ma non estenderemo le sue colpe a Nimes tutta: fatto ciò che dobbiamo fare, ce ne andremo spontaneamente, lasciando a voi il vostro municipio.
Vi invitiamo a rimanere calmi e a non farvi prendere dal panico. Ristabiliremo l'ordine costituito quanto prima.[/rp]

Tutto fila liscio.
Non resta che attendere.

_________________
Eriti Velia Malipiero Giustianiani Longo,
Duchessa Imperiale di Carinzia,
Contessa di Soliera
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MessaggioTitolo: Re: [RP]Con gli occhi chiusi   Dom Dic 19, 2010 4:49 pm

The_prince ha scritto:
Sull'erta che dominava Nimes, lo spettacolo dell'assalto che infuriava era terso e perfettamente visibile.

"Capitano, non possiamo scendere ora per unirci, ci avvisterebbero e non potremmo dare una grande mano!"
"Non m'interessa, rischiamo", rispose Edoardo facendo come se volesse partire per discendere la collina.
"Fermati!", tuonò Etrusco a cavallo, "ha ragione, non possiamo unirci e così saremo solo d'intralcio..."

Digrignando i denti, il cavaliere scese da cavallo e così anche il resto e stettero a guardare l'andamento dell'assalto.
Dopo la fase di spinta iniziale, i difensori che si erano fatti trovare pronti mantenevano fisse le proprie posizioni senza arretrare, asserragliati davanti le porte del municipio.
La brigata mandava ondate di uomini freschi per sfondare il blocco e prendere il potere nel municipio.

"Dobbiamo aiutarli! Non ce la faranno senza di noi!", ripeté Edoardo con più enfasi.
"Così rischiamo solo di aumentare i danni... aspettiamo, vediamo come va"

Aspettiamo... ?
C'è Siria lì in mezzo, idiota, avrebbe voluto gridare Edoardo, ma la Brigata è un solo organo, una sola macchina da guerra compatta. L'errore di un singolo sarebbe potuto ricadere su tutti.

Mentre la battaglia infuriava, avvenne. Non si sa come, ma avvenne. E' degli eventi eccezionali l'aleatorietà, l'imprevedibilità.
Dal fianco destro, alla sella del suo destriero, capelli corvini al vento, si staccò dallo schieramento per creare un diversivo.
Tutti, sulla collina, restarono a fiato sospeso. Di sicuro non era un ripiegamento preventivato, tant'è che poche persone seguirono l'incursione.
Una costola della guarnigione di difesa seguì il diversivo mentre la Brigata arrancava con più violenza per sfondare il blocco ora che i difensori erano di meno.

"Siria!!!", urlò Edoardo a perdifiato, ed a briglie sciolte si menò giù per l'erta in direzione delle mura.
"Edoardo! No!", urlò Etrusco, e tutto il reggimento partì dietro il cavaliere per non lasciarlo solo.

Attraversarono le porte aperte e caricarono a cavallo i soldati che gli venivano incontro. Edoardo si guardava intorno per cercarla. La fiutava nell'aria, come il segugio con la preda, ne sentiva l'odore.
Da lontano, vide che la sua corsa si arrestava, veniva disarcionata da una lancia che gli si conficcava sotto la scapola.
Strozzò un grido tra i denti e colpì il cavallo con i tacchi degli stivali dirigendosi verso Siria.

Tergesteo raccoglieva il vessillo della Brigata caduto dalle mani di Siria, ed incrociò lo sguardo d'Edoardo.

"Siria... non è ancora tempo per morire", le sussurrò nell'orecchio con voce spiritata.
La raccolse e la sistemò a cavallo reggendo con una mano il suo corpo debilitato e con l'altro la cavezza della bestia.

Siria, rappresentato da The_prince ha scritto:
Siria giaceva sul lettino nella cabina di Edoardo, lui le asciugava il sudore che fuoriusciva dalla sua fronte e di tanto in tanto gli posava una pezza bagnata sulla fronte. Rimasta gravemente ferita durante uno scontro armato, aveva trovato il modo per rivederlo.

Edoardo si voltò verso il cerusico, che gli fece cenno con la testa che non c'era nulla da fare.

Sto morendo, lo so disse respirando affannosamente.

Non stai morendo, non ti permetto di morire cosi. Devi solo riposare... rispose lui mentre le asciugava la fronte.

Prince, ascoltami.. vorrei che cerchi mio fratello Fahellas, mia sorella Skarlotta e Eriti, ringraziali perchè mi hanno regalato dei momenti bellissimi, sono speciali per me.
Cerca Giuseppe10, Abigalle, Ladycats, Sophy, Cry e gran parte di Guastalla e poi anche Mib, Gorgonio, Aphrael e la sua splendida consorte, Spartano, Mutuuu, Misery, Wolfskin e Maniero, ringrazia tutti loro per l'affetto che mi hanno sempre saputo regalare. Persone così ce ne sono poche.
Poi cerca mio padre Tancredi, l'ho deluso molte volte e forse per orgoglio non gli ho mai chiesto scusa per tutto il male che ci siamo fatti, digli che per me non ha mai smesso di essermi padre e gli ho voluto un mondo di bene.
Ringrazia tutti quelli che conosco, non dimentico nessuno di loro, ogni singola persona mi ha saputo regalare emozioni uniche, nel bene e nel male.
sorridendo lei lo guardò
Poi ci sei tu… vorrei che ricordi sempre che… Io ci sarò sarò lì a guardarti...
Ad ascoltare tutto ciò che non dirai ...
Io ci sarò anche quando non vorrai ...
Ti seguirò ombra in mezzo a tanti...
Ti accompagnerò qualunque strada sia...
Io ci sarò…. hai fatto e fai parte della mia vita, sempre. Mi pento amaramente di non essere venuta con te quel giorno che mi hai chiesto di scappare via con te.


