Contea di Soliera

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 [RP]Dentro l'umano, dentro il divino

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Eriti
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Messaggi : 292
Data d'iscrizione : 22.08.09

MessaggioTitolo: [RP]Dentro l'umano, dentro il divino   Gio Feb 10, 2011 4:04 pm

Eriti ha scritto:
Non era stato il massimo delle idee quella di immergersi nelle acque gelide novembrine di un fiume catalano sul calar delle tenebre per di più.
Nonostante alla sera stava bene, alla mattina si era ritrovata con febbre e dolori in tutto il corpo. Era a malapena riuscita a scendere senza capitombolare dalle scale. Chiese all’oste l’ubicazione del più vicino cerusico, che visto le sue condizioni, e con alcune monete d’oro nuove in mano, le indicò davvero il più vicino. Aveva un banco nella piccola piazza adiacente alla stradina dove si trovava la locanda. Pochi metri, che per Eriti sembrarono chilometri.

Il cerusico, appena la vide, l’aiutò a sedersi sullo sgabello che usava lui, e la visitò alla bell’e meglio. Pochi gesti, una mano sulla fronte, uno sguardo alla gola.
Scrollò la testa.

No, no, no es bueno. *

Frugò nella sua borsa e porse una boccetta alla donna.

Teneis que descansar. Tomad esto, bebedlo cada vez anta de comer y os sentireis mejor. Pero necesitais dos o tres dias descandando tranquilamente. **

Eriti guardò l’uomo con lo sguardo di chi non ha capito una sola parola di quanto dettogli, e non solo per la lingua.
Il cerusico, allorché, mimò quanto prima detto, lasciando alla fine la boccetta nelle mani di Eriti.
La donna chiuse le dita attorno al vetro, e lasciò sul tavolo delle monete d’oro. Appoggiandosi al legno si alzò dallo sgabello per poi dirigersi di nuovo verso la locanda.
Ogni passo era uno sfinimento. Ogni passo era una mancanza d’aria. Ogni passo si sentiva svenire. Eppure testardamente riuscì a tornare alla locanda.
Chiese all’oste di portarle un pasto caldo nella stanza alla dodicesima ora, se non era già passata, altrimenti, ad un’ora prima del tramonto. L’uomo annuì al contatto con altre monete d’oro, con la faccia che non nascondeva la preoccupazione di chi non vuole mai trovarsi un cadavere in casa propria.

Salì le scale, come se stesse scalando un monte durante una tormenta. Si chiuse la porta alle spalle e si abbandonò su quello che era il letto. Stava per lasciarsi andare al sonno, quando ricordò il cerusico e il suo mimo.
Prese quella boccetta di vetro e tolse il piccolo tappo di sughero che la sigillava.
Aveva un odore più fetido di quello di un cadavere in decomposizione, e colore e consistenza non rassicuravano, sembrava la melma trovabile nelle paludi maremmane.
Si fece forza, ad occhio e croce le sarebbe bastato per 3-4 volte, quindi per 2 giorni al massimo. Senza indugiare troppo ne bevve un sorso d’un fiato, buttando giù quella cosa senza dare il tempo alla bocca di saggiarne il sapore.

Giusto il tempo di tappare la boccetta, posarla sul tavolo, affianco al cinturone con la spada, che una profonda nausea l’assalì. Prese il primo contenitore a portata di mano, e vomitò in esso quanto mangiato nell’arco di giorni.
Solo quand’ebbe finito, si accorse di aver usato il pitale. Lo lasciò lì. Non era certa che si sarebbe ricordata di svuotarlo o farlo svuotare.

Senza ormai più un briciolo di forza in corpo, si ficcò sotto le coperte, addormentandosi quasi subito.


[hrp]*No, no, non va bene.
** Dovete riposare. Prendete questo, bevetelo prima dei pasti e vi sentirete meglio. Però avete bisogno di 2 o 3 giorni di riposo
[/hrp]

The_prince ha scritto:
Porto di Massa.
13 Dicembre di questo 1458 maledetto, per fortuna sta per giungere al termine.


Mi siedo sulla bitta della banchina.
Scruto la carena della Ragnarok, maestosa e logora come un generale d'altri tempi.
Mi scruta con i suoi occhi da squalo maciullato, sofferente, anch'essa come me.

Cerco il suo sguardo ma non la trovo.
E non trovo i suoi capelli, i suoi occhi azzurri, i suoi seni turgidi...
Nulla più, e nulla più sono rimasto ora.

La vedetta dalla vela più grande scandisce il tempo che mi rimane di questa mia ora di libertà.

Quindici minuti.

Vorrei non aver mai vissuto in armi per avere una sola possibilità di tenerti in salvo.
Vorrei... vorrei... ma cos'è il desiderio alfine? Tu non ci sei più, ed è bene io me ne faccia una ragione.

La gente passa e mi guarda,
i loro sguardi scivolano su di me, come la mano su un tessuto di seta medio - orientale.

"Fino a qui tutto bene ... fino a qui tutto bene", ripeto per farmi forza.

Passo lo sguardo tra l'orizzonte color cremisi alla missiva dell'oscuro Monsignore.
Mi dice di armarmi e partire. Ogni volta è così, per persone come me. Fosse facile, dannazione.
"Ho bisogno dei migliori condottieri, ho bisogno di te." E' tutte le volte così.
Noi a combattere le guerre altrui, e loro a bere dolce vino di Falerno nei talari mai abbastanza puliti.

Non ci penso, mi distraggo di nuovo. Com'è bello questo cielo sfumato d'ocra.
Questo riposo a Massa è stato magnifico.
Sublime.
Potrei abituarmi. Mi sto distraendo dalla redenzione.

"L'essenza della via è prepararsi alla morte, mattina e sera, in ogni momento della giornata. Quando un guerriero è sempre pronto a morire padroneggia la via."

Dieci minuti.

Credo che non tornerò più in questa città, ormai tutto si sta spegnendo. Lo sento, nel cuore e nelle ossa.
Poso il mio sguardo sulla spada di Siria. E' bella e lucente come lo era lei. E l'acciaio è ciò che rimarrà di questi amorosi anni.

"Nella gelida forza che aveva la spada dei nostri soldati,
I nostri anni più belli ci hanno lasciato cuori infuocati!

Rapiscimi e sorprendimi con tutta la tua poesia,
Uccidimi e annientami con la perfetta follia,
Perché tu sei la bellezza, la bellezza!"

Ripeto mentalmente i versi di una poesia che ho letto distrattamente nell'accampamento della Brigata.
Non ho più tempo, devo partire. Rinfodero la spada, guardandola un'ultima volta.
Mi lascio dietro la banchina in pietra, e con essa i miei ricordi di questa città.
Etereo, salgo il ponte e grido ordini imprecando.
Sono la pietà, la compassione e il perdono che mi mancano, non la razionalità.

Cinque minuti.



"Elevati al di sopra delle masse che hanno paura di agire, nascondersi come una tartaruga nel guscio non è vivere. Un guerriero deve possedere un eroico coraggio, ciò è assolutamente rischioso e pericoloso, ciò significa vivere in modo completo, pieno, meraviglioso.
L'eroico coraggio non è cieco ma intelligente e forte."

Eriti ha scritto:
Non aveva le idee molto chiare. Non capiva quanto tempo aveva passato dormendo. Aveva la testa intontita.
Sentiva solo un senso di vertigini continuo, come se tutta la stanza girasse intorno a lei, e sotto non avesse il letto, ma una voragine che la stava inghiottendo.
Cercò di mettersi a sedere sul letto, e ci riuscì dopo svariati tentativi passati a combattere contro i giramenti di testa che la assalivano ogni volta che alzava la testa dal cuscino.

Si guardò intorno per diversi minuti, tastandosi la fronte, e sentendola meno calda di prima.
Si accorse di avere i vestiti bagnati dal sudore, cercò quindi con lo sguardo la sacca in cui sapeva esserci almeno un cambio asciutto.
La vide sulla sedia vicino al tavolo. Su di esso però non c’era più il pitale in cui aveva vomitato, ma una scodella che sembrava contenere qualcosa da mangiare. Il pitale era a terra, ai piedi del letto.
Stava cercando di capire cosa diamine fosse successo. Chi aveva svuotato il pitale? Chi aveva portato quel piatto? Possibile che fosse stata lei in preda ai deliri influenzali? Non ci stava capendo più nulla, la testa le girava sempre di più. Proprio quando stava cercando di mettersi in piedi sentì una leggera bussata alla porta. Eriti non rispose e cercò istintivamente il pugnale nascosto sotto il guanciale. Senza attendere risposta, la persona alla porta entrò, portando la sua figura esile nella stanza.

Eriti la riconobbe, e lasciò perdere il pugnale. Non sapeva il suo nome, ma era una ragazzina che lavorava in quella taverna. Faceva la sguattera fondamentalmente, ma aveva notato che vendeva il suo corpo ai clienti che ne palesavano la voglia, per racimolare qualche moneta in più. Come lei, altre in tutti i paesi lo facevano. Era la legge della sopravvivenza.
La ragazzina le sorrise, accennando un semplice “¿Cómo estás?”*.
Eriti non rispose, non aveva forza di parlare, e forse neanche la voglia. La ragazzina aveva intanto poggiato un’altra scodella, questa fumante, sul tavolo, per poi guardare Eriti ed invitarla a mangiare.
Eriti cercò di alzarsi, ma come lo fece, sentì il pavimento mancargli sotto i piedi, e per non cadere si aggrappò alla parete. La ragazzina le si avvicinò, e passandole un braccio intorno alla vita la accompagnò al tavolo, facendola sedere e posizionandogli la scodella fumante davanti.

Eriti iniziò a mangiare il contenuto della scodella, un semplice minestrone di verdure. Niente carne dentro, essa costava troppo per una semplice taverna. La ragazzina intanto si era rimessa a rifare il letto, mentre canticchiava una canzone.
Eriti la fissava, non capiva perché facesse tutto quello per lei. Non si conoscevano, ed Eriti non aveva chiesto una serva personale, almeno non ricordava di averlo fatto.


Perché? – disse. La ragazzina si voltò incuriosita, senza aver compreso la domanda.

¿Por qué haces éste? **– chiese allora Eriti in quel poco di spagnolo che aveva imparato.

Porque yo te admiro.– rispose la ragazzina, rimettendosi a fare il letto – Tu es una mujer fuerte. Me valga de nadie. Dueña de vosotros mismo.***

Yo no puedo ayudarte, sábelo. Si una persona espera que te salvas de la vida que conduces, no soy yo. Si quieres cambiar de tu vida, encuentra la fuerza y la determinación en ti mismo.
****

Era stata diretta, ma ciò sarebbe stato meglio per quella ragazza. Era meglio stroncare da subito le false speranze. Com’ebbe finito di rifare il letto, la ragazzina uscì dalla stanza. Questa volta non degnò nemmeno di uno sguardo o sorriso Eriti.

Eriti sospirò.
C’est la vie – disse molto semplicemente, e riprese a mangiare.

[hrp]*Come state?
**Perchè fai questo?
***Perché vi ammiro. Siete una donna forte. Serva di nessuno. Padrona di voi stessa.
****Io non ti posso aiutare, sappilo. Se aspetti una persona che ti salvi dalla vita che conduci, non sono io. Se vuoi cambiare la tua vita, trova la forza e la determinazione in te stessa.
[/hrp]

Eriti ha scritto:
Aveva passato diversi giorni chiusa nella stanza, facendo sbollire l’influenza. Usciva giusto per scendere a prendere un pasto caldo. Come prevedibile la ragazzina non si era più fatta vedere dall’ultima volta.

Quella mattina, finalmente si svegliò senza giramenti di testa. Aveva ancora violenti attacchi di tosse e di starnuti, come residui, ma febbre, vertigini, capogiri, dolori alle ossa, non si facevano più sentire.
Quella mattina, decise di scendere di sotto, trovare i compagni e decidere il da farsi. Stavano ammuffendo in quel luogo maledetto.
Una volta rivestita, messo su il cinturone con la spada, uscì dalla stanza lasciando leggermente aperta la piccola finestra.
Non fu difficile trovare i suoi compari. Li vide seduti attorno ad un tavolo, in disparte nella taverna.


We malaticcia – l’apostrofò uno di loro, passandole una sedia.

Spiritoso *coff* *coff* - rispose Eriti – ci sono novità?

Mah, guarda, ci propongono di andare qui
– disse un secondo compagno indicando un punto sulla mappa – di aiutarli, come possiamo, con spade e cibo…

Quindi partiamo?
– chiese un terzo del gruppo.

Se siamo tutti d’accordo *coff* direi di si, almeno *coff* ci muoviamo e vediamo come è la situazione *coff* *coff* e poi decidiamo lì che fare – un attacco di tosse le impedì di finire la frase, ma bene o male il concetto era stato recepito.

Passarono la giornata a prepararsi per la partenza, fecero le scorte, decisero il percorso, e si divisero in due gruppi.
Avrebbero lasciato Girona quella sera stessa.

Eriti ha scritto:
Il viaggio trascorse normalmente. Il primo gruppo era di qualche nodo più avanti, il secondo procedeva dietro, avevano anche ripreso il loro compagno che era rimasto in una città francese.
Durante i giorni di viaggio, gli arrivavano voci non troppo rassicuranti su dove stavano andando. Ogni miglio in avvicinamento era una maggiore consapevolezza che quel viaggio sarebbe terminato diversamente da quanto previsto.
Giunti a Nimes ciò che temevano divenne certezza. Un loro sottoposto li avvicinò, e con poche spicciole parole, riferì quanto doveva: “Non venite, sganciatevi”.
Sganciarsi, come se fosse semplice… senza una meta poi… Erano stanchi per il viaggio. Trovarono riparo in una taverna della città.


Riposiamoci per oggi, domani decideremo, potremmo anche tornare in Italia.

Eriti disse quelle parole poco prima di salire per entrare nella camera che si era presa. Si sedette sullo sgabello presente, poggiando in malo modo la sacca su un tavolo tarlato. Poggiò i gomiti sul legno e la fronte sui palmi. Non sapeva cosa fare. Non sapeva cosa decidere. E quella città, la città che aveva dato la morte alla cugina, non l’aiutava a stare serena. In quel momento aveva bisogno di parlare con qualcuno, ma con chi? Non certo con i suoi compagni, un uomo non avrebbe capito certi argomenti.

Frugò nella sacca, trovando una boccetta di inchiostro, un pennino e delle pergamene arrotolate. Prese il tutto, e iniziò a scrivere…


Citazione :
[rp]Nimes, Contea di Linguadoca
14 Dicembre 1458,

A R.F. C.d.R,

mia cara amica, non so se e quando leggerai questa mia.
È passato molto tempo, dall’ultima volta che abbiamo avuto modo di parlare faccia a faccia.
Ammetto che mi mancano le nostre giornate passate a parlare del più e del meno davanti ad un buon calice di vino io, ed una tisana tu.

Mi sento confusa, amica mia, confusa e … sola.
Sono nella città che mi ha strappato via mia cugina. Mi fa uno strano effetto questa città. Come ci ho messo piede, entrando nelle sue mura, ho sentito di nuovo il dolore provato quando ho saputo della sua morte.
Nel tragitto fra le mura e la taverna in cui abbiamo preso alloggio, vedevo in ogni volto che incontravo, il suo possibile assassino.

Non lo nego, mi sento sballottata da una parte all’altra senza uno scopo preciso.
Dopo Rodez, io e il mio gruppo siamo stati sballottati a destra e a manca. Siamo andati a vuoto in Spagna, e poi di nuovo a vuoto qui a Nimes. E adesso, non so cosa fare.
So solo che sento la necessità di consigliarmi con qualcuno che saprebbe indirizzarmi, anche solo per via lettera. E nessuno come te, sa consigliarmi meglio.

Forse dovrei riportarli tutti a casa, per un po’ di ristoro, una tregua. Riordinare le idee, decidere il prossimo obiettivo senza essere rincorsi. Riuscirò prima o poi a prendere una decisione? Spero solo di non impiegarci troppo tempo…

E tu? Come stai? Come vanno le cose lì? Perfino da qui, giungono voci di venti di possibili guerre nello stivale. Ma si sa le voci molto spesso sono ingigantite dal passaparola e dalle paure umane.
C’è ancora quell’essere che ti tormenta? A volte i figli dovrebbero assomigliare di più ai padri, il suo si starà rivoltando nella tomba per il comportamento che tiene. Potresti pensare a denunciarlo o … no non saresti il tipo…

È tempo di andare, cercare un corriere che porti fin da te questa missiva, cercare informazioni, una possibile nave diretta in Italia e una scelta per il futuro imminente…

Se mai ti raggiungerà questa missiva, non mandare risposte a Nimes, potrei non esserci più per il suo arrivo. Ti manderò un’altra lettera prima di partire da qui, in quella ti dirò dove inviare le risposte.


[/rp]

Rilesse diverse volte quella lettera, infine la piegò sigillandola con della semplice cera di candela.
La ripose con cura nella tasca interna della giacca di lana che indossava, ed uscì dalla taverna per immettersi nella vie cittadine.
Si diresse verso il mercato, laddove con molta più probabilità avrebbe trovato le informazioni che cercava.
Parlò con diversi mercanti, alcuni la aggiornarono sulla situazione provenzale, informazioni vecchie di qualche giorno ma almeno più dettagliate delle sue, altri le indicarono un mercante che da Arles sarebbe partito per l’Italia, altri ancora le dissero di una guerra al nord. Cercò il mercante diretto ad Arles. Non fu difficile trovarlo, era in fondo alla zona mercantile, quasi in disparte a preparare i suoi bagagli.
Quando Eriti lo chiamò non smise di fare ciò che stava facendo, ma prestò comunque attenzione alla donna. Ci furono una decina di minuti di trattative sul prezzo per quello che era un lavoro da fattorino. Alla fine, valutati i rischi che quel lavoro comportava, il mercante non scese dalle 10 monete d’oro, ed ad Eriti non restò che accettare quel piccolo furto. Eriti dette all’uomo le monete e la lettera, che ficcò le prime in tasca, la seconda in uno dei bagagli.

Concluso l’affare Eriti si mosse in direzione della taverna. Passando davanti ad un muro nei pressi del municipio vide una macchia stagliarsi su di esso. Poteva benissimo essere una macchia di sporco, ma qualcosa le diceva che non era un semplice schizzo provocato dal getto di qualche pitale per esempio. Quel tipo di macchie le aveva già viste imbrattare le case modenesi o quelle senesi durante le guerre. Quella macchia era sangue rappreso. Non impiegò molto a capire. Esaminata la zona, considerata la sua distanza dal municipio e la direzione in cui era posta la strada, quel sangue poteva essere solo suo. Una macchia all’altezza dell’addome che si trascinava fino alle fondamenta. Laddove il muro dell’edificio andava a fondersi con la strada i segni erano ormai quasi del tutto cancellati. In quel punto sua cugina aveva trovato la nera signora ad attenderla.

Aveva notato un piccolo fioraio nella piazza lì vicino. Ci si diresse a passo svelto. Non era certo periodo di fioriture, ma almeno un piccolo mazzo di ciclamini e vischio lo riuscì a comprare.
Tornò a quel muro, e indifferente degli sguardi dei passanti, posò il mazzetto per terra ed una mano sulla macchia. Chi la vedeva poteva pensare che stesse pregando, e forse pregò davvero…

Eriti ha scritto:
Quanto tempo aveva passato davanti a quel muro?
Al termine di quella che sembrava essere una veglia, si accinse a tornare alla taverna.
Passando dalla chiesa cittadina, vide un comunicato della Curia Romana che chiamava a raccolta i fedeli per combattere una crociata in Savoia, dove degli eretici ginevrini avevano dichiarato guerra al regno sabaudo.

Strappò il foglio dalla bacheca e corse alla taverna, senza indugi.
Entrò senza tante cerimonie, si diresse al tavolo dove i compagni stavano giocando a poker. Ordinò all’oste un birra, e dopo che il boccale fu posato bruscamente sul tavolo, ne bevve un sorso prima di parlare.


Allora uomini, ho trovato questo per strada – e mise la pergamena sul tavolo in modo che tutti potessero leggerla – vi va una crociata? Meniamo un po’ le mani, ammazziamo qualche eretico, e passiamo il tempo.
Se vi và, vedo di informarmi meglio, e avere un salvacondotto dalla Chiesa per un libero passaggio fino alla Savoia.
Voi pensate alle scorte di cibo, che ci serviranno, e ai preparativi per la partenza.


Gli uomini si guardarono per diversi minuti, consultando prima la pergamena e poi parlottando fra loro.
Eriti passò il tempo a bere la birra che si era ordinata in attesa della loro decisione.
Passarono alcuni minuti, poi fissarono la donna, e con sorrisi assetati di sangue, acconsentirono alla lotta.


Perfetto Fantasmi – disse Eriti con lo stesso sorriso sul volto – voi pensate alle scorte, io penso ad informarmi presso la Chiesa, ho diverse conoscenze che potrebbero aiutarci in questo frangente. Intanto vado a parlare con il parroco di questa città.

Si alzarono ad uno ad uno dal tavolo, e presero l’uscita, ognuno diretto in una direzione differente.

Real86 ha scritto:
Di notte una mano prendeva a scrivere, lentamente le prime lettere e poi senza sosta l'inchiostro iniziò a tagliare il foglio con linee precise e dolci ma al contempo svelte.
Non si fermò finché non ebbe finito e non alzò gli occhi dallo scrittoio per il tempo necessario.


[rp]Mirandola, sempre qui
Un giorno come tanti

Amica, unica e preziosa come ciò che di più raro esiste in queste terre,
ricevere la tua missiva ha causato in me una tempesta di sensazioni.

Nel vederla ho prima sfoggiato un sorriso di soddifazione perché significava che ancora ricordavi della mia esistenza, ultimamente mi è spesso venuto il dubbio che per molti io non esista più; successivamente il mio non pieno stato di salute mi ha gettato nello sconforto d'aver avuto qualche mancanza nei tuoi confronti. Poi ancora gioia nel pensare alle tante cose fatte per la nostra amicizia, il tuo nome dato alla mia cucciola di Falco e le giornate passate a Soliera per controllare che Ambrogio non distruggesse le piante di rose che ne adornano una parte di giardino.
D'altronde si sà, gli uomini sono così poco delicati con talune cose!

Sto scrivendo come un fiume e non ci crederai che fino a qualche istante fa la mia mente era incastrata in qualche labirinto mentale di cui non conosco la nascita né il suo termine. Ogni tanto, ultimamente, mi ci perdo.

Sento anch'io la mancanza del passato, però credo sia un processo normale della nostra vita. Si va' verso l'ignoto e si pretendono le certezze del vissuto; in fondo in fondo siamo un po' tutti egoisti in questo. Io stessa in queste ultime settimane non ho fatto altro che analizzare la mia condizione di donna ormai stremata di fronte all'ingratitudine e alla solitudine; pensavo d'esser sola.

Però poi leggendo le tue parole ho ricordato un pensiero d'un colto uomo che scriveva: "La storia di un uomo è la storia di tutta l'umanità." Per questo è sciocco pensare d'essere soli, in realtà tutti lo siamo se scegliamo di esserlo! Lo stesso proseguiva "Tutto è una questione di controllo. E di scelta".

Fin da giovani siamo state messe di fronte a dei sentieri che si dividevano, abbiamo quasi sempre preso la stessa strada e quindi fatto le stesse scelte. Questo ci dava un'enorme forza ma s'è concluso quando un giorno guardandoci in faccia ho capito che la tua vita non era più qui per quanto io fermamente lo volessi ormai era tempo di mantenere il controllo e fare una scelta.

Ti scrivo questo perché vorrei essere lì in questo momento, abbracciarti e accarezzare i tuoi lunghi capelli che ora immagino porterai spesso raccolti. Mi piacerebbe poterti consolare con le mie parole e dirti che non sei sola, perché io sono qui.
La morte di Siria è stata una perdita enorme, a Modena s'è risentito pochissimo di ciò purtroppo. Ho letto il dolore negli occhi di Edoardo quando è stato qui ma non ho avuto modo di poggiare la mia mano sulla sua spalla perché eravamo troppo lontani, lui risiedeva a Massa.

Voglio provare a consigliarti perché il tuo animo è in tempesta,
la situazione che ti trovi a vivere è complessa e probabilmente per alcuni aspetti ben più grande di ciò che l'uomo può gestire. Ma ormai sei dentro e la vita ti spinge da un versante all'altro facendoti assaggiare il tutto e donandoti il niente. Ma Aristotele è buono e saprà premiarti per questo.

Sto analizzando la tua situazione cercando di tenere lontana da me la forte voglia che ho di poterti incontrare per prendere una birra ed una tisana magari a Soliera o in quel di Reggio.

Posso leggere nelle tue parole due desideri contrastanti ma alla fine per vivere serenamente bisogna mantenere fisso l'obiettivo e aperti gli occhi su di esso. Il mio consiglio è proprio questo semplice concetto: spiega le tue ali e continua a volare per ciò che crea le correnti adatte al tuo battito. Solo tu puoi fermarti e al medesimo tempo alzarti in volo.
Combatti questa crociata se pensi che dentro di te stia bruciando l'entusiasmo, abbandonala con onestà ed onore se capirai essere solo un'inganno, rientra a casa unicamente se percepisci nella tua mente la prontezza e la fermezza per affrontare la forca poiché a noi ormai il futuro riserva questo. Qui non ti aspetta un paradiso, in quel di Modena potresti finire come il nostro amico Stefano Skorpio, mio cugino, ferito dalle menzogne e dalle infamie gettate addosso alle persone che lui ama.

Qui non è diverso da una crociata, ma almeno questa avrà una fine che tale potrà definirsi mentre l'essere umano non avrà fine né riuscirà a porla al suo arrivismo e senso di potere.

A Modena, come nel resto dei regni italici, va così.
Non è diverso da un anno e mezzo fa, quando insulti e sputi ti fecero ricercare nuovi orizzonti. Se devo rivederti per poi perderti di nuovo o, peggio ancora, farti perdere il tuo bel sorriso.. penso che potrò rinunciare a questo pur di garantirti ancora un po' di tempo di serenità.

Mi spiace d'essermi dilungata ma scriverti è sempre un modo pacato di sfogo per me, sperando anche d'averti saputo consigliare bene. Ultimamente mi capita di dubitare di me stessa.

La tua missiva è stata per me un dono che conserverò per sempre,
qualsiasi sarà la tua ultima decisione.

Sarò per sempre con te,
Un abbraccio

R. ^F^.
Contessa di Reggio[/rp]

Richiuse tutto e consegnò a Pino, il suo paggetto, l'incartamento.
- Che giunga a Nimes, trova il primo corriere disponibile e paga quanto basta per far giungere la missiva prima che sia troppo tardi. Al tuo ritorno verrai ricompensato con un piatto caldo e una buona birra, per scusarmi dell'ora tarda in cui ti faccio uscire-

La Contessa attese di veder sparire all'orizzonte l'ombra del suo servo, in cuor suo confidava che tutto sarebbe andato come le anime delle due donne avevano scelto fosse.

_________________
Eriti Velia Malipiero Giustianiani Longo,
Contessa di Soliera
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MessaggioTitolo: Re: [RP]Dentro l'umano, dentro il divino   Gio Feb 10, 2011 4:12 pm

F.petrus ha scritto:
"Allora uomini, ho trovato questo per strada – declamò Eriti, poggiando una pergamena sul tavolo in modo che tutti potessero leggerla – vi va una crociata? Meniamo un po’ le mani, ammazziamo qualche eretico, e passiamo il tempo.
Se vi và, vedo di informarmi meglio, e avere un salvacondotto dalla Chiesa per un libero passaggio fino alla Savoia.
Voi pensate alle scorte di cibo, che ci serviranno, e ai preparativi per la partenza".


Ferenç Petrus prese il manoscritto da un suo compagno e lo lesse avidamente.
Sentì un tremito lungo tutto il suo corpo, quando lo passò ad un altro uomo della Brigata.
"Bon, se Aristotele lo vuole, va bene anche a me."

"Io dico 'Deus lo Vult', Contessa. Qual miglior modo d'inaugurare la mia spada che con il sangue di un eretico invasore e assassino? Ci sto" disse poi all'amica, rivolgendosi però a tutti, affinchè si sentissero spronati.
Una guerra vera. Per Aristotele e per Christos. Per la Libertà e per i Santi. Per la Savoia e per la Chiesa. Non si era mai sentito così magiaro, prima d'allora.

Eriti ha scritto:
Il giorno della partenza da Nimes per la Savoia era giunto.
Da poco era arrivato il salvacondotto della Chiesa, che gli permetteva di passare celermente nel territorio, senza che dogane o richieste di permessi per gruppi armati, li intralciassero.
Mentre era al mercato a comprare le ultime scorte di cibo, si ritrovò davanti lo stesso mercante di qualche giorno prima, che dopo i convenevoli di rito, le consegno una missiva.
Il sigillo era inconfondibile. La prese e la ripose in tasca, chiedendo poi all’uomo quando sarebbe partito, se fra qualche ora lo avrebbe trovato di nuovo lì. L’uomo fece spallucce, dicendo che dipendeva dagli affari. Avido mercante pensò Eriti. Con un cenno di comprensione, si allontanò e tornò alla svelta alla taverna, dove si chiude, per l’ultima volta, in quella che era la sua stanza.

Lesse per diverse volte quella lettera. Poi si accinse a rispondere, utilizzando il necessario, che ormai era fisso sul tavolo.


Citazione :
[rp]Nimes, Contea della Linguadoca,
27 Dicembre 1458
A R.F. , C.d.R.

Mia carissima amica,
le tue parole mi giungono come una ventata di fresca brezza.
Leggendole mi è parso che tu fossi qui, davanti a me, a dirmele faccia a faccia.