Dette le ultime parole, emanò un sospirò, e chiuse gli occhi….


[hrp][... Con queste parole che Siria mi ha mandato via pm, saluta il mondo dei Regni Rinascimentali.

Grazie Siria, grazie del bel momento speso insieme,
Grazie del tuo ottimismo, del tuo umorismo, delle tue belle parole che spesso sapevi dare,
Grazie da tutta la Brigata,
grazie!

Ci risentiamo... comunque... Wink... ]

E.[/hrp]

[rp]
"Dove il fuoco che ci arde
Non si estingue con l'Idea,
E lo scrigno dei ricordi
Tutto informa e nulla crea.
Dove l'urlo di battaglia
Che s'infuria contro il sole
Pare un'eco fredda e morta
Di passate ere d'Amore." [/rp]

The_prince ha scritto:
Stringendole il polso, ascoltava la sua voce flebile proferire le ultime parole. Irrigidito nell’espressione facciale, non batteva ciglio ma impassibile assisteva al inesorabile spegnersi di Siria.
I suoi occhi una volta di ghiaccio, diventavano sempre di più color avorio, e la sua pelle rosea si sbiancava.
Siria se ne andava, ma lasciava un segno indelebile.
Annuiva assente al lungo elenco di nomi, cercando di sforzare a trattenere la debolezza e rigettarla.

Poi, Siria proferì il nome d’Edoardo.
Sussultò.
Strinse più forte il polso e degluttì.
Abbassò il suo sguardo per posarlo su quella della donna.
Era ammirevole come, anche in punto di morte, la sua espressione mantenesse un’aurea eterea. Il viso era aperto in un largo sorriso e con gli occhi allargati già in cammino per il Tír na nÓg alla sella del suo sauro inglese.
Quando spirò, quel sorriso enigmatico rimase stampato sul suo viso, come segni in calce.
La guardò, la guardò lungamente, ed ancora... solo per trattenere le lacrime e pentirsi auto – infliggendosi dolore. Come le comete, avevano bruciato il loro intenso amore, che giunto all’apice del percorso si era spento senza pietà, lasciando solo ghiaccio dietro il suo cammino.

Mandò via il cerusico, che stava ritto in piedi senza proferire parola e assicuratosi di essere solo con Siria, Edoardo si avvicinò e con le dita chiuse gli occhi della donna, poi la baciò sulle labbra livide e avvicinandosi all’orecchio gli sussurrò le parole che il cuore gli dettava...

“Siria, amarti è stato un onore...”

Avvolse il corpo esanime della donna in un panno, ma prima prese dal collo della stessa il ciondolo di topazio che gli aveva regalato di ritorno dalla Croazia e lo indossò, come fosse un amuleto.
Finito il lavoro, uscì dirigendosi verso il municipio.
Entrò nella sala del sindaco, dove la Brigata si stava concedendo l’ebbrezza del vino, sbracati sulle comode poltrone del consiglio comunale e cantando canzoni popolari.

“Siria è morta...”, annunciò laconico.
Finirono i festeggiamenti. Bandiere di lutto svettavano sulla città di Nimes.

Il giorno dopo, Arles. 24 Novembre 1458

Sommessamente, alcuni fattorini ben ricompensati caricavano le casse sulla Ragnarok al porto del piccolo borgo provenzale. Tutte tranne una.
Edoardo ed altri del suo distaccamento trascinavano la bara lungo l’esile pontile d’attracco.
La posarono al centro del ponte della nave, si poteva partire.
L’equipaggio si dispose ai propri posti, il Capitano distribuì gli ordini ed il moro issò l’ancora.
Rotta a Massa, senza soste da pagare a prezzo amaro.

Affacciato a poppa, osservava l’alba cremisi che sorgeva sulle coste francesi.

Dietro di loro fumo e cenere,
dentro di loro fuliggine scura,
cicatrici indelebili.

Tergesteo ha scritto:
"Lo hanno fatto! Hanno mandato avanti il processo!"
"Vedremo se ora il giudice avrà le palle!"


La Brigata era euforica.
Era una piccola vittoria, strategicamente insignificante.
Probabilmente anche il processo sarebbe finito in un nulla di fatto.

Ma ai sognatori non aggradano i calcoli.
Chi vive per l'azione non gode del frutto delle proprie opere, bensì gode nel metterle in pratica.

Ed un gesto, un solo gesto, improvviso e ardimentoso, vale più di cento minuziosi trattati.

L'atmosfera era festosa. Forse più che dopo l'assalto alla città e al castello di Rodez.

Ma come accade , spesso, la felicità è di cristallo.


"Siria è morta..."
La voce di Edoardo non ammetteva repliche.

Il silenzio si pose come un sudario e lentamente gli assaltatori iniziarono a uscire dalla Sala del Consiglio.
Era il tempo della riflessione.

Bandiere nere svettavano sul municipio.
Nere come la morte, nere come quella della Brigata.

Era tempo di andare.

Ma prima , era da correggere un proclama.

"Affiggetelo ovunque , che in ogni via si sappia, che ogni casa rimembri.."


[rp]Nous Tergesteo Barbarigo, maire de Nimes par la volonté divine,
A tous ceux qui le présent écrit liront ou se feront lire, salut;
Je pris le contrôle de la mairie en nom et de part de la Brigade Fantôme.

Ceci est notre hommage à Siria Sabìa dei Rossi, qui est de dire au revoir à jamais.