Ho percepito in esse, un’inquietudine che ti serpeggia dentro. Cosa ti è successo? Cosa ti ha tolto il sorriso?
Mancanze tue nei miei confronti mai ci sono state, anzi, io ho mancato nei tuoi. Dopo la mia partenza da Siena, mi sono chiusa per mesi in un silenzio, quasi apatico. Celando tutto dentro di me.

In questi giorni, mentre con gli altri decidevamo come muoverci, ho pensato che forse Aristotele ha un solo disegno per ognuno di noi, e tale disegno è destinato a perpetrarsi come una spirale durante tutta la vita.
Forse per noi, ha previsto solo sputi e insulti, nonostante l’aiuto che dovunque andiamo portiamo. Certo l’umiltà nobilita l’uomo, ma a volte anche un piccolo segno di gratitudine, di riconoscimento, aiuta lo spirito a risollevarsi dai pugni che la vita dà. A volte basterebbe un solo e sincero “Grazie”, ma forse non è nel nostro destino.

Alla fine abbiamo deciso di andare in Savoia, a combattere la Crociata. Meglio così, l’immobilità e la staticità, mi stavano uccidendo, più di tutto il resto. Senza niente da fare la mia mente tornava su pensieri e dubbi e dolori che non mi davano tregua, almeno così, era e sarà impegnata. Ormai non ho più remore nell’uccidere un uomo. Ironia della sorte, di ciò devo ringraziare quegli pseudo soldati che hanno devastato Siena e contro i quali ho combattuto.

Mi accennavi di “Gargamella” ferito dalle menzogne e dalle infamie? Cosa è successo?
Modena deve essere cambiata ancora, in questi mesi, e non in meglio se permette che sia ferito uno dei suoi figli che per anni gli ha dato senza mai chiedere nulla in cambio.
Ma ormai, la Modena per la quale molti dettero la vita durante la Guerra Padana, è morta e sepolta. Morta forse in quella stessa occasione. E più passa il tempo, più prendo la consapevolezza che quella Modena, quella che ho tanto amato, non tornerà più, nonostante il volere di molti “sopravvissuti”.

Ho saputo dell’elezione di Anna, sarà un cucciolo in mezzo ad un branco di leoni. Ora più che mai dovremmo starle vicino, fargli sentire che qualunque cosa faccia, possa contare sempre su di noi, come una famiglia.
Credo che le scriverò una missiva.
Quell’elezione avrà avuto anche un brutto contraccolpo su di te vero? È questo che ti tormenta? Che ti fa credere di essere sola? Tu non sei sola, per quanto la distanza che ci separa sia ampia, puoi sempre contare su di me. Sempre.

Devo andare. Oggi partiamo, e i preparativi non sono ancora terminati. Le prossime missive, mandamele in Savoia, anche se non so se con quella guerra riusciranno a giungere.


[/rp]

Come la precedente, la piegò e la sigillo con semplice cera di candela. Doveva riuscire a recuperare un po’ di ceralacca, l’anello con il sigillo lo portava al collo vicino al ciondolo regalatogli dalla madre.

Prese un’altra pergamena, e scrisse alla duchessa.


Citazione :
[rp]Nimes, Contea della Linguadoca,
27 Dicembre 1458,

Alla Duchessa di Modena,
Anna Iolanda Scarlett Carafa della Spina,
Viscontessa Consorte di Castel Goffredo,

Vostra Altezza, sono la Contessa Eriti Velia Malipiero Giustiniani Longo di Soliera. Ma già ci conosciamo.
Ho saputo della Vostra imprevista elezione.

Mi scuso in anticipo per la scarsa qualità della pergamena e per l’assenza di ceralacca, ma non posseggo altro al momento.
Vi scrivo per giurare nuovamente a Voi la mia fedeltà, in modo più privato e riservato di una scarna pergamena letta durante una cerimonia.

    Io, Eriti Velia Malipiero Giustiniani Longo, per il mio feudo di Soliera, sulla mia anima e coscienza, faccio giuramento di servire Dio e gli uomini fino al sacrificio della vita se ciò sarà necessario.
    Giuro di perseguire il mio senso dell’onore, probità e saggezza.
    Per il mio feudo di Soliera, faccio giuramento di apportare aiuto e consiglio a Modena, attraverso il mio giuramento di lealtà a Voi, Anna Iolanda Scarlett Carafa della Spina, la sua Duchessa.
    Giuro di non fomentare ingiusti disordini e conflitti contro la sua autorità.
    Che Dio, Aristotele e tutti i santi possano assistermi e siano testimoni del mio giuramento.


Vostra Grazia metto la mia persona, le mie esperienze e i miei consigli a Vostra disposizione, se mai riterrete opportuno che essi possano esservi d’aiuto in una qualche maniera.

Se mai vorrete rispondere a questa mia, inviatela in Savoia, dove a breve mi recherò per tenere fede al giuramento di servire Dio.

Ossequi,

[/rp]

Chiuse anche questa con semplice cera di candela.
Sistemò le sue cose sparse nella stanza nella sacca, e lasciò quella taverna dopo aver saldato il conto con l’oste.
Tornò al mercato, trovò lo stesso mercante e di nuovo si accordarono per il prezzo, fissato al doppio della volta precedente. Altro furto che Eriti accettò vista l’urgenza di partire.
Dati compenso e lettere, salutò l’uomo sperando di non doverlo più rivedere, e tornò a fare i preparativi per la partenza.
Le ultime scorte furono comprare. Le missive a Generali, Prefetti, Doganieri e Principi per un passaggio sicuro furono inviate. I gruppi di viaggio formati. Non restava che partire.

Era il tramonto quando i due gruppi fantasmi, si lasciarono alle spalle Nimes…

Eriti ha scritto:
Alla fine erano giunti.
C’erano stati alcuni disguidi. Alcune voci avevano allarmato la Savoia, rallentandone la marcia. Erano stati contattati dai capi sabaudi ad un giorno da Chambery. Erano allarmati. Gli era stato riferito che sarebbe andati ad assaltare Chambery per conto dei Ginevrini.

Fortunatamente erano bastate alcune missive per chiarire la cosa. Certo anche Sua Eminenza aveva dovuto dare la sua parola.

La cosa però non gli era piaciuta. Avrebbero scoperto chi aveva messo in giro simili voci, a tempo debito.
Erano arrivati l’ultimo giorno dell’anno. Giusto il tempo di riposare per un giorno, e poi subito arruolati nell’esercito sabaudo Temperate sed fortiter del Generale Sagaben.

Da quel momento in poi, avrebbero messo le spade e le loro vite al servizio della Chiesa.

Eriti ha scritto:
La guerra era iniziata.
Passati i giorni di preparativi fra reclutamenti, recupero provviste e innalzamento delle tende dell'accampamento, le armate si erano mosse verso Annecy.
Lo scontro con gli eserciti svizzeri posti alle porte della città, fu il primo di molti.

Il gruppo della Brigata era stato inglobato nell'esercito in due lance distinte. Fortunatamente non erano molto distanti gli uni dagli altri.

Spronò il cavallo, poco prima della battaglia, e incedendo avanti e indietro alle due lance, si rivolse ai suoi uomini.


Fantasmi, questa notte la guerra ci reclama.
Questa notte del sangue sarà versato. Facciamo che quel sangue non sia il nostro.
Al di là della strada, davanti le mura di Annecy, eserciti battenti bandiera svizzera, contenenti uomini eretici, uomini scomunicati, uomini senza ritegno, stanno portando la morte e la distruzione ad un nostro Stato fratello Imperiale.
Quegli uomini, quei Leoni di Juda, hanno fatto di Annecy il loro avamposto, sottraendola al suo legittimo stato, come stabilito alla sua fondazione da Sua Maestà Imperiale.

Soldati, per la Santa Madre Chiesa, per l'Impero, per la Savoia, per Annecy, in alto gli stendardi, che gli svizzeri tremino davanti alle forze congiunte, venute in soccorso dei sabaudi!
Che tremino davanti ai Fantasmi che questa notte sono venuti a prendere le loro vite!


Eriti si portò davanti agli uomini, al suo fianco l'altro capolancia.
Appena il segnale di attacco fu dato, alzò il vessillo della Brigata Fantasma, pronta alla guerra.




Il primo scontro, si ebbe di lì a poco.
Le lance si infransero, scudo contro scudo, con le due armate svizzere a difesa di Annecy.


Citazione :
04-01-2011 04:05 : Avete iniziato un combattimento contro l'armata "de l'Edelweiss" comandata da Cameliane e l'armata "La Grotteuse" comandata da Argantino.

La lotta durò per diverse ore. Sembravano ad un passo dallo sfondamento delle forze nemiche, eppure, improvvisamente, si levò alto nel cielo, il suono del corno della ritirata.

Eriti fece giusto in tempo di mietere una vittima, seppur provocandogli solo una ferita, prima di ordinare ai suoi uomini la ritirata.


Citazione :
04-01-2011 04:05 : Avete colpito Sembreendevant. L'avete ferito gravemente.

La stanchezza dello scontro si fece sentire.
Uomini e cavalli non riuscivano ad andare oltre.
I Generali ordinarono il fermo. E prontamente delle tende furono tirate su in aperta campagna.
Gli uomini si addormentarono in pochi minuti, chi su una branda, chi sdraiato per terra, chi seduto davanti ad un fuoco avvolto nel mantello, chi al fianco della propria cavalcatura alla ricerca di calore.

Eriti fece il giro delle sue truppe. La sua lancia era intatta, così come l'altra. Per quella giornata, non si sarebbero elevati canti funebri, almeno non per i Fantasmi.

Eriti ha scritto:
Di nuovo di fronte ad Annecy.
Poche, pochissime miglia separavano gli eserciti.
Il segnale nel cuore della notte, una freccia infuocata scagliata in cielo.
L'ordine di partire alla carica.
L'avvistamento.
L'inizio dello scontro.


Citazione :
05-01-2011 04:05 : Avete iniziato un combattimento contro l'armata "de l'Edelweiss" comandata da Cameliane e l'armata "La Grotteuse" comandata da Argantino.

Le urla si levano alte nel cielo.
Urla di incoraggiamento. Urla di dolore. Voci spezzate nella notte andavano ad indicare i caduti.

Le linee nemiche non reggevano. Stavano cedendo. Ancora pochi sforzi e e avrebbero messo le tende davanti Annecy.

I corni. I corni della ritirata si levarono nuovamente nel cielo notturno. Ma questa volta erano dalla parte opposta. Gli eserciti stavano battendo in ritirata. Davanti a se i nemici stavano arretrando. Cercando di conquistare il terreno per poi sparpagliarsi nei boschi e nelle campagne.
Il più vicino rimastogli a portata di tiro. Prepara il colpo. Si rende conto che non è come dovrebbe. Lo colpisce, ma solo di striscio.


Citazione :
05-01-2011 04:05 : Avete colpito Semistrale. L'avete ferito leggermente.

Stava per inseguirlo, ma fu chiamata alle sue spalle.

Presto, vieni, alcuni dei nostri sono stati colpiti.

Lo seguì. Controllò l'altra lancia, dapprima, quella che aveva subito più perdite.

Abbiamo subito due feriti che ne avranno per 5 giorni, mentre gli altri due caduti, ne avranno per 15 e 45 giorni. Saranno portati a Chambery per le cure necessarie.

Eriti annuì. Subito dopo andò a controllare la sua lancia. Aveva perso i due francesi inglobati in essa. Li cercò tra i feriti ma non li trovò. Mandò un rapporto al Generale, indicando le perdite fatte e subite.
Fatto ciò, prima di concedersi un attimo di riposo, tornò a setacciare l'accampamento alla ricerca dei suoi due soldati spariti, almeno per sapere se erano vivi, feriti o morti.

F.petrus ha scritto:


[rp]IV Gennaio, A.D. MCDLIX. Fra Chambery, capitale della Savoia, e Annecy, sotto occupazione degli invasori svizzeri.

Gli schieramenti avversari entrarono finalmente in contatto visivo.
Dopo le manovre iniziali, si arrivò allo scontro.
Le tre armate alleate attaccarono, fanterie cozzandosi e cavallerie frangendosi.

Citazione :
04-01-2011 04:05 : Avete iniziato un combattimento contro l'armata "de l'Edelweiss" comandata da Santiagoriccardo e l'armata "La Grotteuse" comandata da Servane.
Le prestazioni dei cavalieri borgognoni furono particolarmente impressionanti, ma forse era un'impressione dovuta allo splendore delle armature e alla pomposità degli stendardi.
Poi la Brigata Fantasma venne mandata alla carica dal Generale Sagaben.
Ferenç Petrus strinse con ancora più vigore la lancia sotto il braccio, mentre il cavallo aumentava di velocità.
Le penne sull'elmo frinivano al vento e la sua corazza sibilava allo sfregarsi coi finimenti della bardatura.
Il Conte vide un soldato svizzero essere sbalzato via, mentre il suo corpo assorbiva il rinculo della lancia, andata felicemente a segno.

Citazione :
04-01-2011 04:05 : Avete colpito Kika15.. Questo colpo l'ha probabilmente ucciso.
La formazione degli eretici venne meno e non solo dove avevano colpito le lance della Brigata, ma in molti punti dello schieramento.
Per Ferenç Petrus, come per molti altri, il resto del combattimento non fu altro che un rincorrere fuggitivi e disperdere le ultime sacche di resistenza.

Il giorno era degli alleati crociati; la prima vittoria da quel conflitto voluto dai folli eretici e dagli sconsiderati Leoni di Juda.
Per Ferenç battesimo del fuoco e del sangue ebbe così luogo.
[/rp]

Memnone ha scritto:
[hrp]Chambery, primi giorni dell'anno MCDLIX[/hrp]

Camminava per le strade della capitale guardandosi intorno, l'aria glaciale gli gelava il viso mentre il sangue gli ribolliva caldo nelle vene facendogli provare un'elettrizante e frenetica sensazione. Troppo tempo era trascorso dall'ultima volta che aveva impugnato la spada, troppi giorni aveva passato a marcire in quella sudicia locanda dove l'acqua del bacile era ghiacciata per il troppo freddo, il pagliericcio infestato da pulci e l'unica compagnia era quella di qualche ratto. Troppo tempo da quando non si sentiva più veramente vivo.

Continuava a camminare, anche i vicoli più nascosti ed infimi erano animati da un indescrivibile fermento, mai una sì grande quantità di eserciti e soldati concentrata in un unica città il destino gli aveva dato la possibilità di vedere in vita sua. Si poteva ben dire che non vi era famiglia nè locanda nè stalla a Chambery in cui non fosse stato dato alloggio a militari e ai cavalli del loro seguito. Tutti qui accantonati per essere pronti all'imminente attacco contro le armate degli eretici Svizzeri. Altri eserciti erano ancora in cammino per raggiungere quelle campagne che separavano dalla capitale la piccola cittadina di Annecy, quelle campagne che a breve sarebbero state lo scenario di un'imminente battaglia, che si sarebbero tinte di vermiglio colore.