La Brigade Fantôme a pris le pouvoir de la mairie.
N'ait pas peur, Nîmes! La Brigade n'est pas ennemie du Languedoc. Pas un écus sera enlevés de la caisse. Si nous avons pris la commande est seulement pour vengeance: non vengeance pas contre un peuple ou contre une ville, mais contre un homme, qui nous avons vu résider mollement et paresseusement dans cette ville. Mais nous n'étendons pas les fautes de cet homme à Nîmes: fait ce que nous devrions faire, nous nous éloignerons spontanément, en quittant à vous votre mairie. Nous vous invitons à rester calme et ne pas vous être pris de panique.

Nous rétablirons l'ordre constitué le plus tôt possible.[/rp]

Poche ore dopo , mentre la Brigata stava uscendo per mille rivoli da Nimes , giunse la notizia che un nuovo lutto avrebbe funestato la giornata.

Lady Beatrice Clarisse, provata dal lungo viaggio e dalle marce forzate dalla Catalogna, era spirata nel pomeriggio inoltrato.
Composta la salma, fu sepolta a ovest di Arles.

Si dice già che la terra che la ricopre sia fiorita anche d'inverno, nel freddo della Linguadoca.

Ma questa è un'altra storia.



Tergesteo ha scritto:
[rp]-- Due giorni dopo l'assalto, Arles -- [/rp]

Porto di Arles.
Le taverne sono il rifugio scuro delle anime ferite e degli avventurieri allegri.
Dmicilio d' ebbrezza , di prostitute o di traffici di armi.

D'un tratto, nel locale si fecero strada sei gendarmi.
Di colpo il chiacchiericcio e le risa si fecero mute.
Gli sgherri si avvicinarono all'oste che con noncuranza annuiva e accennò loro un tavolo.

Le guardie ordinarono da bere e con i boccali si diressero al tavolo indicato.
Il chiacchiericcio, più sommesso, riprese.

Il tavolo era il nostro.
Il sestetto s'avvicinò
.
"êtes-vous italiens ?"
"Potrei risponderti con un rutto, amico mio, ma oggi sono educato. Sì, siamo italiani."

Risposta del comandante del drappello, in italiano stentato.
"Tres bien. Allora ci sediamo in compagnia..."

I sei uomini si accomodano tra di noi.
"Siete molto tempo in Arles?"
"Un paio di giorni..."
"Ah ...prima volta?"
"Seconda"
"vraiment ? "
"Oh si ..ci torno sempre volentieri..."
"Ah viaggiatori italiani?"
"Una specie ..."
"E da dove venite?"
"Nimes"

Silenzio.
"Curieux! Posso sapere vostro nome?"
"Senti amico ... inutile che ci giri intorno.
Siamo quelli che hanno ...come si dice ..pris d'assaut le mairie du Nimes ... Je m'appel Tergesteo Barbarigo! Chiaro adesso?"

Sorridono.
"Cosa le fa pensare che la cosa mi interessi ?"
"Che sei una guardia e fuori ce ne sono altri dieci come voi pronti ad aspettarci...giusto?"

Non sorride più.
"Seguiteci senza fare troppe storie..."
"Senti , ragazzo mio, se volevamo scappare di certo non ti aspettavamo qui ... "
"Seguiteci allora ..."


La caserma dei gendarmi era luogo tristo e vecchio.
Il procuratoro un ometto acido .
Il capo delle guardie traduceva.


[rp]"Le procureur s'avança, et lut l'acte d'accusation préparé par son homologue languedocienne."[/rp]

"Il procuratore dice che agisce per conto della Linguadoca"
"Però ... voi provenzali sì che siete un popolo tutto d'un pezzo..."


[rp]"Acte d'accusation contre Mestre ilsommo pour haute trahison:

En ce 22 Novembre 1458, Nous Evanes procureur du Languedoc mettons en accusation mestre ilsommo pour haute trahison.

Mestre ilsommo est accusé d'avoir pris la mairie de Nîmes par la force dans la nuit du 20 au 21 Novembre 1458.

De nombreux Nîmois ont pu constater au matin de ce 21 Novembre 1458 que Mestra Lirok, Maire légitime de Nîmes n'était plus à son poste, y siégeant à sa place Mestre ilsommo!

D'ailleurs, nous avons apporté comme preuve au dossier, un extrait de la gazette royale où cette révolte à fait les titres, ainsi que le courrier envoyé par Mestre ilsommo alors qu'il s'était octroyé le poste de maire de la bonne ville de Nîmes."[/rp]

"Il procuratore dice che la Linguadoca ha chiesto l'Alto tradimento ..."
"Ma dai ... ma gli rode il culo proprio eh?"


[rp]"
* Nous ilsommo Barbarigo, maire de Nimes par la volonté divine,
A tous ceux qui le présent écrit liront ou se feront lire, salut;
Je pris le contrôle de la mairie en nom et de part de la Brigade Fantôme.

Ceci est notre hommage à Siria Sabìa dei Rossi, qui est de dire au revoir à jamais.

La Brigade Fantôme a pris le pouvoir de la mairie.
N'ait pas peur, Nîmes! La Brigade n'est pas ennemie du Languedoc. Pas un écus sera enlevés de la caisse. Si nous avons pris la commande est seulement pour vengeance: non vengeance pas contre un peuple ou contre une ville, mais contre un homme, qui nous avons vu résider mollement et paresseusement dans cette ville. Mais nous n'étendons pas les fautes de cet homme à Nîmes: fait ce que nous devrions faire, nous nous éloignerons spontanément, en quittant à vous votre mairie. Nous vous invitons à rester calme et ne pas vous être pris de panique.

Nous rétablirons l'ordre constitué le plus tôt possible.

Syrie nous ne t'oublierons jamais : merci de tout"[/rp]

"Senti l'abbiamo scritta noi della Brigata .. so cosa dice , non ti disturbare a tradurre..."


[rp]"Ces preuves bien que suffisante pour prouver que Mestre ilsommo à bien pris la mairie de Nîmes de façon illégitime, nous appellerons à témoigner au cours de ce procès Mestra Lirok, mairesse légitime de Nîmes, qui s'est vu jeter de sa mairie.

Mestre ilsommo en prenant illégitimement et par la force la mairie de Nîmes se rend coupable d'avoir enfreint les articles du coutumier suivant :"[/rp]

"Siete colpevole dei seguenti capi d'accusa, giacchè ci sono prove per incriminarvi!"
"Sentiamo..."


[rp]
¤ Article 4.6.9. : Haute trahison - Toute personne qui a commis un acte tendant à renverser par la violence les autorités politiques comtales ou municipales, ou à détacher une partie une partie du territoire languedocien, est passible de l'emprisonnement, et/ou de amende ou de la peine de mort.

¤ Article 4.6.10. : Tout ressortissant non languedocien n'ayant pas de fait de lien ou de serment envers ce comté qu'il pourrait trahir, les Termes de Trahison et Haute-Trahison utilisés par la justice pour qualifier les manquements aux textes législatifs et aux permissions accordées par les coutumes ancestrales du Royaume de France seront considérées comme simplement référents de la gravité de l'acte et des peines prévues s'y rapportant pour des Languedociens dans un soucis d'harmonie des peines encourues

¤ Article 4.5.3. : Voie de faits - Toute personne qui;est livrée sur une personne à des dommages corporels, est passible de l'amende.

¤ Article 4.5.17. : Organisation de Banditisme - Toute personne qui a participé à une organisation qui tient sa structure et son effectif secret et qui poursuit le but de commettre des actes criminels ou de se procurer des revenus par des moyens criminels, celui qui a soutenu une telle organisation dans son action illicite, est passible de l'emprisonnement.


¤ Article 4.5.24. : Violence contre autorité - Toute personne qui a commis des violences contre un membre de l'autorité, est passible de l'emprisonnement.

¤ Article 4.6.12. : Prises de château et Mairie . Toute personne ayant commis ou préparé un acte de Prises du Château Comtal ou de Mairie d'une Bonne Ville dans le Comté du Languedoc, seul ou en groupe, sur est passible de l'emprisonnement, et/ou de amende ou de la peine de mort.
Qu'en outre, toute personne ayant commis ou préparé un acte de Prises du Château Comtal ou de Mairie d'une Bonne Ville dans le Comté du Languedoc, en sus de sa peine visage marqué au fer de la Croix dicte Languedocienne.
Si d'aventure, elle se devait d'être jugé une fois récidiviste. Après avoir opérations pour les rendre plus disserts, et en obtenir toutes informations utiles, les coupables se verront pendus par les pieds pendant 2 jours, mutilés de leurs organes sexuels apparents. Les mâles se verront châtrés par ustensiles chauffés à blancs, et les femelles auront les tétons arrachés.
Qu'à la troisième récidive, la personne ne pouvant plus être réhabilitée et ayant été informée de la loi et de ses sanctions par les précédentes condamnation, elle sera considérée comme acceptant de fait afin que son âme soit confiée au jugement du Très Haut, après écartèlement pour un noble ou un membre du clergé ou éviscération pour un roturier, par exécution sur le bûcher.

¤ Article 4.6.14. : Incitation à la révolte en étant suivie d'acte: Toute personne ayant incité une ou plusieurs personnes à la révolte par des paroles, des écrits ou des gestes et que cette incitation a conduit à une révolte effective peut être condamné pour haute trahison et est passible de l'emprisonnement, et/ou de l'amende ou pouvant aller à la peine de mort pour les multirécidivistes"[/rp]

"Questa è l'unica sensata!"

[rp]
Qu'il soit su que l'accusé peut se faire aider d'un avocat pour sa défense conformément à l'article suivant:

¤ Article 3.2.3. : Laccusé peut recourir aux services un avocat au barreau du Languedoc ou de tout ordre d'avocats reconnu par sa majesté le Roy comme pouvant plaider dans le royaume, qu'il fera intervenir sous la qualité de témoin. Ce droit est reconnu à toute personne déférée devant le tribunal." [/rp]

"Avete capito le imputazioni?Vi serve un avvocato?"

"Mmmm no ... però traduci questo al procuratore ... sei pronto?"
"Dite !"

"Sorrido.
Sorrido amaramente perchè proprio tu mi processi ,popolo provenzale.

Straniero, venni a difendere Arles.
Ho ancora le ferite che mi furono inferte per la tua indipendenza.
Ho visto morire amici per la tua libertà.

E ora tu mi metti alla sbarra e giudichi le mie azioni.
A te non interessa che non un solo ducato è stato prelevato dalle casse di Nimes!
Né che le elezioni del municipio fossero imminenti e quindi poco danno è stato arrecato alla cittadinanza!

Tu giudichi colui che assieme ai suoi liberi fratelli ha unicamnete fatto conoscere al mondo l'iniquità imperiale!
Te l'hanno detto , in Linguadoca, che ho chiesto di processare l'Imperatore Longjognsilver ?

Tu giudice provenzale, sei colpevole quanto me.
Ma tu tradisci il tuo ideale.
Aspiravi all'indipendenza e ora processi chi grida alla libertà?Volevi staccarti dall'Impero e ora giudichi in nome dell'Imperatore?