Raggiunse la taverna dove l'aspettavano i suo compagni di ventura, il suo reggimento. Tutto era pronto, poche ore ancora per definire gli ultimi dettagli e finalmente si sarebbero uniti all'esercito sabaudo Temperate sed fortiter del Generale Sagaben.

Amici questa notte si parte, le nostre spade si macchieranno del sangue di quell'orda di selvaggi che seguono la Creatura Senza Nome, in alto i cuori, pieno è sostegno della Santa Chiesa Aristotelica nell'affrontare questa valorosa impresa. Che Aristotele ci assista.

Che Aristotele ci assista.

Urlarono all'unisono i suoi amici mentre, fieri ed imperterriti, si dirigevano verso i loro armamenti preparandosi alla partenza.

Era la notte del IV giorno del I mese dell'anno MCDLIX

Vicino a lui la lancia comandata dalla Contessa, ben schierati in attesa del segnale d'attacco. Da lontano s' iniziavano ad udire i primi frastuoni di spade che s'incrociavano. Eriti si portò fiera al suo fianco innanzi agli altri girandosi e inneggiando un urlo di battaglia.

Soldati, per la Santa Madre Chiesa, per l'Impero, per la Savoia, per Annecy, in alto gli stendardi, che gli svizzeri tremino davanti alle forze congiunte, venute in soccorso dei sabaudi!

Che tremino davanti ai Fantasmi che questa notte sono venuti a prendere le loro vite!


La guerra era iniziata e il loro vessillo risaltava tra gli innumerevoli gonfaloni.



Citazione :
04-01-2011 04:05 : Avete iniziato un combattimento contro Brunovonquerfurt, l'armata "de

l'Edelweiss" comandata da Cameliane, e l'armata "La Grotteuse" comandata da Argantino.

04-01-2011 04:05 : Avete iniziato un combattimento contro Notwen, l'armata "de l'Edelweiss" comandata da Cameliane, e l'armata "La Grotteuse" comandata da Argantino.

Sebbene l'impeto con cui combatteva non gli permetteva di distrarsi un attimo, di tanto in tanto, cercava di scorgere con la coda dell'occhio ove fossero i suoi amici sperando che con la loro forza non avessero problemi nell'avanzata. Il suo sguardo s'incrociò con uno dei suoi migliori amici impegnato in una lotta corpo a corpo proprio al suo fianco. Un fendente così violento provocò la morte da parte di quest'ultimo del primo eretico.

Citazione :
04-01-2011 04:05 : Avete colpito Frimoden. Questo colpo l'ha probabilmente ucciso.

La battaglia continuò tutta la notte, solo l'alba li vide riunirsi per tirare su un'accampamento dove ristorarsi prima dell'ennesimo attacco. Le membra erano indolenzite, i cavalli stanchi ma l'animo di tutti era molto alto. Cercando di scaldarsi si riunirono intorno ad un fuoco. Lui imperterrito continuava a lucidare la sua spada.

F.petrus ha scritto:


[rp]V Gennaio, A.D. MCDLIX. Nei dintorni di Annecy.

Gli zoccoli del cavallo arpionavano ritmicamente e fuoriosamente il terreno.
La luna splendende sulla sua armatura.
La lancia salda e puntata avanti a sè.
Un gruppetto di irriducibili che tentava di arretrare e difendersi al tempo stesso dalle fanterie sabaude.
Lo schieramento avversario era sul punto di cedere ed il comando nemico stava facendo suonare la ritirata.
Dovevano fare in modo che ciò non avenisse in modo ordinato o con poche perdite.
Ferenç Petrus vide il suo bersaglio, un giovane milite elvetico, diventare sempre più grande, finché il ragazzo non pensò bene di darsi alla fuga.
La carica sua e di altri cavalieri crociati fu come una freccia in uno sciame d'api.
"Boia mondo..."
Il Conte aveva oltrepassata la mischia e superato il luogo dello scontro.
Quando tornò, gli svizzeri erano già in fuga.
Deciso a non rassegnarsi, si diede all'inseguimento di quello che gli sembrava essere un ufficiale, seguito e protetto da alcuni superstiti.
Quella parvenza di guardia del corpo non servì però a molto, dal momento che il gruppo era raccogliticcio e che Ferenç Petrus non era l'unico cavaliere in cerca di facile gloria.
Era a pochi metri dall'ufficiale, quando questi si voltò alzando uno scudo (preso da chissà dove).
Risultato: l'ufficiale venne comunque buttato a terra, lo scudo distrutto, ma la lancia di Ferenç si spezzò.
"Va a finire che ora ci rimango secco..."
Mentre gettava a terra la lancia e sguainava la spada, lo svizzero, rialzatosi, gli urlò qualcosa in tedesco, probabilmente un invito a scendere da cavallo per battersi alla pari, ma il Conte non era stupido e non voleva privarsi del suo vantaggio.
Tornò alla carica, la spada levata.
Lo svizzero piantonò le gambe a terra, la spada ugualmente levata.
Quando fu abbastanza vicino, Ferenç seppe colpirlo fra capo e spalla.

Citazione :
05-01-2011 04:05 : Avete colpito Shadowdemonking. Questo colpo l'ha probabilmente ucciso.
La maggior parte degli eretici si era messa in salvo. I soldati alleati pattugliavano il campo per recuperare i propri feriti.
Sceso da cavallo, il cavaliere ungherese tolse l'elmo alla sua vittima e lo perquisì, cercando di capire chi avesse appena ucciso.
"Mh... un sigillo..."
Fu allora che scoppiò in una fragorosa risata.
Non si trattava di un ufficiale: Ferenç Petrus aveva ucciso lo Sceriffo elvetico!

"Adesso sì che ho qualcosa di cui vantarmi, al campo!"
[/rp]

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MessaggioTitolo: Re: [RP]Dentro l'umano, dentro il divino   Gio Feb 10, 2011 4:32 pm

Memnone ha scritto:
Un urlo lancinante lo svegliò dal sonno. Era un incubo, gli rimbombava ancora nel cervello il grido di un suo amico chinato innanzi al suo cadavere. Non era la prima volta che lo sognava ma pensò che mai ci avrebbe fatto l'abitudine. Si ricordò di quando ancora bambino continuava a sognare di cadere da un dirupo e di suo padre che lo rincuorava raccontandogli che gli sembrava di cadere, ma era volare, volare in cielo. Per lui voleva dire morire ma in fondo si ripeteva che suo padre sapeva quello che diceva.

Il sole che risplendeva a mezzodì lasciava intravedere ciò che la prima battaglia, finita alle luci dell'alba, aveva lasciato in quelle campagne segnate dal passaggio dei militari, arate dagli zoccoli di innumerevoli cavalli. Si poteva così scorgere quanta audacia e quanta forza d'animo vi era stata da parte degli eserciti che vi si erano scontrati. Ogni caduto copriva col proprio corpo lo stesso luogo che aveva occupato combattendo. Molti eretici, che le armate Sabaude avevano disperso penetrando al centro dei loro schieramenti, giacevano sparsi, alcuni vicino all'accampamento. Più in là, verso le linee nemiche, i cadaveri di pochi alleati crociati.

Di tutta la moltitudine non fu catturato nessuno né in battaglia né in fuga così nessuno aveva tenuto da conto la propria vita più di quella del nemico né tuttavia gli eserciti Sabaudi avevano ancora ottenuto una vittoria lieta ed incruenta. Molti cavalieri, sia di una che dell'altra fazione, approfittando della giornata di tregua, erano usciti fuori dai propri accampamenti per recuperare i morti, rivoltando i cadaveri riconoscevano a mano a mano chi un amico, chi un conoscente, chi un parente, ci fu anche chi riconobbe dei nemici personali. Così trascorrevano in tutti gli eserciti gioia e mestizia, esultanza e dolore.

A sera la distesa che li separava dai nemici era ormai sgombra da qualsiasi corpo, pronta per un'altra battaglia che a breve sarebbe iniziata. L'odore del brodo cucinato con ossa spolpate di una vecchia e malandata vacca si mischiava a quello delle carni in putrescenza dei valorosi caduti ammucchiati in una zona appartata dell'accampamento, in attesa di essere ricondotti ai rispettivi paesi d'origine per dar loro degna sepoltura in nome di Aristotele. La Contessa scrutava il cielo stellato aspettando un segnale mentre lui fissava le stelle in cerca di speranza. La luna illuminava la notte riflettendo il suo chiarore contro una persistente bruma rendendo il paesaggio circostante terribilmente spettrale.

Ecco il tanto atteso segnale, una freccia infuocata scagliata in cielo. Un freddo improvviso che prende da dentro accoltellandolo lo assalì, le prime sagome di cavalieri, i primi sordi rumori di spade. Si combatteva di nuovo.

Lancia in resta pronto ad un'azione risoluta e vigorosa, la spada impugnata alzata in segno di carica, il cavallo spronato contro il nemico e dietro di lui il suo reggimento, i suoi amici. Ben presto la calca di uomini e cavalli nella nebulosa pianura si fece tale da non poter distinguere se non sagome confuse. Fendenti di spade provocavano agghiaccianti sibili terminando in spettrali colpi inferti contro le armature. Urla feroci d'incintamento s'intrecciavano con lamenti sommessi di uomini feriti agognanti nel loro dolore. L'inferno pareva aver risalito le tenebre degli inferi per mostrarsi in tutto il suo orrore.

Un colpo di lancia improvviso ferì mortalmente il suo cavallo disarcionandolo, la mano ben stretta all'elsa della sua spada, un immediato balzo per rialzarsi da quella fanghiglia che aveva lordato i suoi vestiti, davanti a lui si palesò un guerriero nemico. Gli sguardi dei due s'inrociarono per pochi secodi. L'eretico svizzero lo colpì ferocemente trafiggendo la sua armatura senza però raggiungerne la carne. Stordito dal colpo ricevuto, ma senza perdersi d'animo, Memnone impugnò la spada rispondendo con un colpo ancor più potente a cui seguì un'altro perpetrato dal nemico di tal forza da ferirlo al fianco. Infrangendosi fra loro le spade provocavano scintille mentre un'altro venne sferzato alla sua volta. Non era mai stato colpito così forte, il sangue scendeva lentamente dalle sue mani martoriate da tanto stringere l'elsa, più velocemete dal suo fianco. Senza perdersi d'animo s'avventò ancora contro il nemico che, impugnando con entrambi le mani la spada, sferrò il colpo più forte colpendolo alla spalla destra e trafiggendolo fin sotto il ventre.

Citazione :
05-01-2011 04:05 : La vostra arma è andata distrutta.

Steso per terra con le mani cercò la sua spada nel fango senza trovarla. Uno strano silenzio, niente più grida, nessun rumore d'armi, anche il dolore per i colpi ricevuti stavano sparendo. Voltò il viso nella ricerca di qualche compagno, l'odore del sangue penetrava nelle sue narici, tutto intorno corpi smembrati di militi caduti. Chiuse gli occhi forse per l'ultima volta.

Citazione :
05-01-2011 04:05 : Misterbop vi ha dato un colpo di spada. Siete morti in combattimento.

Un urlo lancinante, di nuovo quel terribile incubo. Riaprì gli occhi nella speranza di risvegliarsi da quel sonno, chino su di lui riconobbe il Conte Petrus, questa volta l'incubo era diventato realtà. Lo guardò e con un flebile filo di voce gli sussurò:

Ferenç non pensare a me, continua questa guerra, tieni alto il nome della Brigata, vai e vendica la mia morte.

Richiuse gli occhi pensando che in fondo anche la morte poteva essere una meravigliosa avventura.

Era la notte del V giorno del I mese dell'anno MCDLIX

Ruana ha scritto:
[rp]Notte buia e tempestosa, lampi, tuoni e saette, sfrecciano nel cielo nero dipingendo striature bianche, un vento di tramontana soffia forte per le vie desolate di Sora, solo l'ululare dei lupi in lontanza sulla collina si sentono riecheggiare in quel silenzio. Ruana sola in quella grande casa era adagiata sul letto nuziale, avvolta tra le braccia di Morfeo, ma il suo sonno stranamente non era tranquillo, si girava e rigirava tra le lenzuola, agitata respirava affannosamente, incubi di morte e sangue infestavano la sua mente, l'immagine del suo Memnone avvolto in un lago di sangue che le tendeva la mano quasi a cercare il suo aiuto e Ruana che cercava di afferrarla ma improvvisamente quell'immagine si allontanava, senza riuscire a raggiungerla, presagi funesti in quella notte maledetta.... mentre il rumore forte dei tuoni irrompeva in quel silenzio, improvvisamente la finestra della stanza si spalancò forzata dal forte vento e la pioggia iniziò ad entrare nella stanza... all'improvviso... "MEMNONEEEEEEEE!!!!NOOOOOOOOOO!!!!!" gridò Ruana svegliandosi di colpo tutta sudata e agitata, il cuore le batteva all'impazzata, si guardò intorno spaventata, ci impiegò qualche secondo prima di calmarsi, quei sogni tremendi l'avevano spaventata, si accarezzò il ventre quasi a voler infondere sicurezza al piccolo che portava in grembo e dargli un pò di serenità, si alzò dal letto e chiuse la finestra, guardò fuori stringendosi tra le braccia, in quel momento il suo pensiero andò al suo Memnone, una strana sensazione la invase, un senso di paura si impossessò di lei. Già una volta aveva avuto incubi del genere e poi era giunta la notizia improvvisa della partenza del suo adorato marito. Adesso di nuovo quegli incubi, ma questa volta erano ancora più dolorosi e spaventosi. La lontananza era tanta e le notizie dal fronte arrivavano molto di rado, era passato molto tempo dall'ultima lettera che le aveva inviato il suo amore, in cuor suo Ruana si augurava che al suo Memnone non fosse accaduto nulla, ma perchè mai non riusciva a togliersi dalla mente quelle immagini di morte....[/rp]

F.petrus ha scritto:


[rp]Sempre V Gennaio, A.D. MCDLIX. Ancora nei dintorni di Annecy.

Ferenç Petrus stava tornando all'accampamento, enormemente lieto di aver ucciso lo Sceriffo degli eretici invasori.
Teneva lo sguardo fisso a terra, curiosando sui volti dei caduti e dei feriti.
Fu allora che riconobbe Memnone.
"Questo è proprio uno scherzo pessimo."

----------------------------------------------------------------------------------------------------------

L'odore di sangue, il puzzo di morte e il lamento dei feriti appestavano l'infermeria.
Lì Petrus aveva portato il corpo in fin di vita di Memnone.
"Vittoria funesta."
Memnone aprì gli occhi febbricitanti e allora Ferenç si chinò su di lui, per incoraggiarlo a tener duro e resistere.
"Ferenç non pensare a me, continua questa guerra, tieni alto il nome della Brigata, vai e vendica la mia morte."
Il suo ultimo sussurro si fece sempre più flebile, assieme al suo respiro.
"E certo... lavoro sempre io, qui! A saperlo ti avrei fatto riportare da Eriti! E come faccio a sapere chi l'ha ucciso?"
"UN MEDICO!"
[/rp]

Aimish ha scritto:
Modena,pochi giorni prima...

La ragazza stava seduta silenziosa in un angolo della taverna. Ormai la notizia dell' arrivo di suo padre aveva girato per la città. Lui stava per sostare a Guastalla per poi ripartire per la Savoia.

" Maledizione " pensò " Ora cosa faccio? Cosa gli dico? Di certo non posso andare da lui e dire " Hei.. lo sai che sono tua figlia!! Mi prenderà per una pazza " il suo volto iniziò a prendere un' espressione di tristezza. " Bel momento per dire a un padre che ha una figlia... dannazione!! No... io non gli dico nulla... arriverà il momento giusto, ne sono certa. "

Mentre stava lì persa tra i suoi pensieri entrò un uomo nella taverna. Lui si guardò intorno e poi con voce ferma iniziò a parlare a tutti i presenti nella locanda.

Scusate...
cerco degli uomini che vogliano unirsi a noi per andare a difendere la santita' della Chiesa e la patria di tanti sabaudi che hanno subito un indegno affronto. Le terre martoriate d'oltralpe hanno bisogno dell'aiuto di uomini d'arme e di valore per combattere il nemico Senza Dio.
Se qualcuno volesse unirsi a noi...


Io!! Voglio unirmi a voi. senza pensarci su due volte la ragazza si era alzata e con voce ferma aveva interrotto l'uomo, che ora la guardò sorridendo.

Questo vi fa onore.. ma forse non vi rendete conto cosa vi aspetta in Savoia. Siete ancora cosi giovane.

Aimish lo guardò fisso nei occhi...
Con voi o senza di voi... io vado lì. Ora... o mi portate con voi o vado da sola e voi Messer poi mi porterete sulla coscienza.

L'uomo la guardò sorpreso. Di certo alla ragazza non mancava il coraggio.
Va bene... domani mattina si parte. Vi voglio pronta in piazza. detto questo l'uomo uscii dalla locanda.



Nodo di Milano...

Con la coda del occhio guardò l'uomo davanti a lei... non le aveva detto una sola parola da quando il gruppo di volontari era partito da Guastalla. Poche volte lo aveva sentito brontolare o parlare in piazza, ma neanche una sola parola rivolta a lei.

" Come si fa a non credere che sei sua figlia?? Solo un uomo cieco non lo vede. Sei uguale a lei..." le tornavano in mente le parole della sua Peppina.
" Ecco... forse è meglio che resto nascosta e non mi faccio notare da lui. Ancora no... non ora e non così "
Cercò di coprirsi il volto per non farsi vedere mentre il suo pensiero andò a quello che l'aspettava nei prossimi giorni... era pronta.

Pronta a dare tutta se stessa per difendere e aiutare... anche al costo della sua vita.

Eriti ha scritto:
Dopo la notte del 5 Gennaio, dopo che avevano lasciato i feriti diretti verso Chambery, avevano passato il giorno del 6 Gennaio a riorganizzare gli eserciti.
Voci davano i due eserciti savoiardi in fuga lungo le strade che si diramavano di Chambery: La Grotteuse sembrava essere in rotta verso Ginevra, mentre L'Edelweiss era diretto a Chambery.

Il sesto giorno del nuovo anno, fu quindi una giornata di riorganizzazione e compianti. I morti erano seppelliti e pianti. Le lance degli eserciti ricostituite. La guerra non era ancora conclusa.

Al tramonto fu dato l'ordine di mettersi in marcia, era iniziato l'inseguimento dell'Edelweiss.
Fu infatti all'alba del nuovo giorno che gli eserciti si incontrarono:


Citazione :
07-01-2011 04:05 : Avete iniziato un combattimento contro l'armata "de l'Edelweiss" comandata da Cameliane.

Eriti spronò il cavallo, mentre dalla sella menava fendenti a chiunque le si parasse di fronte.
Fu un attimo, e nel fuggi fuggi generale, lo vide. Lo stendardo Ginevrino portato da un soldato al seguito di quello che, dall'armatura indosso, era senza ombra di dubbio uno dei Generali Svizzeri.
Colpendo con gli speroni i fianchi del suo destriero, fece partire la bestia all'inseguimento dell'insolita coppia.
Delle frecce vaganti colpirono i cavalli dei due cavalieri, che ruzzolarono in terra con le proprie cavalcature. Mentre il porta bandiera fu subito assalito da un gruppo di soldati alleati, il Generale svizzero cercò la fuga.
Pochi attimi, ed Eriti, trovandosi alle sue spalle, gli conficcò la spada fra le scapole, laddove si intersecano gli spallacci e la gorgiera
.

Citazione :
07-01-2011 04:05 : Avete colpito Cameliane. Questo colpo l'ha probabilmente ucciso.

Quando la lama fu estratta, gocce di sangue caddero per terra, quasi in contemporanea del cavaliere appena colpito.
Con un tonfo sordo, il Generale cadde dapprima in ginocchio poi con tutto in corpo, per terra.
Eriti scese dalla sua cavalcatura, e si accertò della morte della sua vittima.

Con la spada salda nella mano destra, si inginocchiò davanti al cadavere, una chiazza di sangue si andava espandendo sotto di esso.
Rigirò il corpo inerme, cercando di definirne l'identità. Alzò la celata dell'elmo, ma il volto di donna che le si parò di fronte, non le disse nulla.
Sul torace, inciso nella corazza, c'era lo stemma della Confederazione Svizzera, e del Cantone di Ginevra.
Era quindi una persona importante della parte avversa.
Cercò laddove avrebbe messo lei stessa un segno di riconoscimento, intorno al collo. Trovò infatti una collana, appesa al quale vi si trovava un anello. Su di esso, oltre allo stemma elvetico, era incisa la parola "Capitaine".
Strinse quell'anello nel pugno e si rialzò, rimontando in sella, si lasciò il campo alle spalle, mentre con gli altri si dirigeva a Chambery.

Arrivata nella Capitale andò a trovare i compagni feriti, constatando le loro condizione e chiedendo i loro tempi di recupero. Tempi medio lungi, come prevedibile.
Salutati i compagni si accinse a tornare presso l'accampamento, dove si sarebbe stesa sulla branda e riposata dalla battaglia.
Trovò ad attenderla un messo delle Sante Armate, che le consegnò una lettera di Sua Eminenza Acar de Ventoux, Cavaliere di Roma e membro dell'Alto Consiglio delle Sante Armate.
Ringraziò l'attendente ed entrò in tenda, dove ruppe il sigillo e lesse le parole vergate, riportate in triplice lingua.
Sorrise. Non avrebbe mai creduto che tali parole potessero venire da un membro della Chiesa.
Avrebbe risposto a Sua Eminenza dopo un pò di ristoro, dopo avrebbe aggiornato anche i suoi uomini.
Stesasi sulla branda, prima di prendere sonno, si rigirò fra le dita l'anello preso dalla sua vittima.


... Il Capitano della Confederazione Svizzera ...

E con quei pensieri, si addormentò.

Memnone ha scritto:
Ancora quel silenzio irreale, quel nauseabondo odore di sangue sempre più pungente misto ora a quello di sterco e carne putrida. Pensò intensamente alla sua terra, a l'amata sposa che come in un miraggio si palesava in tutta la sua bellezza, riusciva a scorgere il suo volto.

Occhi, guardatela un'ultima volta, braccia ormai inermi, cercate di stringerla nell'ultimo abbraccio, labbra, voi, porta del respiro che pian piano fugge, con un bacio puro suggellate un patto senza tempo prima che la morte mi porti via da ogni cosa.

La mano tumefatta e grondante del suo sangue cercava quasi disperatamente di aggrapparsi alla fanghiglia del campo di battaglia nella speranza che l'alito gelido del sinistro mietitore non si facesse attendere ancora a lungo. Una strana sensazione gli diede l'impressione che il suo corpo fosse adagiato su qualcosa di più morbido e caldo della nuda terra. Cercò di aprire leggermente gli occhi nel tentativo di capire ove la sua anima si fosse incamminata. Uno spiraglio di luce l'abbagliò in tutto il suo fulgore, proveniva da una fenditura della capriata lignea che sovrastava quel luogo. Girò leggermente lo sguardo intravedendo accanto a lui una fila di pagliericci allineati su di un freddo pavimento di terra battuta e su quei giacigli, distesi, uomini sanguinanti ricoperti di bende. Il silenzio lasciò il posto ad affliggenti lamenti così come il dolore della ferita inferta tornò a farsi sentire sempre più lancinante.

La mente annebbiata non gli permetteva ancora di capire dove si trovasse, di una cosa era certo non poteva essere quello l'inferno nè tantomeno il paradiso, una smorfia di dolore e conforto segnò il suo viso. Mentre pensava che ancora non era giunta la sua ora un uomo grasso e di bassa statura, con un'incipiente calvizie e il naso tondo, venato tanto da sembrare un'ubriacone, si avvicinò a lui. Le vesti sporche di sangue raffermo e vomito gli davano quell'importanza che solo i cerusici potevano avere.

Siete stato fortunato - lo apostrofò - un cavaliere, doveva essere un nobile da come era vestito, vi ha portato ferito in piena notte in questa stalla che ora funge da infermeria, vedrete che a breve vi rimetterete, qualche salasso, un buon decotto per medicare le vostre ferite e tornerete come nuovo in una quindicina di giorni.

Memnone sgomento lo guardò e, con un fil di voce, si rivolse al cerusico.

Quanto sangue devo ancora perdere, non vi pare che ne abbia già versato abbastanza?

Lasciate a me il mio lavoro, voi pensate a rimettervi in forza che le armate hanno ancora bisogno di braccia per combattere gli invasori eretici.

Brontolò il cerusico allontanandosi alquanto seccato mentre Memnone, cercando di alzare leggermente il capo, tentava di scorgere se qualche altro componente del suo reggimento fosse con lui ricoverato...

Eriti ha scritto:
Era mattino inoltrato o forse pomeriggio quando si risvegliò.
Attorno a lei i rumori dell’accampamento erano in qualche modo rassicuranti.
Messasi a sedere sulla branda, si stropicciò gli occhi e si stiracchiò sbadigliando. Sul tavolo improvvisato c’erano ancora la lettera di Sua Eminenza Acar e l’anello trafugato.

Versò nel catino un po’ d’acqua con la quale si sciacquò la faccia. Appena il liquido gelido le toccò la pelle, ebbe un brivido di freddo. Si asciugò con uno straccio lì vicino, e dopo essersi sistemata gli abiti, prese lettera, anello e mantello ed uscì dalla tenda.
Mise la lettera in una tasca interna, mentre l’anello lo infilò all’indice sinistro, per poi sistemarsi il mantello sulle spalle.
Girò per la città alla ricerca dei suoi compagni. Controllò diverse taverne e bettole, cercò nelle chiese, al mercato, controllò perfino in qualche bordello improvvisato, me non li trovò.
Alla fine si recò nell’ultimo posto rimastogli: la zona adibita ad infermeria.
Ed infatti li trovò tutti lì: i feriti sui letti, e i sani intorno, tutti a ridersela di gusto per chissà quale motivo.

Facendosi largo fra feriti, cerusici e aiutanti vari, si avvicinò loro sentendo il Conte vantarsi dell’uccisione dello Sceriffo svizzero, tirare qualche battutina e poi ridere di nuovo.


Bravo, Bravo Conte – gli disse alle sue spalle.
È questo il modo di parlare di gente morta?

Si spostò ai piedi di quello che era diventato un letto, sul quale era seduto uno dei compagni feriti, e si sedette.

E comunque, tu avrai anche preso lo Sceriffo, ma io ho colpito il Capitano Svizzero nonché Generale dell’Edelweiss. Possiamo dire che conta per due non trovi?

Gli lanciò un’occhiata e un sorriso sornione mostrando l’anello a dimostrazione del suo bottino di guerra, per poi scoppiare a ridere tutti insieme.

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Eriti Velia Malipiero Giustianiani Longo,
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MessaggioTitolo: Re: [RP]Dentro l'umano, dentro il divino   Gio Feb 10, 2011 4:38 pm

F.petrus ha scritto:
Ferenç Petrus rigirò l'anello fra il suo dito indice e il pollice, rimirandolo controluce, per poi restituirlo ad Eriti.

"Bene, Contessa, si direbbe che anche voi abbiate ben passato la scorsa giornata, a differenza della cara Cameliane e del commiserato Shadow Ableggen..."
Risolii. Una battuta graziosamente macabra.
"Tuttavia, Eriti, io sono già a quota due: un soldato e lo Sceriffo di cui dicevo. Penso che lo Sceriffo valga per un soldato e mezzo, quindi ti supero in classifica, amica mia!"

"Spero che i feriti che si mettono a ridere non trovino malessere per lo sforzo... prima un fante del Delfinato è quasi morto per le risate."

Eriti ha scritto:
Eriti incassò il colpo, mantenendo però l'espressione facciale inalterata.

Ne avete seccati due eh, Conte. Bravo non c'è che dire.
Se però consideriamo i feriti, Vi batto.....


Si alzò portandosi alle sue spalle, per poi poggiare le mani di esse.

In effetti - disse accostando il volto vicino al suo orecchio - tu ne avrai uccisi due, ma oltre alla Capitana, io ho anche ferito 2 di loro .... se non fosse stato per le ritirate forse li hai uccisi.... C'est la guerre....

Si scostò e si portò al suo fianco.

Quindi, il conteggio finale è 3 per me, e 2 per te.
C'è qualche obiezione?


Disse rivolgendosi alla platea formata dalla Brigata, per poi, ovviamente, scoppiare a ridere.

F.petrus ha scritto:
"Touché."

Ferenç Petrus incrociò le braccia e socchiuse gli occhi, assumendo un'espressione accigliata.
"Ti riconosco il momentaneo vantaggio, Eriti. Stasera ripartiamo per Annecy. Ci risentiamo domani sera per aggiornare la graduatoria. E si sappia che i feriti contano solo perché mi piacciono le disfide impegnative, par bleu!"

Altre risate.
Il Conte si mise di fronte a Eriti, spostandosi dal suo fianco e tenendo una mano chiusa a pugno sul proprio; il volto già più ilare che altero.
"Allora... aggrada anche voi l'idea di questa amichevole competizione?"

Eriti ha scritto:
L'amichevole competizione mi aggrada Conte.

Tese la mano per stringere quella dell'uomo per suggellare il patto fatto.

Fantasmi, una cosa che mi stavo per dimenticare, poi possiamo tornare a ridere - disse prendendo la lettera dalla tasca - leggete qua, incredibile vero?

Passò la lettera fra i compagni che ad uno ad uno la lessero.

Gli rispondo che accetto l'invito e mi recherò ove indicatomi, vediamo che dicono.

Dopo un attimo di silenzio, uno di loro sbottò con un - Possibile che non ci sia neanche una goccia di birra in questo posto?! - facendo scoppiare a ridere di nuovo tutti, e facendo tornare la situazione ilare di pochi minuti prima.