Giudice , rifletti : sei l'esecutore materiale della tua stessa ipocrisia!
Cosa ti differenzia da colui che io ho denunciato?

Giudice, io ti esorto a non essere più schiavo!
Mgari sei stato di recente a messa per festeggiare l'indipendenza : condanna me e condannerai la tua anima!

Io sono la voce di chi imprigionato attende la condanna a morte.
L'imperatore è sordo alle invocazioni dei condannati : noi abbiamo voluto fargli sentire il peso della sua giustizia iniqua.

Io sono la voce dei disperati, noi siamo la coscienza sporca dei tiranni.

Scegli , giudice , se essere libero nella tua terra o rinnegare il tuo popolo e le tue battaglie passate.
Scegli se essere provenzale o tirapiedi della linguadoca.

Sii coraggioso e impara a osare : si chiama libertà!"

L'ometto acido non risponde.
La guardia tace.


"Trasférez les leur tous à la garnison de toulon. Convoies les te fin là ! "

"Il procuratore dice che vi dobbiamo scortare a Tolone dove sarete in custodia.
"E andiamo allora ..."

Liriel ha scritto:
Il giorno prima.



La nave dondolava mollemente nel porto di Arles. Salirci era stata comunque un’emozione, nonostante tutto ciò che era successo, per Liriel era la prima volta.
Una lieve brezza portava l’odore triste del mare d’inverno e il cielo plumbeo rispecchiava il sentire di molti di loro.
Liriel, appollaiata su una cassa scribacchiava invano l’inventario della stiva e lanciava ogni tanto un’occhiata di sbieco all’uomo che, avvolto in un mantello scuro contro il freddo di novembre, fissava il mare abbarbicato sul cassero di prua. Non aveva quasi più aperto bocca da quando era successo…

Quella mattina avevano salutato chi proseguiva a piedi, ma l’atmosfera, nonostante il successo a Nimes, era mesta. Liriel si era raccomandata con Tiwaz:

Abbiate cura di voi, forse ci stanno ancora cercando, anche ora che siamo in Provenza… soprattutto Tergesteo, tutti i proclami a Nimes portano la sua firma.

L’interpellato, che l’aveva sentita, si era limitato a fare un mezzo sorriso e a scrollare le spalle.

Ecco, appunto Tiwi… mi sentirò molto più tranquilla se baderai tu a tutto.

Si erano salutati con una risata stentata, l’unica di quei giorni, a cui Edoardo non aveva preso parte. Liriel avrebbe voluto dirgli qualche parola di conforto, fargli sapere che lei comprendeva come si sentiva, ma sarebbe stato inutile. Così, si era offerta, perlomeno, di fare l’inventario della stiva, sollevandolo da quell’incarico e lasciando il capitano solo con i suoi pensieri.

Si riscosse, tornando al presente. I conti non volevano saperne di tornare. Sulla nave c’era un passeggero che non avrebbe più avuto motivo di bere e di mangiare, e questo la distraeva. La bara era stata caricata in un punto riparato della stiva, lontano dalle derrate alimentari ma, pur non avendola sott’occhio, era come se fosse lì, davanti a loro, a palesare la propria presenza.

La Brigata andava avanti, dedicandosi a nuove imprese, ma ogni porto, ogni città lasciava la propria traccia. Quella di Nimes era rigata di sangue e scavava un solco dentro ciascuno di loro.
Tutti lavoravano di malavoglia, chi aveva potuto si era vestito a lutto, per gli altri, una fascia al braccio era sufficiente.

Io non ho di questi problemi, sembra che quest’abito nero lo porti sempre per un motivo…

Nel frattempo il carico era stato sistemato e finalmente i conti tornavano. I pensieri di Liriel furono riscossi dalla voce di Edoardo, che, senza che lei se ne accorgesse era tornato sul ponte. Lo osservò: aveva il volto pallido e non rasato da troppi giorni, ma lo sguardo deciso di sempre.

Levate le ancore! Mollate gli ormeggi! Salpiamo.

Avrebbe giurato di avergli sentito dire: “Siria, torniamo a casa”. Ma il vento si era portato via la sua voce.

Eriti ha scritto:
Città invivibile Barcellona. Miniera chiusa. Mercato quasi del tutto sgombro dei cibi di prima necessità, e quel poco che c’era, era trovabile a prezzi esorbitanti. Assunzioni poche o nulle, se non quelle per il porto. Se l’era lasciata alle spalle, decise di ritornare sui suoi passi e aspettare i compagni a Gerona. Quanto meno era maggiormente vivibile.
Non dovette aspettare molto il rientro dei suoi da Nimes.
Stava intrattenendosi nella taverna principale di Gerona, vicino al focolare, vergando svariate lettere che sarebbero state spedite quel giorno. Rigirava nella mano sinistra il sassolino con le rune, leggendo nuovamente ogni parola scritta.
Sorseggiò della birra locale. Non era male, ma per i suoi gusti le faceva schifo, almeno però era meglio della solita acqua. La birra italiana era l’unica cosa che davvero le mancava della sua terra natia.
Verso metà mattinata entrarono. Un gruppetto di persone. Si guardarono intorno con circospezione. Quando furono certi di essere nel luogo giusto, si avvicinarono al tavolo cui era seduta anche Eriti.


Luogo adatto per dei fantasmi – disse uno di loro.
Già, appropriato – rispose Eriti alzando lo sguardo – allora come è andata?

Calò uno strano silenzio. Si guardarono fra loro, fino a quando il Conte di Migliano non prese la parola.