Eriti ha scritto:
Passarono poco tempo, a riposo a Chambery.
Già la sera stessa del loro arrivo, erano in partenza di nuovo per Annecy.
Salutarono i compagni feriti, e poi la marcia nella notte iniziò.

Con se il vessillo della Brigata, e poco dietro di lei, il Conte Ferenç con l'altro vessillo, fra di loro i Fantasmi che marciavano compatti.
La luce notturna invernale, data dalle stelle e dalla luna, rendeva visibile lo stemma cucito sulla stoffa nera.

Chissà cosa ne penserebbero gli altri di questi vessilli, e chissà come stanno - pensò osservando quello stemma scelto in una calda giornata di Settembre.

La marcia fu tranquilla, all'alba le mura di Annecy li accolsero.
Adesso li aspettava un periodo di assedio, e speravano che esso durasse il meno possibile, sì da consegnare nuovamente Annecy alla Savoia.
Passarono gran parte della giornata a montare l'accampamento, davanti a quella che era la zona a loro adibita, fu piantato al suolo il vessillo portato dal Conte Ferenç.

Mentre si aspettavano notizie dai comandi, si potevano vedere ogni tipo di emozione dipinta sui volti dei soldati: paura, impazienza, trepidazione, eccitazione, indifferenza.
Ognuno affrontava le ore prima della battaglia a modo proprio.
Il vento gelido invernale ululò tra le Alpi, portando con se fiocchi di neve dai picchi innevati perennemente. E guardando il cielo era possibile vedere danzare con la neve qualche foglia, residuo dell'autunno trascorso.

Senza pensare troppo, si portò dentro la sua tenda, e seduta sulla branda, prese a compiere quel gesto che tanto le portava conforto: l'affilatura della lama della sua spada. Passò l'intero pomeriggio a curarne la lama e l'elsa, eliminando tutti i residui di sangue depositatesi su di essa nell'ultimo scontro, in attesa.

Al tramonto arrivò l'ordine di schierarsi.
Era la notte fra l'8 e il 9 Gennaio 1459 quando l'assedio di Annecy per la sua liberazione dall'usurpazione svizzera ebbe inizio.


Citazione :
09-01-2011 04:05 : Avete iniziato un combattimento contro un esercito e i difensori di Annecy.

Memnone ha scritto:
Quindici giorni, tanto era la prognosi di quel cerusico a cui non avrebbe dato mezza tacca di fiducia, sembrava più un veterinario messo a curare i soldati per necessità, e forse lo era, ma la sua diagnosi si stava rivelando più che esatta. Si sentiva in forma, la lunga cicatrice che dalla spalla correva in diagonale lungo il suo corpo era l'unico ricordo di quella dolorosa ferita infertagli in battaglia. Per giorni si era trascianto faticosamente all'interno di quella malsana infermeria tra puzza di marciume ed effluvi di strani decotti dalle proprietà medicamentose, aveva trovato alcuni compagni d'arme feriti, chi più gravenente chi meno, aveva passato con loro quelle tediose giornate e con loro aveva visto soldati agonizzanti rendere l'anima all' Altissimo.

Ogni tanto, tra una battaglia e l'altra, aveva ricevuto la visita di chi era stato più fortunato di lui. Il Conte Ferenç Petrus, colui che l'aveva salvato da morte sicura, che per tirare su il morale della truppa ferita ed inerme su quei pulciosi pagliericci, con la sua simpatica spavalderia, non mancava di aggiornare i suo compagni di ventura sulle sue prodi imprese tra l'ilarità di tutti. Durante uno di quei racconti la Contessa Eriti, o semplicemente la Contessa, come a Memnone piaceva chiamarla, entrò nell'infermeria e, facendosi largo tra i feriti, si fermò dietro le spalle di Ferenç rimproverandolo simpaticamente su come parlasse delle sue vittime. Tra i due nacque subito un'amichevole competizione su chi avesse fatto più vittime in guerra e sul lignaggio di tali, il patto venne suggellato da una stretta di mano tra le risate d'allegria dei compagni. Per poco quell'allegria s'interruppe, nel momento in cui la Contessa estrasse dalla tasca una lettera mostrandola a tutti, nessuno dei componenti della Brigata avrebbe mai immaginato che un giorno tali parole potessero esser scritte.

Gli sguardi dei compagni ammutoliti s'incrociarono meravigliati e l'allegria non tardò a farsi risentire poco dopo ancora più fervida. Le gole secche reclamavano birra mentre il cerusico si disperava nel veder trasformata la sua infermeria in una bettola. Memnone continuava silenzioso ad ascoltarli divertito, per giorni non aveva fatto altro che guardare il susseguirsi del levarsi del sole e della luna, contando le ore e i minuti che lo separavano da quando avrebbe finalmente potuto riprendere in mano la spada e affiancarli ancora in quella crociata contro gli eretici.

Eriti ha scritto:
        Si sta come d'autunno, sugli alberi le foglie. *


Annecy era lì, davanti a loro.
Sul Municipio e sulle mura svettavano ancora l'insegne della Confederazione Elvetica e dell'esercito ginevrino Républicaine Genevoise del Generale Meliandulys.

Molti si appellavano alla preghiera per trovare la forza di continuare a combattere, altri alla volontà di proteggere i loro cari, altri avevano solo voglia di uccidere.

Erano numericamente superiori, avevano una volontà maggiore, e non impiegarono molto a cacciare quell'esercito dalla città.

La notte del 10 Gennaio 1459 fu pressapoco identica alla precedente.
Lo scontro contro l'esercito dentro le mura e i difensori cittadini durò ben poco per loro.
Al momento in cui il Temperate Sed Fortier scese in battaglia, gli scontri già volgevano al termine, ed infatti quasi nessuno di loro, bagnò la propria lama nel sangue avverso.


Citazione :
10-01-2011 04:05 : Avete iniziato un combattimento contro un esercito e i difensori di Annecy.

Diverso fu l'esito e lo svolgimento della notte seguente.

Quando nell'aria risuonò il corno che dava inizio agli scontri, subito si resero conto che non era ciò si aspettavano. Era diverso. Era strano.
L'esercito ginevrino si buttò contro di loro, come i giorni precedenti, ma invece di attaccare, si lanciavano in piccoli scontri mentre guadagnavano terreno.


Citazione :
11-01-2011 04:05 : Avete iniziato un combattimento contro un esercito e i difensori di Annecy.

I piccoli scontri si susseguivano uno dopo l'altro, quando, alto nel cielo, prima sporadico, poi sempre più ripetuto suonò il corno della ritirata.
Ripiegavano. I Ginevrini stavano ripiegando, ma inaspettatamente non stavano convergendo in città, ma lontano da essa.
Abbandonavano la preda.

Davanti a lei, in rotta verso il bosco, le si parò un ginevrino.
Preparò il colpo, piantò i piedi nel terreno, afferrò l'elsa con entrambe le mani, e puntò la lama al suolo.
Quando la sua preda fu a pochi passi, fece partire il colpo, portato da sinistra verso destra, dal basso verso l'alto.
Nonostante le premesse, il colpo non fu dei migliori, e grazie anche al fulmineo scarto del ginevrino, gli inflisse solo una ferita sulla gamba.


Citazione :
11-01-2011 04:05 : Avete colpito Petitfrere. L'avete ferito seriamente.

Mentre lui, fu raggiunto da un compagno e portato a peso lontano, alle spalle di Eriti, pronta ad inseguire i due, fu ordinata l'adunata alle mura della città.
Dopo un attimo di titubanza, voltò le spalle e si diresse verso le mura.


Quattro - disse la donna a se stessa.

Annecy era di nuovo in mano sabauda.
Benchè gli eserciti non fossero ancora entrati, e le insegne che garrivano al vento erano ancora svizzere.


[hrp]* copyright: Giuseppe Ungharetti, 1918.[/hrp]

F.petrus ha scritto:


[rp]Mattina del VII Gennaio, A.D. MCDLIX. Chambery.

[color=black]Il Conte era a cavallo, diretto all'infermeria per visitare un ferito in particolare.

"Je suis le Comte de Mignano, Ferenç Petrus Vasa, Ministre des Affaires étrangères du Royaume des Deux-Siciles, soldat volontaire de l'armée 'Temperate sed Fortiter'. Laissez-moi entrer, j'ai un permis spécial."

Il consistente corpo di guardia, esaminato il permesso del Comandante, fece sollevare il cancello, per poi richiuderlo a passaggio avvenuto. Non era lecito entrare ed uscire liberamente dalla capitale, così vicina al fronte di battaglia.

Ferenç Petrus era partito subito dopo l'ultimo assalto ad Annecy, sicuro del fatto che i ginevrini se ne sarebbero stati quieti per parecchio tempo, chiusi com'erano nella vana difesa della loro conquista.

Arrivò finalmente all'infermeria, scese da cavallo, ed entrò.

"Salve, Memnone. Non disturbarti, rimarrò solo per poco, sono solo venuto a portati una buona notizia. Indovina di cosa ti voglio parlare!"[color/]

Citazione :
07-01-2011 04:05 : Avete colpito Misterbop. Questo colpo l'ha probabilmente ucciso.

"Sono ancora un giovine squalo a procacciarmi informazioni utili, sai?"[/rp]

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MessaggioTitolo: Re: [RP]Dentro l'umano, dentro il divino   Gio Feb 10, 2011 4:46 pm

Memnone ha scritto:
Erano passati pochi giorni da quando ricevette l'ultima visita di Ferenç, si sentiva più sollevato del fatto che il Conte lo aveva vendicato uccidendo colui che gli aveva segnato il corpo a vita, colui che l'aveva costretto al ricovero in quella dannata infermeria così a lungo.

Muoviti dai, abbiamo già perso troppo tempo in questo lurido letamaio.

Si sentì apostrofare da un compagno di ventura mentre si apprestava a preparare la sua sacca con le poche cose che aveva, qualche pezzo di pane era tutto ciò che si sarebbe portato dietro per non appesantirsi troppo nella marcia. L'armata che a cui faceva capo si era premurata di fargli avere una nuova spada,la guardava e la rigirava fra le mani, risplendeva nella luce del sole che filtrava dall'esterno, era ben affilata, pronta per colpire il nemico con fendenti per ferirlo e affondi di punta per finirlo.

Dai su sbrigati.

Continuava ad esortarlo l'amico, mentre il suono della felttrummet annunciava in tutta la capitale che Annecy era stata riconquistata, gli eserciti Sabaudi già schierati e pronti per marciare su Ginevra.

Non vorrai che ci perdiamo anche questa avventura?

Prima di lasciare quel nauseabondo posto si avvicinò al giaciglio di un suo amico, ne aveva ancora per molto le sue ferite stentavano a guarire, si sedette vicino a lui rassicurandolo.

Non temere, appena ti sarai ristabilito torneremo a prenderti, non ti lasceremo qua solo a marcire.

Una stretta di mano e la promessa che sarebbe ritornato portandogli la spada che aveva perso in battaglia. Uscì dall'infermeria fermandosi un attimo ancora per respirare finalmente a pieni polmoni quell'aria fresca e salubre che da tanto non respirava.

Eriti ha scritto:
Si può dire tante cose di un assedio, ma quante di quelle parole sarebbero dette al vento?
I posteri ricorderanno i nomi dei caduti? Qualcuno nel vicino o lontano futuro ricorderà i motivi scatenanti l'assedio e la guerra?
Un soldato al fronte non si pone quelle domande. Un soldato si chiede: sarò vivo domani? Riabbraccerò la mia famiglia? Vedrò la mia casa distrutta?
Domande che dall'una all'altra parte non sono che le stesse, se non in lingue differenti.
E allora smetti di pensarci, al futuro. Inizi a vivere il momento, consapevole che ogni istante potrebbe essere l'ultimo. Anche una camminata nei vicoli di Annecy potrebbe essere il momento della tua dipartita.
Lasci che i pensieri volino via, che la mente si sgombri, che il corpo si rilassi, che la tensione si sciolga, sapendo che al momento dell'adunata i pensieri, la tensione, il timore, ritorneranno più forti che mai.
E allora in battaglia non vorrai vedere il volto di un'amico fra i caduti, perchè con esso cadrebbe parte della tua razionalità, lasciando che l'istinto primordiale della sopravvivenza predomini, lasciando che esso ti guidi in battaglia, contro tutto, contro tutti.

Sulla piana davanti alle mura di Annecy, le battaglie per conquistare la città si susseguivano allo stesso ritmo.
Il tramonto che giungeva. L'ordine di schierarsi. Serrare i ranghi. Restare compatti. Attaccare!
E così, stretti in una morsa, gli eserciti sabaudi combattevano contro i miliziani di Annecy e contro l'esercito Républicaine Genevoise che cercava di rientrare in città.
Notti che sembravano sempre uguali le une alle altre. Ma in guerra, ogni battaglia è uguale alla precedente conclusa, l'unico fattore che cambia è il numero dei caduti.

E mentre allora ti schieri in battaglia non vedi l'ora che l'ordine arrivi. Non vedi l'ora di scendere in campo. Di uccidere. Di finire lo scontro. Di tornare vivo alla locanda più vicina.

Anche i Fantasmi non vedevano l'ora di scendere in campo.
Il loro vessillo garriva al poco vento presente quella notte.


Boia mondo che freddo - disse un Fantasma - vorrei sapere chi è il genio militare che ha deciso di far combattere a notte fonda.

Quella semplice frase fece scaturire un breve momento d'ilarità fra loro.
Fra il freddo stagionale e quello notturno stavano congelando dentro le loro armature. Anche il freddo era uno dei motivi che li spingeva a scendere in campo.
Ed infine, l'ordine tanto atteso.
I cavalli spronati, le spade sfoderate, gli scontri iniziati.


Citazione :
12-01-2011 04:05 : Avete iniziato un combattimento contro un esercito e i difensori di Annecy.

Quella notte, nessuno cadde sotto la lama di Eriti, e lo stesso scenario si ripeté anche nei giorni successivi.

Citazione :
13-01-2011 04:05 : Avete iniziato un combattimento contro un esercito e i difensori di Annecy.
14-01-2011 04:05 : Avete iniziato un combattimento contro un esercito e i difensori di Annecy.

Nelle giornate che seguirono quegli scontri, i comandanti dettero una tregua ai loro soldati.
Da ambo i lati non ci furono tentativi di assalto, anche l'esercito in rotta, sembra aver cambiato strategia, sparendo fra la natura selvaggia.
Come passare quei brevi momenti di quiete che un soldato in guerra ottiene?
Nell'unico modo possibile. Divertendosi. In taverna, in un bordello, giocando d'azzardo. Facendo qualsiasi cosa allontani la mente dalla situazione di morte e distruzione che circonda il luogo.

Ma i momenti di quiete sono sempre troppo brevi, agli occhi di un soldati.
Nella mattina del 17 Gennaio, infatti, gli ordini arrivarono chiari e perentori: "preparatevi, stanotte si combatte".
E così passi il giorno, facendo le stesse cose ripetute, aspettando il tramonto e l'adunata.

Quella notte tutti si aspettavano la stessa morsa dei giorni passati, ma così non fu.


Citazione :
17-01-2011 04:05 : Avete iniziato un combattimento contro i difensori di Annecy.

Solo i miliziani posti a difesa della città opposero resistenza, dell'armata non ci furono notizie, se non in giornata.
Venne infatti sparsa la notizia che il Rèpublicaine Genevoise era stato avvistato e distrutto.
Magra consolazione, visto che nella stessa notte non erano riusciti a prendere Annecy ormai sguarnita.

Non demorsero e la notte dopo ci riprovarono.


Citazione :
18-01-2011 04:05 : Avete iniziato un combattimento contro i difensori di Annecy.

L'esito fu finalmente quello sperato.
I miliziani non resistettero più, e più loro mostravano il loro cedere, più alimentavano il furore dei sabaudi.
All'alba le difese eretiche ad Annecy erano state annientate, e gli eserciti poterono entrare trionfanti fra le mura, mentre i cittadini di Annecy li acclamavano per averli finalmente sottratti dal giogo ginevrino.

I giorni seguenti furono relativamente calmi. Da Ginevra giungevano notizie dell'assedio, ma ad Annecy tutto era tranquillo. Nessuna rivolta interna fomentata dagli eretici. Nessun attacco esterno.
Nella mattinata del 20 Gennaio, alla Brigata Fantasma furono inviati nuovi ordini.
Il Siniscalco White ordinava loro di lasciare l'esercito Temperate Sed Fortier per entrare nel Sanctissima Illibata che a giorni sarebbe giunto in rinforzo.
Accettarono gli ordini. Lasciarono l'esercito nel quale da inizio crociata avevano militato, e attesero l'arrivo del Sanctissima Illibata.
Nella stessa mattinata, videro entrare in città i primi rinforzi provenienti dall'Italia.
Eriti riconobbe qualche volto fra la folla che entrava in pompa magna in città. Se ne tenne alla larga. Non aveva voglia di incontrarli.
Mentre lasciava la zona per tornare all'accampamento, sussurrò ai suoi -
Se aspettavano qualche altro giorno, arrivavano a guerra finita.

Trascorse la giornata chiusa dentro la sua tenda, a pensare a quanto finora successo e a non pensare a nulla.
Stesa sulla branda, rigirava fra le dita l'anello trafugato dal collo del capitano svizzero che cadde sotto la sua spada. Non pensava alle vittime che aveva provocato, non era certo quello il momento dei rimorsi di coscienza. Nel pomeriggio inoltrato sentì un banditore che annunciava che la città era ritornata sotto il vessillo della Savoia. Nell'accampamento e in città risuonarono urla di gioia, e da qualche parte qualcuno festeggiò.
Non capì mai il momento nel quale si addormentò, ricordò solo il momento in cui fu svegliata, il giorno successivo.
Nell'aria risuonavano rumori di marce, di zoccoli, di tamburi, di corni.
Pensando ad un'attacco improvviso si precipitò fuori, brandendo la spada, ma subito fu rassicurata.


E' l'Illibata - disse uno dei suoi che, seduto su una botte rovesciata, stava mangiando una mela - Riposata?

Eriti fece un cenno d'assenso con la testa, e rinfoderò la lama, assicurandola al cinturone.

Mi toccherà andare a parlare con il loro Generale, se dobbiamo essere arruolati tra le loro fila.

Eriti, lasciando da solo il suo compagno d'armi, andò alla ricerca del Generale della nuova armata che era giunta.
Seguì la carovana, e mentre i soldati preparavano il campo, cercò colui o colei che comandava l'esercito.
Lo trovò poco distante dal limite del campo, mentre, con un compagno, esaminavano una mappa, studiando il territorio e le prossime mosse da fare.
Dopo i convenevoli e le presentazioni spicciole tipiche di quei frangenti, si unì alla conversazione, stabilendo il dove, il come e il quando la Brigata Fantasma sarebbe stata arruolata.
Si separarono dopo qualche ora, ed Eriti tornò dai suoi.


Signori, faremo così - disse a loro una volta che furono tutti riuniti.
Un primo gruppo entrerà in questa lancia, mentre i restanti in quest'altra. Ho mandato un dispaccio anche ai nostri feriti ristabiliti, che giungeranno qui proprio domani. Tempismo perfetto, direi.
Domani sera, dopodomani al massimo, saremo arruolati, pronti per andare a Ginevra a spaccare qualche altro cranio.
Domande?

F.petrus ha scritto:
"Io ne ho una."

Ferenç fece due passi avanti, menandosi l'attila per ripulirla.

"A che quota siete arrivata, mia cara Contessa?"

Il più largo sorrise gli si dipinse in volto.

Eriti ha scritto:
Caro Conte, per vostra fortuna, sono arrivata a quota 4.

La donna alzo i palmi delle mani verso l'alto scrollando le spalle e scuotendo la testa, come a rammaricarsi alla sconfitta apparente.

Ma avrò modo di rifarmi, Conte, la sfida non è ancora finita, come neppure la Crociata. Vedrete.

Altro da chiedere o aggiungere?
Se non ci sono domande, andate pure a fare ciò che più v'aggrada, ma non sbronzatevi, vi voglio lucidi quando attaccheremo Ginevra.


Guardò in faccia ognuno di loro, in attesa.

Memnone ha scritto:
Le mura di Annecy si distinguevano nitidamente quando i primi raggi del sole iniziarono a rischiarare il cielo. Il grande portone ligneo, principale accesso alla città, era insolitamente aperto per l'ora così mattutina. Continuarono imperterriti la strada che attraversava la piana trasformata in un enorme accampamento disseminato di tende, i vessilli delle varie guarnigioni sventolavano variopinti tanto da far credere si fosse tenuto un torneo piuttosto che una battaglia per la liberazione della città. Mai in vita sua aveva visto tante armate riunite in un solo posto ed ancora altre stavano giungendo e preparando i loro accampamenti.

Se non fosse stato per la pungente aria gelida sembrava che la primavera fosse giunta in anticipo in città, una volta varcato il portone l'aria che si respirava era tuttaltro che invernale. I segni di una gran festa erano ancora visibili percorrendo le strette strade ciottolose che portavano alla piazza principale, drappi colorati penzolavano da ogni finestra e festoni di rami d'abete intrecciati ornavano ogni angolo. Sulla torre del Municipio, cullato dal vento, ondeggiava nuovamente il vessillo Sabaudo e le taverne erano ancora gremite di gente intenta a festeggiare con canti di gioia e fiumi di birra.

Erano tentati di entrare in una taverna e festeggiare, la gola secca reclamava un bel boccale di birra fresco, prima però avrebbero dovuto ricongiungersi ai loro compagni che li aspettavano da giorni. Tornarono sui loro passi alla ricerca dell'accampamento della Brigata Fantasma fino quando ne intravisero il nero stendardo. La Contessa era intenta a dare delucidazioni su come avremmo dovuto agire nei giorni a venire, la divisione in due lance e l'annessione all'armata "Sanctissima Illibata". Memnone si tenne in disparte ascoltando attentamente mentre il Conte Petrus si fece avanti pungolando la Contessa sull'esito della loro competizione.

Vedo con piacere che la vostra sfida non è ancora giunta al termine.

Disse allora ridendo Memnone facendosi largo tra gli altri , felice di essersi riunito ai compagni della Brigata e di poter nuovamente combattere al loro fianco sino la fine di quella Crociata.

Eriti ha scritto:
Le giornate trascorsero traquille in quel di Annecy.
Sapevano che sarebbero durate poco, non si chiedevano quando sarebbero partiti, se la godevano in quella cittadina che stava riprendendo a vivere e a concerdersi la serenità.

Fu alla sera del 25 Gennaio che l'ordine fu dato.
La chiamata dell'adunata dell'esercito Sanctissima Illibata, il mettersi in marcia. La meta: Ginevra.

Partirono alla sera. La marcia fu regolare e senza troppi intoppi.
Sul loro cammino solo gruppi di viaggiatori, che ignorando lo stato di guerra, cercavano di entrare in città. Con ogni probabilità per portare aiuti agli eretici.

Un gruppo formato da due persone si parò al fianco sinistro della lancia della Brigata Fantasma.


Citazione :
26-01-2011 04:06 : Siete stati attaccati da un gruppo composto da Medicus006 e diSasa13.

Sfoderata la spada, Eriti portò un colpo dall'alto verso il basso, della spalla destra dell'uomo a lei più vicina. La spada entrò nella carne, recidendo ogni cosa che incontrava, stoffa, pelle, ossa.
L'uomo stramazzò a terra, portandosi le mani sulla ferita.


Citazione :
26-01-2011 04:06 : Avete colpito Medicus006. Questo colpo l'ha probabilmente ucciso.

Vide l'altro cadere sotto i colpi dei suoi compagni.

Dopo sole poche centinaia di metri, altri due si frapposero fra loro e la città.
Con quanto avevano si portarono all'attacco quasi in contemporanea.


Citazione :
26-01-2011 04:06 : Siete stati attaccati da Jaja.la.rousse.
26-01-2011 04:06 : Siete stati attaccati da 1legolas.

Mentre il Fantasma al suo fianco si occupò del primo attaccante, che dai lineamenti pareva una donna, Eriti si occupò del secondo.
Dopo aver parato i colpi che le portava contro, si sporse dalla sella, e portò un colpo da dietro alle gambe, che fece ruzzolare l'uomo in terra, impossibilitato a rialzarsi.


Citazione :
26-01-2011 04:06 : Avete colpito 1legolas. Questo colpo l'ha probabilmente ucciso.

Nemmeno il tempo di procedere la marcia, che un altro attacco fu perpetrato nei suoi riguardi.

Citazione :
26-01-2011 04:06 : Siete stati attaccati da Bartholomet.

L'uomo non potè fare ulteriori mosse, che subito una spada lo trafisse da dietro, lasciandolo al suo destino.

Videro all'alba le mura di Ginevra.
Senza perdersi in pensieri vari, tutti i soldati montarono il campo sulla piana davanti Ginevra, mentre dalle mura risate e sberleffi provenivano dai ginevrini e riformisti che la tenevano in pugno.

Fra colpi di vanghe e di martello, il campo fu tirato su, e i soldati poterono prendersi una pausa, agognata, per ritemprare le membra in vista dello scontro notturno.

La notte arrivò, per alcuni troppo presto, per altri troppo tardi. E con essa giunse lo scontro alle porte della città. L'inizio della fine di tutto.


Citazione :
27-01-2011 04:05 : Avete iniziato un combattimento contro i difensori di Genève, l'armata "Les Loups du Guevaudan" comandata da .stingmat., e l'armata "Les Aigles Genevois" comandata da Garnerhin.
27-01-2011 04:05 : Avete iniziato un combattimento contro l'armata "La Grotteuse" comandata da Servane, l'armata "Les Loups du Guevaudan" comandata da .stingmat., l'armata "Les Aigles Genevois" comandata da Garnerhin, e i difensori di Genève.

La carica fu portata con una foga tale da lasciare intendere che tutti i partecipanti erano stanchi di quella guerra. Volevano che finisse, in un modo o nell'altro.
Molte furono le parole di dolore, di odio, di rabbia, di amarezza, che in quella notte di scontri furono urlate da una parte all'altra della piana. Alcuni caddero con l'urlo strozzato in gola.
Lo scontro finì quando i corni della ritirata suonarono. Chi era dentro le mura di Ginevra sperava fossero i corni degli alleati sabaudi. Chi era sul campo a combattere, sperava fossero dell'avversario. Solo quando i primi uomini iniziarono a defluire dal campo, per prendere la direzione della strada maestra, fu chiaro a tutti, più o meno tardi, chi si stava ritirando.
Presi da quell'attimo di distrazione, i ginevrini sbarrarono nuovamente le porte della città dopo che un esercito fu entrato. Quell'attimo di distrazione costò la presa di Ginevra.

Dopo pochi interminabili minuti, sulla piana di fronte a Ginevra, esausti, si trovavano i soldati alleati. Incapaci di capire se esultare o semplicemente ritirarsi nell'accampamento.
Due dei tre eserciti chiusi nelle mura ginevrine erano spariti nelle campagne adiacenti la città. Il terzo ancora teneva in pugno la città. Non male come risultato di quella notte di scontri.

Dall'alto delle mura, ancora qualcuno lanciava sberleffi vari, ma erano meno di prima, alcuni negli occhi avevano ora la paura. Paura di morire. Paura della distruzione. Paura e basta.

A mattina inoltrata, dopo che tutti si furono riposati un può, ci fu una riunione di guerra in una delle tende principali, durante la quale furono stabiliti gli ordini.
Il Sanctissima Illibata e il Memento Mori, avrebbero attaccato nuovamente la città, che racchiudeva in se solo un esercito e avrebbero cercato di espugnarla.
L'Imperium Vult e il Legio Burgundia sarebbero andati all'inseguimento dei due eserciti in fuga.
Un doppio attacco su due differenti fronti, avrebbe impedito alle forze ginevrine di riorganizzarsi per poi tornare a riattaccare nuovamente, magari prendendo alle spalle.

Mentre i soldati passavano la giornata in attesa, da dentro la città riuscirono a sentire un banditore che, su richiesta del sindaco ginevrino Tatoumi, chiedeva alla popolazione di affamare gli assediatori. Tutti in città avrebbero dovuto togliere la propria merce alimentare dal mercato e se proprio volevano venderla, dovevano tenerla a prezzi altissimi, così da portare la fame fra i nemici e fiaccarne membra e spirito.

Alcuni a quelle parole si preoccuparono, altri andarono a nascondere le loro provviste.
Se non prendevano la città in fretta, il rischio di disordini interni agli eserciti era alto.

Alla notte, alla luce delle fiaccole che illuminavano piana e mura, l'ordine di attacco fu dato.


Citazione :
28-01-2011 04:05 : Avete iniziato un combattimento contro un esercito, i difensori di Genève, e un esercito. *

L'esercito fu fatto uscire dalla porta, che prontamente fu chiusa alle spalle dei soldati, e sulla piana iniziò la battaglia.
I soldati ginevrini sembravano demoralizzati, come se si fossero resi conto che erano carne al macello. Lo scontro durò ben poco, fino a quando l'ultimo corno di ritirata ginevrina non fu sentito nella piana. Chi potè, inseguì i soldati ginevrini in rotta cercando di ucciderne qualcuno, altri invece iniziarono a soccorrere i compagni caduti.

Mentre tutti stavano tornando verso l'accampamento, ultimi tentativi di scontri furono portati da singoli ginevrini.
Eriti si vide venire in contro un uomo singolo.


Citazione :
28-01-2011 04:06 : Avete iniziato un combattimento contro Garwin.

Parò il suo attacco con lo scudo, ed altri si occuparono di lui.