L’assalto è andato a segno. Il municipio, dopo un po’ di scontri armati è stato preso e il processo è stato aperto dal nostro sindaco, ma … - s’interrupe per un breve istante – … ma abbiamo subito delle perdite… Clarissa è morta per la marcia forzata, è stata seppellita ad ovest di Arles … mentre … Siria è rimasta ferita negli scontri armati per la presa del Municipio. Edoardo l’ha subito presa e portata da un cerusico, ma è stato vano… Siria è morta. Stanno portando il corpo a Modena dove la seppelliranno. Eriti, ci dispiace molto…

Gli occhi di Eriti si spalancarono, le cadde di mano il boccale di birra che stava portando alla bocca, facendo impregnare della bevanda le lettere appena scritte. Nella sua mente non riusciva a pensare ad altro, che non fossero i volti sorridenti di Clarisse e Siria dopo la presa di Rodez. Probabilmente gli stavano dicendo altro, ma non riusciva a sentire niente.
Si alzò dal tavolo e si diresse all’uscita. Si immise nelle strade cittadine, e camminò fino alle mura della città. Entrò nel bosco che circondava Gerona e si mescolò fra le piante, allontanandosi dai rumori che la città alle sue spalle emetteva. A poco a poco essi erano sostituiti dal lento sciabordio delle acque del fiume che circondava la città. Continuò a camminare, avvicinandosi sempre più a quel rumore naturale, esistenziale, quasi primordiale.
Il sole stava ormai calando quando raggiunse le sue rive. Osservò quelle acque chiare, che si andavano a mano a mano scurendosi con il mancare della luce. Acque lente, indifferenti, quasi rassicuranti.
Sentì il bisogno di immergersi.
Lentamente entrò nell’acqua gelida, che le pungeva la carne attraverso le vesti come aghi conficcategli nella viva carne. Continuò ad immergersi finché non ebbe la testa sotto il livello. Circondata da quel silenzio, sentì impellente il bisogno di piangere, e le calde lacrime, fino ad allora trattenute, sgorgarono dagli occhi, andando a mescolarsi con le gelide acque. Pianse, riprendeva aria, e poi si immergeva nuovamente per piangere ancora. Celata dagli occhi e dalle orecchie di chiunque, sfogò, in quel gelido abbraccio, tutto il suo dolore.

Quand’anche la stanchezza ebbe il sopravvento, galleggiò sul pelo dell’acqua, lasciandosi cullare dalla corrente. Costretta ad osservare il cielo, con gli arti che le si stava intorpidendo, vide brillare due stelle più luminose del solito. Si convinse che fossero Siria e Clarisse.
Tornò, con non poche difficoltà a riva sperando dentro di sé di aver gettato tutto il dolore che provava nel fiume, e iniziò a incamminarsi verso la città, cui in lontananza ne scorgeva le alte mura, illuminate qua e là dalle fiaccole delle guardie.
Tornò nella stanza cui aveva preso alloggio, e una volta dentro, lasciò tutto il mondo fuori, entrando in un mondo fatto dei ricordi passati con Clarisse e con la cugina.

Skarlotta ha scritto:
[u]Parma, primo giorno di dicembre

Accidenti che freddo! biascicò Ska stizzita, mentre rientrava a casa, portando tra le braccia qualche ramo secco da gettare nel camino.
Le mani quasi congelate facevano fatica ad aprire la porta, per cui si aiutò con qualche colpo più pesante inferto con le sue stesse spalle.
Dopo poco la porta si spalancò, lasciando entrare la gelida aria invernale, e con lei la giovane donna che non si preoccupò di lasciare lunghe scìe di neve che si scioglievano dinanzi all'ingresso.

Non si accorse della lettera che evidentemente era stata infilata sotto l'uscio, verso l'interno e che trascinò per qualche metro dentro casa.

Riversò rumorosamente quei rami, accese un tiepido fuocherello che pian piano iniziò a riscaldare l'ambiente.
Si tolse le vesti bagnate e andò a posarle su una sedia vicino al fuoco.
Con la coda dell'occhio vide qualcosa in terra.

Si avvicinò a quel foglio con aria accigliata. Non ne riconosceva nulla, nè carta, nè timbri...l'aprì...nè scrittura.
Diede un primo sguardo d'insieme, e non appena lesse il nome della sorella, un brivido la percorse.
Il gelo nel cuore si aggiunse a quello che la circondava.
E' morta...

Voleva sedersi, voleva piangere, voleva immaginare di trovarsi in un incubo, voleva urlare.
No, Skarlotta voleva solo Siria.

Non riusciva a formulare nessun pensiero, nessun pensiero logico quantomeno. Sapeva a cosa sua sorella stava andando incontro, ma neanche nell'angolo più nascosto della sua mente aveva mai considerato l'ipotesi di non vederla tornare.
Nessun addio avrebbe potuto darle da viva.
Nessun abbraccio l'avrebbe confortata.
Nessun sorriso della sorella le sarebbe stato più regalato.

Accartocciò quel foglio nella mano, mentre una prima lacrima le rigava il volto. Lo gettò con stizza nel fuoco e si sedette dinanzi ad esso.
La testa tra le mani.
I singhiozzi la scossero senza nessuna possibilità di fermarsi.
Una tristezza infinita la pervase. Non le avrebbe mai perdonato di aver corso un rischio così grande. Non poteva perdonarla per averla lasciata.

Ska cercò di calmarsi, si asciugò le lacrime e tirò un profondo sospiro.
Il suo sguardo si perse tra le fiamme che ardevano nel camino, un barlume di sorriso le si dipinse sul volto nel momento esatto in cui la sua mente fu abbastanza lucida da permetterle di ricordare la sua adorata sorella.