Al termine anche degli ultimi scontri solitari, i soldati sabaudi portarono i loro feriti e caduti nelle infermerie degli accampamenti, mentre gli altri andarono a riposarsi.

Dalla città non salivano più grida di sfida. La fine era vicina, tutti la percepivano.


[hrp]*Benchè risultino 2 eserciti dagli avvenimenti, alcuni avvistamenti confermano che 2 eserciti erano sul nodo, mentre solo 1 era rimasto in città.[/hrp]

Eriti ha scritto:
Quella notte sarebbe stata la fine di tutto. Ormai era palese.
Gli eserciti portarono i loro attacchi alla città, e all'esercito ancora in piedi dentro le sue mura.

Il primo impatto si ebbe con gruppi singoli e i miliziani a difesa.


Citazione :
29-01-2011 04:05 : Avete iniziato un combattimento contro Milosz e i difensori di Genève.

Come poteva il generale mandare avanti dapprima i miliziani e i difensori, i quali avevano meno protezioni corporali? Neanche davanti alla fine riuscivano a mostrare un briciolo d'orgoglio?
Orgoglio ... sentimento sconosciuto agli eretici, e lo sapeva, lo aveva già sperimentato, eppure ancora confidava che i soldati che tali si definiscono avessero in sè l'orgoglio di un soldato. Quell'orgoglio che ti spinge a cercare la morte in battaglia, lo stesso che di fronte alla morte per mano nemica, ti infiamma e chiede che la lama ti colpisca davanti e non alle spalle, come un codardo in fuga. Ma l'orgoglio, quello vero, quello puro, è un sentimento raro, che sempre più in questi tempi si dimentica.

Non era quello il momento dei pensieri, però. La mente di Eriti si sgombrò da ogni pensiero, come consuetudine in quei frangenti, e si preparò al combattimento. Per quella notte aveva lasciato il cavallo all'accampamento.

Vide due uomini venirle in contro.
Parò il primo attacco con lo scudo, e appena potè colse l'attimo, e conficcò la spada nella spalla destra dell'uomo, trapassandola. Spinse lontano la vittima, posando il piede sul suo torace e allontanandolo, liberando la lama.


Citazione :
29-01-2011 04:05 : Avete colpito Milosz. L'avete ferito gravemente.

Appena in tempo per schivare l'attacco dell'altro uomo, e trafiggerlo all'addome.

Citazione :
29-01-2011 04:05 : Avete colpito Lechuck. Questo colpo l'ha probabilmente ucciso.

Nel mentre l'altro uomo ferito alla spalla, la stava attaccando. Con la lama ancora bloccata nel cadavere della vittima, lasciò cadere lo scudo, e prese il pugnale fissato alla cinghia, e con repentino scatto tagliò la gola dell'uomo che aveva ancora le braccia alzate con le mani strette sull'elsa della spada.

Citazione :
29-01-2011 04:05 : Avete colpito Milosz. Questo colpo l'ha probabilmente ucciso.

Vide in lontananza l'esercito arrivare. Riprese lo scudo e lo legò dietro la schiena, impugnando ancora spada e pugnale.
Corse verso l'armata per iniziare un nuovo scontro.


Citazione :
29-01-2011 04:05 : Avete iniziato un combattimento contro un esercito.

Proprio mentre stava raggiungendo gli altri, vide un soldato dell'esercito colpire a morte uno di loro.
Prendendolo alle spalle, gli conficcò il pugnale nella parte scoperta del collo, lasciandolo morente a terra, mentre andò a controllare le ferite del compagno.


Citazione :
29-01-2011 04:05 : Avete colpito Lukrezia_der_starke. Questo colpo l'ha probabilmente ucciso.

Le ferite erano serie, ma se la sarebbe cavata, con una prolungata convalescenza.
Lasciò il compagno alle cure dei cerusici che erano sopraggiunti e tornò alla battaglia.

Iniziò un duello con il soldato avversario a lei più vicino.
Durante lo scontro, fra parate e attacchi, riuscì a conficcare il pugnale dietro al ginocchio sinistro dell'avversario che perse l'equilibrio. Approfittando del momento, conficcò la spada nel corpo dell'uomo, facendola passare dalla fessura dell'armatura alla base dell'addome, e facendo passare la lama in diagonale nel torace.


Citazione :
29-01-2011 04:05 : Avete colpito Leconquerant. Questo colpo l'ha probabilmente ucciso.

Riprese fiato per pochi istanti, i necessari per riprendere le armi lasciate nel nemico, per poi dirigersi verso l'obiettivo successivo.
Dall'abbigliamento non sembrava un soldato dell'armata, ma un miliziano.


Citazione :
29-01-2011 04:06 : Avete iniziato un combattimento contro Broadside..

Il combattimento durò ben poco, l'uomo sembrava disorientato. Dopo aver parato un colpo, gli perforò il fianco sinistro con il pugnale.

Citazione :
29-01-2011 04:06 : Avete colpito Broadside.. Questo colpo l'ha probabilmente ucciso.

La notte sembrava non avere termine, così come gli scontri.
Eriti fu subito risucchiata in un altro combattimento.


Citazione :
29-01-2011 04:06 : Avete iniziato un combattimento contro Ragnel.

Appena il nemico mostrò il fianco, Eriti conficcò il pugnale alla bocca dello stomaco in diagonale, puntando al cuore.
Estraendo la lama, un fiotto di sangue sgorgò dal taglio, e il corpo cadde a terra con una chiazza rossa che si andava ingrossando attorno a lui.


Citazione :
29-01-2011 04:06 : Avete colpito Ragnel. Questo colpo l'ha probabilmente ucciso.

Dai Generali, venne dato l'ordine di sfondare.
Le porte cittadine avevano ceduto sotto i colpi ritmici degli arieti che ne avevano intaccato il legno, e piegato il metallo.
Gli eserciti alleati poterono quindi entrare in città, e porre fine a quello scontro.

La notte volgeva al termine, ed Eriti guardandosi addosso si vide intrinsa del sangue delle sue vittime. Gocce scarlatte cadevano dalle lame che quella notte avevano tolto la vita a 6 eretici.
Tornò nella sua tenda all'accampamento. Si tolse l'elmo e l'armatura sporchi, lasciandoli sul tavolo. Immerse le mani nell'acqua gelida del catino che in pochi istanti si tinse di rosso, e con la stessa si lavò il volto madido di sudore, fango e sangue.
Prese un pezzo di stoffa lì vicino e si asciugò, per poi intingerla nell'acqua quasi del tutto satura. Con quella pezzuola bagnata lavò le lame del pugnale e della spada, in modo tale che il sangue, rapprendendosi, non le sciupasse. Alfine, lasciò la pezza nell'acqua sporca e le armi sul tavolo accanto all'armatura.

Si stese sulla branda, e si lasciò andare ad un sonno nero.

Si svegliò nel tardo pomeriggio. Un dispaccio diceva che avevano preso il municipio di Ginevra, retto ora dal Generale Valzan, e che lo stesso aveva prontamente affrancato la città, togliendola dai domini elvetici.

Eriti rimase nella tenda tutto il giorno, a curare l'armatura, le armi e lo scudo.

Alla sera, ci fu la chiamata per l'adunata. Gli eserciti si schierarono sulle mura e davanti le porte cittadine. In attesa.

Quella notte fu segnata da un solo scontro:


Citazione :
30-01-2011 04:05 : Siete stati attaccati da Nanelle.

Lo scontro, fu anche breve. Come la videro arrivare, le andarono incontro, e quando la donna non mostrò l'autorizzazione a passare, si vide colpita da diverse lame, che le trafissero il corpo e la lasciarono esamine a terra.

Citazione :
30-01-2011 04:05 : Avete colpito Nanelle. Questo colpo l'ha probabilmente ucciso.

Era il giorno del 30 Gennaio 1459 quando fu pronunciata la fine della crociata, e furono autorizzati gli eserciti e i volontari a smobilitizzare, lasciado Ginevra nelle mani dei Generali Sabaudi, che tramite un tavolo di trattative con la Confederazione Elvetica, ne avrebbero deciso le sorti.


            Enrico V parlando ai suoi uomini pronunciò queste parole:
            "Da oggi, fino alla fine del mondo, noi che siamo qui verremo ricordati.
            Noi pochi fortunati, noi banda di fratelli.
            Perché colui che oggi è con me e versa il suo sangue sul campo, colui è mio fratello".

Memnone ha scritto:
Tutti gli uomini delle armate riuniti sotto il verbo dell'Altissimo marciavano con impeto verso Ginevra. Il morale alto per la recente riconquista di Annecy rendeva tutt'altro che faticosa la breve strada che li divideva dalla città Svizzera. Così presi da tanto ardore, complice la luna che quella notte pareva non volersi mostrare rendendo ancora più buio il paesaggio, i compagni della Brigata Fantasma si scontrarono con due viaggiatori, forse ignari della situazione che si stava preparando o forse complici degli eretici inviati a controllare gli spostamenti nemici.

Citazione :
26-01-2011 04:06 : Siete stati attaccati da un gruppo composto da Medicus006 e diSasa13.

Mentre la Contessa finiva con la sua spada il primo dei due, Memnone, portatosi al suo fianco, non esitava ad impugnare nuovamente la sua ferendo mortalmente il secondo.

Citazione :
26-01-2011 04:06 : Avete colpito Sasa13. Questo colpo l'ha probabilmente ucciso.

Era appena l'inizio di una lotta corpo a corpo che si sarebbe protratta per tutta la notte. Altri tre biechi viaggiatori gli si pararono davanti quasi in conteporanea.

Citazione :
26-01-2011 04:06 : Siete stati attaccati da Jaja.la.rousse.
26-01-2011 04:06 : Siete stati attaccati da 1legolas.
26-01-2011 04:06 : Siete stati attaccati da Bartholomet.

Nell'enfasi della concitata lotta non era dato capire chi combattesse contro chi, le spade si scontravano l'una con l'altra provocando assordanti rumori fino al silenzio irreale che la morte aveva portato per mano dei componenti della Brigata. Per terra tre corpi, martoriati dagli innumerevoli colpi, supini su di un letto di fanghiglia mista a sangue.


Citazione :
26-01-2011 04:06 : Avete colpito Bartholomet. Questo colpo l'ha probabilmente ucciso.
26-01-2011 04:06 : Avete colpito 1legolas. Questo colpo l'ha probabilmente ucciso.
26-01-2011 04:06 : Avete colpito Jaja.la.rousse. Questo colpo l'ha probabilmente ucciso

Il gallo lanciò il suo canto per chiamare il nuovo giorno. Ormai non era più tempo di combattere ma neanche di dormire. Era tempo di approntare le armi e gli accampamenti, di prepararsi all'assedio. Così fu per l'intera giornata fin quando il buio fitto avrebbe dato il via al primo attacco contro le mura di Ginevra. I fuochi sparsi sulla piana antistante la città tradivano la presenza delle armate Sabaude accampate a cingere d'assedio. Sull'alto del cammino di ronda protetto da un'imponente merlatura s'intravedevano figure intente nel preparasi a resistere all'attacco. La città sembrava ancora immersa nel sonno ma ben si capiva che in molte case gli uomini si stavano levando per combattere così come le armate Sabaude si preparavano all'ennesima battaglia.

Citazione :
27-01-2011 04:05 : Avete iniziato un combattimento contro i difensori di Genève, un esercito, e un esercito.

I combattimenti proseguìrono senza tregua per ben quattro notti di seguito. Gruppi d'isolati difensori erano stati mandati allo sbaraglio, ignare vittime sacrificali, dalle più potenti armate eretiche che, dall'interno della città fortificata, speravano così di sfiancare gli avversari prima d'infliggere il loro attacco.

Citazione :
28-01-2011 04:05 : Avete iniziato un combattimento contro un esercito, i difensori di Genève, e un esercito.
29-01-2011 04:05 : Avete iniziato un combattimento contro Milosz e i difensori di Genève.
29-01-2011 04:06 : Avete iniziato un combattimento contro Ragnel.
29-01-2011 04:06 : Avete iniziato un combattimento contro Broadside.
29-01-2011 04:05 : Avete iniziato un combattimento contro un esercito.

Notte dopo notte le truppe nemiche si fronteggiavano con ogni mezzo a disposizione. Di tanto in tanto arrivavano notizie dall’interno della cinta muraria, portate da giovani che facevano la spola da sotto i bastioni all'accampamento. Notizie vaghe e spesso inesatte, notizie che a volte riempivano i cuori dei componenti della Brigata di speranza, come quella che voleva due eserciti ginevrini in fuga per la campagna circostante mentre un terzo resistere indenne dentro la città, altre volte gettavano gli animi nel più profondo sconforto nella consapevolezza della perdita di qualche compagno.

Di giorno, nei momenti di tregua, mentre i generali si riunivano sotto le tende per definire la tattica bellica più consona all'occasione, carri trainati da buoi transitavano su e giù per la piana portando i feriti, in molti che riconoscevano un proprio amico correvano a sincerarsi delle condizioni, prestavano le prime cure o semplicemente offrivano un sorso d’acqua e un tozzo di pane raffermo. I morti venivano tumulati sul campo dove avevano perso la vita combattendo. Le risorse scarseggiavano, i campi e gli orti distrutti, la poca merce disponibile requisita dagli Svizzeri nell'intento di affamare gli assedianti.

Scure nubi si addensavano sulla città e il rumore dei tuoni in lontananza si confondeva con il fragore delle armi ed i cupi rimbombi degli arieti che percuotevano con sorda frequenza le porte cittadine. Presto il sole sarebbe sorto e sarebbe terminata anche la battaglia finale, la battaglia che avrebbe risolto quell’orribile guerra, a favore dell’uno o dell’altro era ancora impossibile saperlo.

L'ultima vittima della resistenza Svizzera era stata fatta.

Citazione :
30-01-2011 04:05 : Siete stati attaccati da Nanelle.
30-01-2011 04:05 : Avete colpito Nanelle. Questo colpo l'ha probabilmente ucciso.

Le porte spalancate della città permetterono alle armate Sabaude di fare il loro ingresso. Primi di tutti gli alfieri con i loro vessilli colorati, sbandierati ai quattro venti, issati ad onore dell'Altissimo. Dietro di loro i cavalieri e mano a mano molti altri combattenti, sporchi di polvere e sangue, stanchi per la dura lotta ma con animo sereno, Ginevra era caduta sotto le loro armi, la battaglia decisiva era vinta, la Crociata era terminata.

La pioggia iniziava a cadere sulla città, lavava la polvere dai corpi provati dei militi e il sangue dal campo di battaglia, mentre Memnone si dirigeva verso la chiesa, il rumore dei suoi passi echeggiava nell'ampia navata centrale mentre incedeva verso l'altare maggiore, si fermò un'istante fissando le sue mani ancora sporche del sangue nemico per poi inginocchiarsi davanti la pala d'altare con l'effige dell'Altissimo, a Lui rimetteva la sua anima per tutte quelle vite a cui la sua spada aveva messo fine.



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_________________
Eriti Velia Malipiero Giustianiani Longo,
Contessa di Soliera
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