Questo non è possibile...non può essere successo veramente.
Siria...
quel filo di voce si ruppe e il dolore ricominciò, un dolore che non l'avrebbe mai abbandonata.



[hrp]Scusate se mi intrometto qui, ma volevo anche io "partecipare" in qualche modo al terribile evento. Capisco che i fatti si svolgono altrove, ma capirete anche voi che la sorella è partecipe del dolore di voi tutti.[/hrp]

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MessaggioTitolo: Re: [RP]Con gli occhi chiusi   Dom Dic 19, 2010 4:59 pm

Tergesteo ha scritto:
[rp]Fra Aix-en-Provence e Brignoles, quattro giorni dopo l'assalto[/rp]

La strada si snodava nella campagna provenzale, su colline brulle e grigie, vessate dall'inverno e pallido ricordo delle ampie distese di lavanda che in primavera inondano il paesaggio.

I colli digradano dolcemente fino a perdersi in lunghe file di alberi che celavano alla vista l'argine di un fiume.

Il drappelo di guardie di scorta ai cinque membri della Brigata avanzava in un paesaggio d'una dolcezza unica.


"Guardia! Sia paziente : è da Arles che non ca ... che non esleto le mie funzioni!"
Il comandante sospirò e rispose calmo nel suo italiano stentato.
"Quando viaggio con mes fils viaggio più veloce, italien!"
" Si vabbè ... e si vede che avranno l'intestino pigro ... s'il vous plait, pouvons-nous nous arrêter ?"
"Immagino che me lo chiederai almeno fino a Toulon , vero italien?"
"Oui, monsiuer!"
"Come dite voi in Italia ...un qui dérange..."
"Rompiballe?"
"Esatto, vous êtes un rompiballe, monsieur Barbarigò!"
"Oui, c'est moi!"


Il drappello si arrestò.
I cavalieri scesero,poi due guardie si premurarono di incatenare i piedi di Tergesteo.

"Ma è necessario?"
"Siete sotto scorta in attesa di giudizio ... mi pare il minimo..."
"Che gente ..vabbè ... vedo di sbrigarmi"


Tergesteo scese piano piano la collina, sino a guadagnare le fila di alberi.
Si poteva udire lo sciabordio del fiume .
Tergesteo si guardò intorno sino ad adocchiare il cespuglio giusto.
Dispose quanto necessario per lieto evento quando, avanzando lungo il fiume vicini alla sponda, con gli zoccoli che scalpicciavano nell'acqua bassa, sopraggiunsero otto cavalieri.

Dalle armature e dalle spade non dovevano essere in gita di piacere.
Non ci misero molto a individuare la testa di Tergesteo che sbucava dalle frasche e interpretarono la scena nel peggiore dei modi.


"Non un passo o sei morto!"
"Oh caz...! E dove volete che vada?
" rispose Tergesteo tentando di risollevarsi le i pantaloni.
"Toh!Un italiano ... e che ci fai nascosto là?"
"Se ve lo dico, mi passereste a fil di spada, mio signore ..."

La squadra di cavalleggeri inquadrò la situazione e si mise a ridere.
Quello con l'aria del capo disse qualcosa agli altri in lingua straniera, mai udita prima da Tergesteo.

"Senti moretto , sei solo?"
"No signore, con i miei compagni e altri gendarmi che ci scortano"

Il capo si rabbuiò.
"Gendarmi?"
"Si, signore, ci scortano a Toulon per il processo."
"Capito ... ascolta, non dire a nessuno che ci hai visto. Se saprai tenere la bocca chiusa, vedrai gli effetti ... come ti chiami?"
"Tergesteo, signore "
"Bene , tieni la bocca chiusa ... e prega Aristotele che ci sia propizio!"
"Non mancherò!"


Il drappello riprese la via del fiume a colpi di sperone.
Tergesteo attese ancora qualche minuto, meditabondo.

Poi, molto più sollevato, si ricompose a risalire la china discesa all'andata.

Le guardie erano visibilmente irritate dell'attesa.

"Pensavamo fossi scappato , italien!"
"Eh son cose lunghe ..."
"Ripartiamo : il giudice ti aspetta!"
"Eh .. vedrai se non ci divertiremo ..."

Liriel ha scritto:
Liriel riemerse sul ponte della “Ragnarok” e batté le palpebre alla pallida luce del sole invernale. Appena partiti molto erano scomparsi sotto coperta a godersi un po’ di meritato riposo dopo l’estenuante viaggio. Inoltre, non era escluso che qualcuno soffrisse già di mal di mare… qualcuno oltre Vissénte, si intende, che aveva passato la nottata a vomitare e a tenerla sveglia con le sue imprecazioni. Lo aveva appena lasciato che dormiva, con l’intenzione di godersi un po’ di aria fresca.

Si guardò dunque intorno, il ponte era silenzioso. Perfino Ilsebill e Samiro, che di solito facevano un gran chiasso, non erano in vista. Liriel sperò che non fossero a caccia di topi nella stiva. Niente di male nell’uccidere i roditori, se poi non avessero avuto la pessima idea di tentare di mangiarli… si ripromise, una volta giunta a Massa, di imbarcare un gatto che sopperisse a quella necessità.
Notò, invece, contrariata, che il porto di Arles era ancora in vista, e che la distesa d’acqua sotto di loro era liscia come l’olio.
Seccata contro il vento, che evidentemente dalla sua irritazione non era particolarmente toccato, dato che continuava a brillare per la sua assenza, si diresse verso il ponte di comando dove stava un insonnolito ed intirizzito Edoardo, a reggere il timone avviluppato nel mantello.
Liriel stava per dire qualcosa, forse un saluto, ma lui la prevenne:

Maledetta bonaccia!

Si usa salutare così in nave? Sapete, non sono pratica di termini marinareschi… ad ogni modo sì, non c’è una bava di vento.


Lui si passò una mano sugli occhi e si appoggiò stancamente alla barra del timone. Poi le disse:

Senti… devo dormire almeno qualche ora. Vieni qui e reggi il timone.

Cosa?!


La conoscenza di navi di Liriel si limitava a una lezione di ingegneria navale, seguita in Rouergue aspettando l’arrivo degli altri membri della Brigata. Una lezione a cui si era intrufolata per vincere la noia di quei giorni, per di più in francese e certamente troppo avanzata per lei. Tuttavia il povero Edoardo non poteva reggere il timone ininterrottamente per tutti i giorni di viaggio, bisognava coprire i buchi necessari al suo riposo, in qualche modo.
Cominciò una complessa spiegazione infarcita di termini quali “barra” e “prua”, “vento di bolina” e altre facezie del genere. Alla fine della fiera Liriel a malapena ricordava che babordo era la destra e tribordo la sinistra…

Insomma, punta sempre a sud-est e spera che si alzi il vento!

Edoardo le piantò in mano la bussola (non sarebbe comunque stata in grado di usare il sestante), e si diresse a grandi passi verso la cambusa, per mangiare qualcosa di caldo prima di sparire sottocoperta.
Il pensiero di Liriel dopo un po' andò alla costa e ai compagni ivi rimasti.

Ma sì… che mi preoccupo a fare? Sono SICURISSIMA che non li hanno presi. Dopotutto sono in gamba, non certo degli sprovveduti.

Per tutta quella prima giornata al timone, non si mossero neanche di un pollice.

Tergesteo ha scritto:
[rp]Tolone, Provenza, 6 dicembre[/rp]

Fredda giornata d'inverno.
La sosta forzata a Tolone, in attesa del pronunciamento del giudice, iniziava ad essere snervante.
L'attesa era alleviata o esacerbata - secondo i casi - da notizie frammentarie di armate in movimento verso la capitale Aix.
I giudicandi si appellano a qualunque pensiero per poter leggerci una via d'uscita.

Fossero stati d'altra parte, in effetti sarebbero già morti.
Ma la giustizia provenzale è un fuoco lento, lentissimo, sfibrante.
E' la giustizia degli accordi transnazionali, quella forma di giustizia strisciante e perversa per la quale il reo che riesce a fuggire non può evitare ma al massimo procrastinare l'inevitabile.

Una giustizia che odora di morte e che spesso in morte si tramuta.
Ma di certo ella è preferibile alla lenta agonia, all'inedia, a malsane pareti di celle, a sentire gocciolare via il tempo e la vita con la stessa cadenza delle stille d'acqua che si staccano dal muro della galera.

Altro atto della commedia grottesca.

"L'accusato è chiamato nuovamente a difendersi"

Mi presento davanti ad un ufficiale del Regno di Provenza.
Devo depositare agli atti l'ultima mia richiesta di assoluzione.
L'accusatore provenzale, che agisce per conto della Linguadoca, non si è presentato.
Non mi reputa degno avversario dialettico? Forse che gli uomini d'arme non son capaci di parlare?


[rp]otre honneur, je demande mienne complète absolution puisqu'aucune ils donnent a été fait dans les comparaisons de peuple mais mais plutôt vis-à-vis de quel il détient le pouvoir avec la tyrranie. Si vous condamnez je vous condamnez la liberté. Longue vie aux combattants pour la liberté, longue vie à la Brigade Fantôme !

Vostro onore, chiedo la mia completa assoluzione in quanto nessun danno è stato fatto nei confronti del popolo ma bensì nei confronti di chi detiene il potere con la tirannide.

Se condannate me condannate la libertà.

Lunga vita ai combattenti per la libertà, lunga vita alla Brigata Fantasma![/rp]

Le mie frasi inutili vengono ricopiate ed archiviate.
Sono solo passi necessari verso una fine già scritta.
Alto tradimento significa morte certa, in particolare per gli stranieri.

Ma a volte , e solo a volte, i gesti insani e illogici sono ripagati dal Fato con la stessa moneta.
A volte, la consuetudine e il previsto vengono sbaragliati da quella successione illogica di avvenimenti che si chiama vita.

Caleblost nel mentre del mio processo ha preso il potere.
Quando incontrai lui e la sua armata , quasi per caso, mi chiese di non rivelare la sua posizione.
Non lo avrei fatto comunque.

Il Fato si è presentato con le sua fattezze.
E stavolta ha deciso in mio favore.

Il giudice , Lady Kiri, decreta la mia assoluzione .
Con semplici e brevi parole.



[rp]Accusé evidemment pas coupable.
Si suivre des idéals est un erreur, tout le monde est coulpable. Donc, soit-il relaxé.

Imputato ovviamente non colpevole. Se seguire i propri ideali è un errore, tutti sono colpevoli. Dunque, sia liberato.[/rp]

Sia stata fortuna, sia stato un benevolo aiuto divino a correggere storture passate che ancora gridano vendetta, sia quel che sia.

Libero.
di riprendere a lottare.
Verso ideali impossibili e inusitati.
Assieme ai miei compagni
morti e viventi
libero.



_________________
Eriti Velia Malipiero Giustianiani Longo,
Duchessa Imperiale di Carinzia,
Contessa di Soliera
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MessaggioTitolo: Re: [RP]Con gli occhi chiusi   

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